E’ un fatto che ha fatto soffrire maledettamente i media mainstream, i blog dei sapienti del Mulino Bianco Multiculturale e i ring dei talk show di prima serata : i media non riescono a catalogare quello che avviene nel cittadina di Rozzano, a una manciata di chilometri di Milano, nota per la sua torre del riscaldamento, un simil minareto che svetta sulla tangenziale est.
Succede che mezzo paese scende periodicamente in strada protestando pacificamente contro degrado e insicurezza, dopo accoltellamenti, sparatorie, tentativi di stupri e di aggressioni varie. I fattacci non mancano, catalogati in Questura sotto la dicitura “maranza”.
E’ una intera città che scende di sera, vaga per le strade all’ora del telegiornale, lasciando la televisione spenta, quindi in prima serata: è un corteo insolito, sono mamme, donne che lavorano, operai in cassa integrazione, parrucchieri, artigiani, autisti, disabili in carrozzella e poi ancora famiglie al completo con i figlioletti in fasce, e infine, davanti a un unico striscione, tantissimi bambini a cui qualcuno ( leggi maranza) ha negato il diritto a giocare sulle altalene nei parchetti sottocasa. Sì, succede a Rozzano, dove da settimane la gente comune, senza striscioni, senza bandiere, senza cartelli, senza sporcare con lo spray saracinesche e banche e senza causare ingorghi di traffico parte dal piazzale davanti al municipio e via via sfila con due unici slogan: “libertà” e “scendete”. Sono pacifici negozianti artigiani, immigrati regolari e disabili che protestano civilmente. Vogliono sicurezza. Che vuol dire libertà. La libertà di uscire alla sera per prendere un gelato. Una utopia, direbbe Sala. Vi sono donne che sono stanche di vivere come agli arresti domiciliari: è pericoloso girare di sera a Rozzano, l’ultima aggressione è capitata però di mattina alla moglie del signor De Simoni. La signora stava avviando l’auto per andare al lavoro ma tre malintenzionati l’hanno aggredita, mimando con le mani un volgare atto sessuale e toccandola nelle parti intime.
E’ intervenuto il marito, che ha poi giurato: basta! Ma la sua reazione e quella di un gruppo di suoi amici è stata composta e davvero insolita. E ha probabilmente stupito la signora Berlinguer di “ Carta Bianca” e anche molti copiaincolla dei giornaloni: al posto di striscioni, cartelli e bandiere e truculenti slogan sono comparsi a Rozzano solo palloncini rosa e azzurri che gli organizzatori hanno distribuito a cento bambini, fattisi portavoce del disagio e in prima fila, festanti ma risoluti davanti a un unico striscione: “ Rozzano unita”. Quasi degli “ scugnizzi organizzati “ di napoletana memoria… Non l’avessero mai fatto i rozzanesi, i cultori del politicamente corretto hanno bollato il pacifico corteo rosa-azzurro come una pericolosa ronda di Ice o di teutonici, definendo i partecipanti “razzisti e xenofobi”, alla caccia degli immigrati clandestini.
Il corteo di “Rozzano sicura” è invece speciale: sempre aperto dai bambini, le prime vittime della insicurezza. Un camioncino porta centinaia di palloncini e spade gonfiabili davanti al municipio, e prima di partire in corteo negozianti e residenti porgono a ragazzini e fanciulle i graditi gadget.
Ed ecco le loro mamme… il corteo parte vociante ma allegro dal municipio e sfila per le innumerevoli strade di Rozzano, ordinatamente, senza causare ingorghi né invasioni delle rotaie del tram. Nessuno si sogna di invadere la vicina tangenziale, pare quasi una pia processione, con un solo grido di battaglia, “ scendete, scendete”… L’invito sonoro viene lanciato dalle mamme, rivolto alle colleghe ancora assise sui divani di casa col telecomando in mano, in attesa di una serie TV.
Ecco questo è il pericoloso corteo che abbiamo visto, dipinto da certi media come una onda nera.
Siamo stati al corteo dello scorso lunedì. Un rapper locale ha offerto addirittura magliette stampate per l’occasione e un punto di ristoro ai partecipanti: tutti, vista la situazione ottobrina ancora calda, si sono rinfrescati con bottigliette frizzanti a metà corteo.
Dopo due ore, il corteo è ritornato pacificamente davanti al municipio: abbiamo udito i composti ringraziamenti degli organizzatori, e poi il signor Hicham El Kòhafi, autista marocchino, ha ripreso i megafono… ha voluto ringraziare soprattutto l’ultima vittima, la signora De Simoni, si è scusato con lei a nome degli immigrarti regolari e per bene che lavorano a Rozzano, e ha chiesto a tutti di alzare la mano destra. Perplessi, residenti e mamme hanno eseguito: e poi Hicham ha chiesto di appoggiare la mano destra sul cuore: tutti hanno obbedito, perplessi: e Hicham ha intonato al megafono l’inno di Mameli. Il canto collettivo ha commosso tutti, le mamme con la mando destra sul cuore hanno cantato a squarciagola l’inno nella piazza, roba da far rosicare Sala, la Berlinguer, la Gruber e i soloni del Corriere e tutto lo staff dell’arcobaleno a senso unico, da Majorino a Calabresi.
Vogliamo un presidio fisso di poliziotti, ha chiesto infine Cristian, parrucchiere a Rozzano. Anche se, ci ha detto ”dopo sei ore uno degli aggressori della signora, probabilmente uno spacciatore, era già fuori dalla Questura, libero “
Il corteo si è sciolto, con la promessa di continuare con i palloncini rosa e azzurri e le spadine gialle gonfiabili con i “bambini organizzati ” e le mamme coraggio : ” Vogliamo la libertà di poter uscire alla sera per un gelato” ci dice un pater familias accanto alla sue due giovani figlie .
Una mamma al megafono chiede “normalità” allo Stato, l’ha promesso ai bambini, e invita anche i milanesi a scendere civilmente in strada. Chissà se al Corvetto o in via Vitruvio la ascolteranno e imiteranno l’efficace bon ton dei rosa-azzurri di Rozzano.

Cronista al Corriere della sera poi inviato a L’ Europeo di Vittorio Feltri e reporter su Affaritaliani . Ultimo libro pubblicato : Wanda L’ ultima maitresse ed Mimesis
