Proteggere i bambini negli orari scolastici oppure chiudere una strada per tutta la giornata? È attorno a questa domanda che si sviluppa la critica di Deborah Dell’Acqua, vicecoordinatrice di Fratelli d’Italia Milano Città, alla nuova isola pedonale prevista tra via Sacco e piazza Sicilia. Una scelta sulla quale l’esponente di FdI chiede al Comune dati pubblici, valutazioni sul traffico e risposte alle preoccupazioni delle attività commerciali.
«La sicurezza dei bambini rappresenta una priorità e su questo non possono esserci divisioni», afferma Dell’Acqua. Il punto, dunque, riguarda l’adeguatezza della soluzione scelta e le sue conseguenze sul quartiere. Nella ricostruzione dell’esponente di FdI, già il progetto comunale del 2020 prevedeva la chiusura di via Sacco, tra via Seprio e via dei Gracchi, nelle fasce di ingresso e uscita dalla scuola, mantenendo la circolazione automobilistica nel resto della giornata.
A quella misura si accompagnavano la pedonalizzazione degli spazi davanti alla scuola, l’allargamento del marciapiede lungo l’edificio e interventi per rendere più sicuri l’incrocio Sacco-Seprio e gli attraversamenti. Una soluzione che Dell’Acqua definisce pragmatica, perché concentrava le limitazioni nei momenti di maggiore necessità. Il passaggio alla chiusura permanente richiede quindi una spiegazione: quali criticità sono emerse e quali dati dimostrano che la precedente impostazione non sia più sufficiente?
«Se il problema si concentra due volte al giorno, negli orari di entrata e uscita degli studenti, bisogna spiegare perché la risposta debba necessariamente valere ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette», osserva la vicecoordinatrice. La richiesta è di conoscere gli incidenti e le situazioni di pericolo registrati, insieme alle alternative valutate prima di scegliere la pedonalizzazione permanente.
Le preoccupazioni riguardano anche la viabilità circostante. Secondo le segnalazioni dei commercianti riportate da Dell’Acqua, la chiusura dell’ultimo tratto verso piazza Sicilia comporterebbe una riduzione della sosta e potrebbe trasferire ulteriore traffico su via Sardegna. Il rischio indicato è che il beneficio ottenuto in una strada produca nuove difficoltà in quelle vicine, senza una valutazione complessiva degli effetti su residenti, negozi e servizi.
«Il traffico non scompare. Si trasferisce», sottolinea Dell’Acqua. Per questo chiede di quantificare i veicoli deviati, indicare i percorsi alternativi e rendere noto il numero dei posti auto eliminati. Via Marghera e via Sardegna sono al centro della richiesta di uno studio sull’impatto dell’intervento, anche in relazione alle attività economiche della zona.
Un capitolo specifico riguarda le misurazioni dei flussi. Dell’Acqua richiama una richiesta di chiarimenti presentata nel maggio 2025 da una commerciante di via Marghera dopo l’installazione dei dispositivi Miovision. Secondo quanto riferisce, la risposta istituzionale spiegava che venivano raccolti dati sul passaggio di automobili, biciclette e pedoni e prevedeva il coinvolgimento dei cittadini e degli operatori locali. Ora FdI domanda che quelle rilevazioni siano pubblicate e utilizzate per motivare le decisioni sulla viabilità.
Anche il riferimento alla biblioteca di piazza Sicilia, indicata tra le ragioni dell’intervento, dovrebbe essere accompagnato da elementi concreti: dati di affluenza e criticità di accesso rilevate. A questo si aggiunge la gestione del nuovo spazio pubblico. Alcuni operatori, riferisce Dell’Acqua, esprimono timori per le ore serali e notturne e chiedono garanzie su illuminazione, manutenzione e presidio. «Pedonalizzare non può significare semplicemente mettere una barriera e considerare concluso il lavoro».
La contestazione investe infine il modello di mobilità proposto per Milano. Dell’Acqua richiama le esigenze delle famiglie con figli in scuole diverse, dei lavoratori che attraversano la città e di chi arriva dall’hinterland. Negozi, ristoranti e servizi delle zone De Angeli, Marghera e Buonarroti attraggono anche persone che abitano altrove: l’accessibilità del quartiere deve quindi entrare nella valutazione delle scelte urbanistiche.
L’incontro del 29 settembre viene giudicato positivamente, ma resta la richiesta che il confronto avvenga quando le alternative possono ancora incidere sul progetto. La sicurezza scolastica è un obiettivo condiviso; proprio per questo, una chiusura permanente deve poggiare su una motivazione verificabile. «Prima si individua il problema. Poi si misura. Si valutano le alternative. E soltanto dopo si decide», conclude Dell’Acqua. Una richiesta di trasparenza alla quale il Comune dovrebbe rispondere nel merito.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.