A due anni di distanza dall’inchiesta giudiziaria che ha travolto l’urbanistica milanese, il comitato Famiglie Sospese continua la sua battaglia per ottenere risposte certe. Decine di nuclei familiari, intrappolati in una situazione di profonda incertezza tra case sotto sequestro, cantieri fermi e progetti bloccati sulla carta, hanno ribadito le loro richieste in una recente audizione in commissione consiliare, incontrando la vicesindaca Anna Scavuzzo.
Le storie portate all’attenzione dell’amministrazione restituiscono un quadro complesso e variegato. I sessantacinque nuclei familiari di Scalo House, in via Valtellina, fanno i conti con un cantiere sotto sequestro dalla fine del 2024 e attendono sviluppi sul piano attuativo, pena il ricorso alla magistratura per il dissequestro. Situazione analoga per le Residenze Lac al Parco delle Cave, dove la pratica edilizia risulta ferma negli uffici comunali da mesi, mentre gli ottanta soci della cooperativa Sant’Ilario in via Crespi attendono da ben due anni il permesso di costruire convenzionato. Tra le vicende esposte figurano anche quella di un giovane costretto a vivere in una stanza condivisa in attesa dello sblocco in via Petitti e quella di una madre tornata temporaneamente dai genitori a causa dello stop ai lavori in via Baldinucci.
Dal canto suo, l’amministrazione comunale ha replicato evidenziando le enormi difficoltà operative vissute dagli uffici competenti. La vicesindaca Anna Scavuzzo ha spiegato che il carico di lavoro è triplicato a fronte di una riduzione della pianta organica di circa cinquanta unità, pur sottolineando l’avvenuta nomina di nuovi dirigenti e l’immissione di personale per rafforzare il settore dei piani attuativi. Nel frattempo, il dibattito politico resta acceso: le opposizioni chiedono maggiori risorse, la pubblicazione online delle pratiche e una maggiore rapidità procedurale, confermando come la mobilitazione del comitato resti centrale per mantenere alta l’attenzione su una delle questioni più delicate del capoluogo lombardo.
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