Milano compie un nuovo passo nell’ambito dell’inclusione sociale con l’inaugurazione di Casa Cicerone, uno spazio dedicato all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati nel quartiere Niguarda. Attivata dalla cooperativa Spazio Aperto Servizi e inaugurata martedì 27 ottobre, la struttura offrirà ospitalità e percorsi di autonomia a 18 giovani giunti in Italia senza riferimenti familiari, rappresentando un rifugio sicuro e un punto di partenza per il loro futuro.
Un’architettura pensata per l’autonomia e la socialità
L’immobile si sviluppa su una superficie di 500 metri quadrati ed è stato progettato per bilanciare le esigenze di protezione individuale con momenti di condivisione e crescita personale. Gli spazi comprendono:
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6 camere da letto con altrettanti servizi igienici riservati agli ospiti;
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2 aree relax destinate alle attività educative e alla socializzazione;
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Una cucina condivisa e un giardino esterno.
La gestione quotidiana è affidata a un’équipe multidisciplinare attiva H24, composta da una coordinatrice, educatori professionali, personale di custodia e una figura d’etnopsicologia dedicata alla supervisione dei percorsi personali.
L’impegno del privato sociale e delle istituzioni locali
L’iniziativa rafforza la rete cittadina di supporto, come evidenziato dai rappresentanti delle realtà coinvolte durante la cerimonia di apertura.
Spazio Aperto Servizi: La presidente Maria Grazia Campese ha rimarcato l’importanza di offrire strumenti concreti per il futuro dei ragazzi in un momento storico complesso per il disagio giovanile. La cooperativa gestisce complessivamente a Milano 120 posti, di cui 97 per minori e 23 per neo-maggiorenni in fase di emancipazione.
Comune di Milano: L’assessore al Welfare Lamberto Bertolè ha richiamato l’efficacia della sinergia tra pubblico e terzo settore nel garantire risposte adeguate a chi fugge da situazioni di crisi e violenza.
Municipio 9: La presidente Anita Pirovano ha sottolineato la vocazione solidale di Niguarda, evidenziando il ruolo della comunità locale e del quartiere nel far sentire inclusi i nuovi giovani residenti.
Con questa nuova apertura, il capoluogo lombardo rinnova la propria tradizione di città inclusiva, trasformando l’accoglienza in un’opportunità di riscatto e partecipazione per le nuove generazioni.
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Io mi vorrei integrare al loro paese È possibile lo stesso trattamento? Oppure è offerta in nome di una superiorità civile che abbiamo rispetto alle società ‘orientali’? Perché forse non si è capito un concetto: l’integrazione non è possibile nel 90% dei casi perché è loro peculiarità nin amalgamarsi ma imporre i loro status sociali e culturali. Il civile è una cosa a parte perché non lo conoscono affatto.