La decisione del gip di Milano di non convalidare il fermo di Youssef Siher, amministratore del canale “Movimento 17 ottobre”, e di disporne la scarcerazione dopo i disordini che hanno messo a ferro e fuoco la città, ha scatenato una vera e propria bufera politica. La procura milanese aveva sollecitato la custodia cautelare contestando reati pesanti come la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e l’istigazione aggravata, ma il rigetto della richiesta ha spinto le forze di maggioranza all’attacco e l’opposizione a una dura barricata in difesa della magistratura.
L’affondo della maggioranza
Durante il question time alla Camera dei Deputati, Fabio Raimondo (Fratelli d’Italia) ha definito la decisione del giudice “sconcertante”, ricordando come Siher sia stato bloccato a poche ore dalla presunta chiamata a nuovi disordini. “Uno schiaffo alle forze dell’ordine e alle persone perbene che chiedono sicurezza e legalità”, ha attaccato il parlamentare. “Noi le leggi le abbiamo fatte e le forze dell’ordine hanno fatto il loro mestiere. Chi saccheggia negozi per rubare vestiti firmati e superalcolici non è un manifestante, è un delinquente e i delinquenti vanno identificati, processati e puniti”. Raimondo ha poi puntato il dito contro il clima culturale e politico della sinistra: “Continua a raccontare queste violenze con un linguaggio quasi romantico; Il Manifesto è arrivato a titolare ‘La bella stagione’. Ma bella stagione per chi? Per chi spacca le vetrine o aggredisce i poliziotti? C’è un sodalizio sempre più evidente tra ambienti antagonisti e gruppi di maranza, che solo la sinistra e una certa magistratura fanno finta di non vedere”.
A fargli eco è stata la collega di partito Maria Grazia Frijia, che si è detta “profondamente sconvolta” dal provvedimento. Per la deputata è incomprensibile “negare ogni legame con le violenze a un movimento che porta nel nome stesso la data in cui Milano è stata messa a ferro e fuoco, con agenti feriti, negozi saccheggiati e oltre un milione di euro di danni”. Frijia ha sottolineato come la scelta del gip finisca per mortificare il lavoro di investigatori e forze dell’ordine che rischiano la pelle ogni giorno.
Sulla vicenda è intervenuta anche l’ex magistrato Simonetta Matone (Forza Italia), parlando di uno scontro interno alle toghe tra la procura e il gip, con il risultato di “aumentare l’insicurezza tra i cittadini, ostaggi dei violenti che si alleano con chi esalta il terrorismo”. Matone ha inoltre sollevato una “gigantesca questione di etica e opportunità”, accennando il fatto che la gip avesse firmato in passato un appello pro-Palestina.
La replica dell’opposizione
Dall’altra parte della barricata, la risposta piccata di Laura Boldrini (PD). La presidente del comitato diritti umani della Camera ha definito “grave” che la presidente del Consiglio attacchi “in modo così sguaiato e sopra le righe” la gip per una decisione motivata dall’assenza di gravi indizi di colpevolezza. “Ancora una volta una giudice diventa target degli attacchi di Meloni e dei suoi ministri, come nella peggiore tradizione delle democrature che calpestano la separazione dei poteri”, ha dichiarato la parlamentare dem, accusando il governo di voler “distrarre l’opinione pubblica dai temi veri puntando tutto sul capro espiatorio”, per nascondere i fallimenti accumulati in quattro anni di legislatura.
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