A Rabat, l’hammam di Rehab e l’antico rito con cui le donne accompagnano una donna

Attualità

Prima della cerimonia di matrimonio di Rehab, prima degli abiti, della musica e delle fotografie, Rehab sceglie di condividere con noi un gesto antico.

Con Annie, Irene e Siham entriamo nella spa del Ladies’ Lounge di Rabat per vivere l’esperienza dell’hammam marocchino.

Pensiamo di concederci qualche ora di benessere.

Non sappiamo ancora che, in quel luogo, non sarà soltanto la pelle a cambiare.

Il vapore ci avvolge lentamente. I contorni si fanno meno netti, le voci più vicine, i movimenti più lenti. Fuori ci sono appuntamenti, telefoni, impegni e ruoli. Dentro, tutto ciò che normalmente ci definisce perde importanza.

Non conta quale lavoro svolgiamo. Non conta da dove veniamo. Non conta quale lingua parliamo.

Nel vapore restano cinque donne. E restano cinque storie.

Il sapone nero marocchino viene steso sul corpo. Poi arriva il guanto kessa: deciso, energico, quasi implacabile. Non accarezza. Rimuove.

Strato dopo strato, la pelle si libera di ciò che ha trattenuto. La guardo e penso a quante cose invisibili continuiamo a portare addosso.

Le aspettative degli altri. Le parole che ci hanno ferito. Le responsabilità accolte senza domandarci se fossero davvero nostre. Le volte in cui abbiamo sorriso quando avremmo voluto piangere. Le paure chiamate prudenza. Le rinunce scambiate per maturità.

La vita deposita. L’hammam toglie.

Ed è proprio togliendo che restituisce.

Restituisce il corpo alla sua verità, il tempo alla sua lentezza, l’amicizia alla presenza. Ci ricorda che non sempre diventiamo migliori aggiungendo qualcosa. A volte dobbiamo avere il coraggio di liberarci di ciò che non ci appartiene più.

Comprendo allora perché Rehab abbia scelto questo momento per stare con noi.

Nella tradizione marocchina l’hammam non è soltanto un luogo dedicato alla pulizia e alla cura del corpo. È stato, per generazioni, uno spazio femminile di incontro e di trasmissione; un luogo nel quale le donne portavano confidenze, consigli, risate, timori e attese.

E, prima del matrimonio, anche la sposa. Perché una donna che sta per attraversare una soglia non viene lasciata sola.

Altre donne la accompagnano. Non possono vivere il futuro al suo posto. Non possono proteggerla da ogni delusione né garantirle una felicità senza interruzioni. Possono, però, starle accanto prima del passo. Possono ricordarle da dove viene. Possono aiutarla a riconoscere ciò che deve lasciare andare e ciò che, invece, non dovrà mai perdere.

L’acqua scorre sul corpo. Porta via il sapone, la fatica, la pelle che non serve più.

Ma non cancella la memoria.

Mi domando se sia questo il significato più profondo del rito: insegnarci che ci sono cose dalle quali dobbiamo liberarci e altre che dobbiamo custodire. Crescere significa imparare a distinguerle.

Anche la tradizione compie lo stesso gesto.

Non imprigiona necessariamente il presente nel passato. Quando rimane viva, gli offre una radice. Dice a Rehab che la sua nuova vita non comincia dal nulla: porta con sé la sua terra, la sua famiglia, le donne che l’hanno preceduta e le amiche che ha scelto.

Nell’eleganza contemporanea del Ladies’ Lounge, un rituale antico continua così a pronunciare parole necessarie ovvero fermati, affidati, lascia andare.

Tre inviti semplici, estremamente difficili da accogliere.

Oggi piu’ che mai ci viene chiesto di aggiungere risultati, competenze, obiettivi, impegni, immagini da mostrare. Persino la cura di noi stesse rischia di diventare un’altra prestazione.

L’hammam compie il gesto contrario.

Ci spoglia.

Non soltanto degli abiti, ma dell’illusione di dover essere sempre forti, efficienti e perfette. Ci riconsegna alla vulnerabilità del corpo, alla potenza dell’acqua e alla fiducia nelle mani di un’altra donna; ed a me racconta che la cura non è un atto solitario.

A volte abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti a raggiungere i punti che da sole non riusciamo a vedere.

Vale per la pelle. Vale per la vita.

Avv. Simona Maruccio

simona@maruccio.it

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