Chi ha ucciso Luigi Tenco ? Una serata a Milano tra cantautori riapre il caso

Notizie in evidenza

Luigi Tenco ha scritto 120  canzoni, ha inciso 30 singoli  e  3 Lp  e ha venduto  15 milioni di  dischi; è forse il più grande autore della canzone italiana  del novecento ma la sua morte è ancora avvolta nel mistero.E’ il protagonista di un giallo  che può paragonarsi  per l’intreccio, la trama e le piste a quello contemporaneo di Garlasco.

Si avvicina intanto il sessantesimo della  sua morte  e si respira già l’aria del prossimo Sanremo: e nel clubino dell’Avi a Milano, in via Washington si è tenuta  recentemente una serata particolare con il critico musicale Giuseppe Verrini e il musicista Gioachino Lanotte. Lo spazio è minuscolo ed è frequentato da discografici  in pensione e cultori “anta “della bella e melodica canzone italiana  ma anche  dagli ultimi rappresentati della categoria “cantautori  vintage,”  da Baldan Bembo, a Claudio Daiano a Ricky Gianco. E all’Avi  è  stato annunciato l’ennesimo clamoroso libro ( questa volta  di un noto criminologo) che analizza , dopo altri volumi sul tema apparsi negli anni, lo strano  e misterioso suicidio di Tenco, quasi un karakiri alla Mishima, attuato ( sembrerebbe)  per protesta. Il libro avrà un titolo scioccante da “era Garlasco”: “Omicidio di stato”. Uscirà in gennaio alla vigilia del Festival.

Verrini  lo ha annunciato  ora e ha  intanto analizzato  il “fenomeno Tenco”: il  suo indubbio successo, e poi quella notte maledetta e le piste che porterebbero al racket delle scommesse clandestine e alla mafia marsigliese. Se ne trarrà forse in futuro una serie TV?

Già, la morte di Luigi Tenco fu un fatto di cronaca nera avvenuto in Italia il 27 gennaio 1967, che ebbe grande rilievo mediatico: la lettera che testimonia la volontà di  Tenco di farla finita era  però priva di una pagina. Dunque poteva rappresentare non una comunicazione di addio ma di denuncia e motivazione per il suo ritiro dalle scene. Insomma, il caso Garlasco ci insegna oggi a rileggere bene quel caso.

Il giallo

Allora il corpo di Tenco  venne rinvenuto dall’amico e cantante Lucio Dalla che alloggiava nella stanza accanto. In proposito Lucio Dalla, nel 2011, disse: «Di Luigi ero molto amico e all’Hotel Savoy io alloggiavo proprio nella stanza accanto. Non mi accorsi di nulla. Quando mi avvicinai alla stanza vidi le gambe di Luigi steso a terra. Convinto di un malore mi misi a cercare un medico».

Risulta che al produttore Paolo Dossena, che lo rimproverava di bere troppo prima dell’esibizione, Luigi Tenco  quella notte chiese: «Sei così amico da metterti fra me e il whisky, ma saresti così amico da metterti fra me e la pallottola di un mio nemico?». A quella frase Dossena non diede troppa importanza, ma se ne ricorderà quando entrerà nella stanza 219 trovando Tenco stecchito.

Un suicidio o un mistero?

Non mancarono i colpi di scena: il 29 febbraio 2004 l’ex commissario di Sanremo Arrigo Molinari dichiarò durante una puntata di Domenica In, intervistato da Paolo Bonolis e riferendosi al caso Tenco: «Di sicuro un suicidio non lo è stato. È stato un omicidio collettivo». Aveva  però fatto discutere, anni prima, la scoperta dell’appartenenza di Molinari alla lista degli affiliati alla loggia P2. Molinari morirà sgozzato un anno dopo quell’intervista, il 27 settembre 2005, nell’albergo di sua proprietà ad Andora (Savona), a causa di una rapina notturna per sottrargli del denaro custodito nella propria stanza.

Una strana coincidenza.

Luigi Tenco e Dalidà

Un’inchiesta dei giornalisti Pasquale Ragone e Nicola Guarneri nel 2013 affermò in seguito che l’arma che possedeva Tenco non sarebbe mai entrata sulla scena del crimine e che il bossolo repertato dalla polizia nel 1967 riportava i segni di una Beretta modello 70 in calibro 7,65 mm…

Eppure la famiglia, dopo il 2006 ha affermò, tramite la nipote Patrizia Tenco, di condividere la tesi ufficiale come veritiera, considerando speculazioni le altre ipotesi. Anche i colleghi Bruno Lauzi, Gino Paoli e Ornella Vanoni (così come l’amico Fabrizio De André) hanno in seguito  detto come verosimile la tesi del suicidio: Tenco era rimasto colpito dal tentativo di suicidio con arma da fuoco di Paoli stesso nel 1963, prima di rompere la loro amicizia ( Tenco gli aveva fregato la fidanzata) e negli ultimi giorni di vita aveva fatto allusioni a un “epilogo drammatico”. Lauzi disse in seguito che Tenco, sebbene non fosse depresso, in momenti di sconforto gli aveva più volte detto di volersi sparare.

Infine, un’ultima inchiesta del 2013 contesta agli inquirenti di aver commesso troppi errori in fase di analisi del bossolo repertato nella stanza d’albergo avendo essi tralasciato dettagli . Quali ? La assenza di residui dello sparo sulla mano del cantautore; l’assenza di testimoni che affermassero di aver sentito lo sparo; il conseguente possibile utilizzo di un silenziatore; la rottura della mastoide destra che indicherebbe una precedente colluttazione.

Inoltre Tenco avrebbe  confidato agli amici di avere paura e che qualcuno avrebbe già tentato di ucciderlo-

Paranoie? Suggestioni?

La discussione al clubino di Carlo Lecchi è così andata avanti per tutta la serata  in via Washington, nell’ultimo avamposto della buona canzone italiana, suicidatasi con Tenco, visti le ultime edizioni di Sanremo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.