Nella grande confusione che regna attualmente all’interno della sinistra, la possibile candidatura di Mario Calabresi alla guida di Milano non sembra raccogliere l’entusiasmo di Massimo D’Alema. Con questo post, che di seguito riportiamo integralmente, analizza criticità e retroscena dello scenario politico milanese, cassando decisamente la decisione di Calabresi di scendere in campo:
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Le mosse di Mario Calabresi verso la candidatura a sindaco di Milano sembrano coerenti con un centrosinistra sempre pronto a farsi male da solo. Il candidato “naturale” ci sarebbe già: Pierfrancesco Majorino, politico locale stimato e apprezzato, oggi consigliere regionale. Per otto anni è stato assessore alle politiche sociali, dedicandosi in particular alle persone più deboli.
È il candidato più forte, più noto e apprezzato trasversalmente, pur muovendo da posizioni di “sinistra”. Ma da mesi si parla di candidati alternativi. Non ultimo Lorenzo Pacini, giovane assessore municipale che si è dimostrato immaturo. Ora emerge la candidatura di Calabresi, che si collocherebbe alla “destra” di Majorino.
Il profilo di Majorino fa pensare che, se eletto, porterebbe Milano nell’orbita delle metropoli governate dalla sinistra che si ribellano al caro affitti, alla gentrificazione e al turismo di massa — un filo che va da Barcellona a New York. Direzione necessaria in un mondo dove le grandi città hanno costi ormai insostenibili per i residenti storici. Questo programma potrebbe vincere in una Milano spostatasi a sinistra negli ultimi anni, come tante altre metropoli.
Delle idee politiche di Calabresi sappiamo poco. Lo trovo un ottimo professionista, capace di informare con pacatezza e chiarezza, provando a restare il più possibile neutrale: merce rara nel giornalismo, ma che non equivale ad avere un’idea di città.
Sono anche un fruitore assiduo dei podcast di Chora Media, l’ultima creatura di Calabresi, di cui è stato amministratore delegato fino alle recenti dimissioni. L’idea originaria di Chora, però, è di Guido Brera, fondatore del fondo finanziario Kairos. Inoltre, come riportato da Lettera43, Chora Media è stata destinataria di un investimento di circa 41 milioni di dollari da parte di Tether, società di criptovalute vicina agli ambienti di Trump.
Non ci sono elementi concreti che colleghino l’investimento di Tether a future decisioni della giunta. Resta però legittimo chiedersi se la candidatura di Calabresi possa essere percepita come vicina alla finanza speculativa — in contrasto con un possibile asse tra Milano e le “città ribelli” — e se una sinistra moderata non porti con sé un rischio di conflitto d’interessi sulle scelte urbanistiche, tema spesso esposto alle pressioni della finanza.
Forse converrebbe che il PD difendesse Majorino, chiedendo a Calabresi di attendere e lasciar passare un po’ di tempo rispetto ai suoi rapporti con Tether. In seguito, potrebbe rivelarsi un ottimo candidato alle elezioni regionali, che richiedono un profilo più centrista — in uno scenario in cui le divisioni nel centrodestra potrebbero rendere la Lombardia contendibile.
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