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Giocare a mosca cieca in Tangenziale

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Dovevano bloccare Milano, hanno finito per giocare a mosca cieca in Tangenziale. I 25mila partecipanti alla manifestazione di ieri, secondo la stima della Questura, hanno potuto sfilare, gridare contro il Governo e annunciare l’ennesima rivoluzione. Il centro cittadino, questa volta, è rimasto fuori dal percorso. E già questa è stata una buona notizia.

Il merito va riconosciuto a chi ha gestito l’ordine pubblico. Prefettura, Questura e Forze dell’Ordine hanno affrontato un appuntamento delicato con una capacità di prevenzione e una gestione che, a mio giudizio, sono state ottime. La Tangenziale Est è stata chiusa prima dell’arrivo del corteo e riaperta dopo circa tre ore. I disagi per chi doveva percorrerla sono stati reali, ma la promessa di «bloccare tutto» si è risolta in una lunga passeggiata fra svincoli e guardrail, senza gli scontri e le devastazioni che Milano aveva subito nei giorni precedenti.

Gli aspiranti rivoluzionari hanno avuto il loro palcoscenico, le fotografie da pubblicare e gli slogan da scandire. La sensazione, guardando il risultato, è che il 90 per cento della città abbia potuto continuare la propria giornata senza alcun reale impatto della manifestazione. Per rovesciare il sistema, evidentemente, questa volta bisognava seguire le indicazioni per Lambrate.

Dentro Milano, a rimetterci è stato soprattutto il Municipio 3, trasformato ancora una volta in un labirinto per i residenti. Un chilometro in automobile poteva richiedere anche un’ora, fra strade chiuse, deviazioni e tentativi di trovare un passaggio. Chi doveva tornare a casa o raggiungere un appuntamento si è trovato a fare i conti con una viabilità impraticabile. La buona gestione complessiva della giornata merita di essere riconosciuta; altrettanto merita attenzione il disagio di quartieri che finiscono troppo spesso per assorbire il costo delle manifestazioni.

Perché anche questa abitudine andrebbe corretta. Evitare che venga paralizzata tutta Milano è un risultato importante, ma i residenti del Municipio 3 hanno lo stesso diritto degli altri a muoversi. Non possono diventare la soluzione automatica di ogni problema di percorso, il territorio sul quale scaricare le conseguenze di qualsiasi mobilitazione. La sicurezza comprende anche la possibilità di raggiungere casa senza dover indovinare quale strada sia ancora aperta.

Quanto ai maranza, quelli delle vetrine sfondate e dei saccheggi, stavolta non si sono visti. Lo striscione «Gen Maranza» c’era; le razzie, fortunatamente, no. Evidentemente le vetrine di corso Buenos Aires, lato Loreto, non avevano nulla di abbastanza interessante da saccheggiare. Oppure la prospettiva di una giornata sorvegliata con attenzione ha reso meno allettante la partecipazione. Il risultato, comunque, è stato un corteo senza assalti ai negozi.

Milano, per un giorno, è sembrata la città più pacifica d’Italia. Dopo le immagini delle devastazioni, abbiamo visto una manifestazione numerosa concludersi senza trasformarsi in guerriglia. Chi voleva protestare ha potuto farlo e i commercianti hanno conservato le proprie vetrine. È un risultato che dovrebbe rassicurare anche chi continua a descrivere ogni rafforzamento della presenza dello Stato come una provocazione.

L’attenzione del Governo verso Milano è stata concreta. I rinforzi e il presidio del territorio hanno accompagnato un lavoro di preparazione che ha coinvolto le autorità responsabili della sicurezza proprio in vista del corteo del 30 ottobre. Sarebbe corretto riconoscerlo con la stessa prontezza con cui si denunciano le mancanze quando qualcosa va storto.

Basteranno questa giornata e l’impegno del Governo a convincere i cittadini che una Milano più sicura è possibile? La fiducia richiederà continuità, soprattutto nei quartieri dove i problemi si presentano ogni sera e ricevono meno attenzione di un grande corteo. Ieri, però, una dimostrazione c’è stata: con preparazione, uomini e volontà si possono ottenere risultati. Adesso quell’impegno deve diventare quotidiano. Anche nel Municipio 3, possibilmente lasciando ai residenti una strada per tornare a casa.

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