Sciopero dei trasporti oggi, 30 ottobre, Usb sfida Salvini: “L’ordinanza è illegittima, la protesta non si ferma”

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Nonostante il decreto di precettazione firmato dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini, l’Unione sindacale di base (Usb) tira diritto e riconferma lo sciopero generale del settore per la giornata di venerdì 30 ottobre. Il sindacato liquida il provvedimento governativo come un atto del tutto “illegittimo” e annuncia la volontà di disattenderlo, dichiarandosi pronto ad assumersi le relative sanzioni organizzative e mettendo al contempo in guardia i lavoratori e le lavoratrici sui rischi e sulle penali personali previste dalla normativa.

In parallelo, la sigla di base punta il dito contro le comunicazioni diffuse dalle aziende di trasporto, sia pubbliche che private, accusate di veicolare informazioni imprecise ed errate ai cittadini: “Chiediamo un’immediata rettifica di questi avvisi, che rischiano solo di creare ulteriore confusione e disagi a pendolari e utenti”, si legge nel comunicato ufficiale diffuso dal sindacato.

Il richiamo alla Carta europea e la tutela delle assenze

Per quanto riguarda il personale, Usb specifica che tutte le assenze registrate il 30 ottobre dovranno essere considerate a tutti gli effetti come adesione formale allo sciopero. Qualsiasi tentativo datoriale di registrarle come assenze ingiustificate verrà catalogato come una palese violazione del diritto di sciopero e impugnato in tutte le sedi giudiziarie competenti.

A sostegno della decisione di violare la precettazione ministeriale, il sindacato evoca il recente pronunciamento del Comitato europeo dei diritti sociali. L’organismo sovranazionale ha infatti ravvisato evidenti profili di incompatibilità tra la normativa italiana (in particolare la legge 146/90) e la Carta sociale europea, criticando l’eccessiva ampiezza dei servizi ritenuti essenziali e la rigidità dei limiti posti al diritto di protesta. Su queste basi, Usb pretende l’applicazione immediata delle direttive europee e il definitivo superamento della legislazione nazionale in materia.

Le ragioni della mobilitazione: stipendi, sicurezza e spese militari

La protesta affonda le sue radici in rivendicazioni di natura economica e sociale: stipendi erode dall’inflazione, ritmi di lavoro estenuanti e il costante declino della qualità dei servizi pubblici. Usb nota come nello stesso testo dell’ordinanza di precettazione il ministero riconosca l’ampia rappresentatività della sigla e la forte adesione prevista, prova provata — secondo i rappresentanti dei lavoratori — che l’intervento dell’esecutivo punta esclusivamente a depotenziare l’impatto e la forza politica dello sciopero. Il sindacato sottolinea infine l’incongruenza tra il pugno di ferro usato per vietare le mobilitazioni e il disinteresse mostrato verso i disservizi quotidiani che affrontano i pendolari, tra corse tagliate, carenze di personale e mezzi guasti.

Sanzioni e rischi per chi incrocia le braccia

Nell’ordinamento italiano la precettazione consente al ministero dei Trasporti di differire o ridimensionare un’astensione dal lavoro nei servizi essenziali. Se l’organizzazione sindacale decide comunque di confermare la protesta, va incontro alle sanzioni previste dalla legge 146/1990.

Per i singoli lavoratori che decideranno di scioperare disattendendo l’ordinanza ministeriale il rischio è concreto: oltre alla consueta trattenuta sullo stipendio per le ore non lavorate, sono previste sanzioni amministrative pecuniarie che vanno da un minimo di 500 a un massimo di 1.000 euro per ciascuna giornata di violazione. L’eventuale ricorso contro l’ordinanza, infatti, non sospende automaticamente la sua efficacia né autorizza i dipendenti a ignorare il divieto.

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