Milano, in Centrale ormai è più facile prendere una coltellata che un treno

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Un uomo di 31 anni trasportato in codice rosso al San Raffaele con un pezzo di ferro conficcato nella schiena. Un inseguimento davanti alla Stazione Centrale, in piazza Duca d’Aosta, un secondo uomo bloccato dalla Polfer e una dinamica sulla quale sono ancora in corso gli accertamenti. È quanto accaduto sabato sera, poco dopo le 20, nel cuore di Milano. Al di là delle responsabilità individuali, che spetterà agli investigatori accertare, resta un’immagine difficilmente compatibile con quella di una città che pretende di essere una grande capitale europea.

Il punto politico è che episodi di questa gravità non avvengono nel vuoto. Piazza Duca d’Aosta e l’area della Stazione Centrale sono da anni al centro del dibattito sulla sicurezza milanese. Lo stesso Comune riconosce la necessità di intervenire: nel 2026 Palazzo Marino ha richiamato il patto “Stazioni Sicure”, prevedendo attività nell’area antistante la Centrale anche con l’obiettivo di contribuire alla sicurezza urbana e alla qualità dello spazio pubblico e di affiancare le attività di presidio delle forze dell’ordine. E la Polizia locale dispone formalmente di competenze di contrasto al degrado e alla criminalità predatoria nell’ambito del trasporto pubblico.

Eppure siamo ancora qui. A discutere dell’ennesima aggressione, dell’ennesima ambulanza, dell’ennesimo codice rosso. A questo punto il sindaco Beppe Sala deve spiegare quale sia la strategia concreta dell’amministrazione per restituire la zona della Centrale ai milanesi, ai pendolari e ai turisti. Non basta più parlare di percezione della sicurezza e non basta nemmeno ricordare, correttamente, che l’ordine pubblico è competenza dello Stato. Il Comune non sostituisce Polizia e Carabinieri, ma dispone della Polizia locale, governa lo spazio urbano e può concorrere alle politiche di prevenzione, presidio e contrasto del degrado. Tanto più che Palazzo Marino ha investito in una nuova centrale operativa della Polizia locale progettata proprio per migliorare monitoraggio, coordinamento e collaborazione con le forze dell’ordine.

Il problema è l’inerzia politica. Perché quando un luogo strategico della città continua a essere associato a episodi di violenza, degrado e insicurezza, l’amministrazione non può limitarsi ad amministrare l’emergenza successiva. Servono più presidio della Polizia locale nelle aree di competenza comunale, coordinamento permanente con Prefettura e forze dell’ordine, controllo sistematico delle zone circostanti la stazione e interventi rapidi contro tutte quelle situazioni di degrado che contribuiscono a rendere lo spazio pubblico meno controllabile.

La Centrale è la porta d’ingresso di Milano. Ogni giorno vi transitano lavoratori, studenti, famiglie e turisti. Non può trasformarsi in un luogo nel quale chi arriva in città debba domandarsi prima di tutto quanto sia sicuro attraversare la piazza. Non servono altre dichiarazioni d’intenti: servono risultati verificabili e una presenza visibile delle istituzioni.

Ormai in Stazione Centrale sembra più facile prendere una coltellata che un treno. È una provocazione, naturalmente. Ma se una frase del genere riesce a descrivere la sensazione che episodi come quello di sabato producono nella città, allora Palazzo Marino ha un problema politico enorme. E Sala non può continuare a comportarsi come se la sicurezza di Milano fosse sempre responsabilità di qualcun altro.

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