L’assurda storia della scarsità dei medici di base in periferia

Scienza e Salute

Milano 11 Aprile – Mettete lo stato in carico del Sahara, ed in cinque anni avrete scarsità di sabbia, diceva Milton Friedman. E la storia che vi sto per raccontare conferma l’amara ironia. Mancano medici di base a Milano. In periferia, maggiormente. In alcuni posti, tipo Quinto Romano, siamo proprio a zero. Come mai? Esistono diversi motivi noti, ed alcuni un po’ meno. Di sicuro il medico di base non è più un ruolo particolarmente appetibile. È il medico legalmente più esposto, perché è il primo a dover fronteggiare qualsiasi, e dico qualsiasi, problema. Questo prevede, di solito, di mettere tranquillo il paziente e mandarlo via con due pastiglie. Ma di fronte ai casi gravi, quelli gravi non da Pronto Soccorso, ma magari ignorati, cronicizzati eccetera il medico di famiglia è solo. La cosa si risolveva con montagne di analisi ed esami. Anche di dubbia utilità, detti anche di medicina difensiva. Cosa che è stata stoppata, con diversi gradi di efficacia, immediatamente onde evitare il default dello Stato. Il che ha spostato il problema di nuovo sulle spalle dei professionisti. Rendendo poco appetibile la professione. Aggiungeteci che la selezione in ingresso non discrimina tra i rami della professione, per cui le specialità meno apprezzate saranno sempre penalizzate, ed avrete un naturale vuoto. Questo, in generale. Ma le periferie hanno altri set di problemi. Posto che l’Asl paga la stessa cifra (andando a memoria, un euro a paziente), ovviamente le zone più ricercate saranno quelle con più giovani (che dal medico vanno meno), con più Italiani (meno problemi di comprensione) e con più sicurezza (il medico ha pur sempre un’attività su strada e gira molto, per le visite a domicilio). Tutto quello che la periferia Milanese non è.

A questo si aggiunge il fatto che lo Studio prima si apre, poi si convenziona. Per cui dopo otto anni di studi, si deve investire ancora, sperando tutto vada bene. Questo rende ferrea la legge della domanda e dell’offerta: se i medici di base sono pochi, l’Asl deve pagare per distribuirli, rendendo economicamente interessante la professione. Solo che i soldi sono pochi, soprattutto finché dobbiamo pagare i sistemi inefficienti di altre Regioni. Per questo bene fa l’Ats, a cercare spazi da affittare a prezzi calmierati. Anche se dubito che basterà, visto che non tocca i grossi problemi di cui sopra. Però di sicuro è un buon inizio. Per il resto, a Medicina hanno tentato di iscriversi ogni anno migliaia di giovani, ed oggi il problema è la scarsità di medici. Tanto per dire.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.