Il Duomo di Milano ritrova la sua cupola: si conclude il restauro che ha fatto scuola in Europa

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Quattro grandi arconi riportati allo splendore originale, sessanta sculture di santi liberate dalle incrostazioni e un’impalcatura aerea che sembra sfidare la gravità. Il cantiere del tiburio del Duomo di Milano entra nella sua fase finale, pronto a svelare al pubblico i risultati di un’operazione che per complessità e inventiva ha attirato l’attenzione dei migliori ingegneri del continente. A guidare i lavori è la Veneranda Fabbrica, con un cantiere straordinario che a settembre restituirà alla città uno dei suoi scorci più iconici.

Per consentire l’intervento senza interrompere le funzioni liturgiche né coprire l’altare maggiore, si è resa necessaria un’invenzione ingegneristica non convenzionale: un gigantesco ponteggio sopraelevato sospeso a circa 60 metri d’altezza. Una struttura imponente — ben 18 metri di campata e oltre otto chilometri di tubi d’acciaio — che riempie la crociera e lascia a bocca aperta chiunque alzi lo sguardo camminando lungo le navate.

Un capolavoro riscoperto da 60 metri d’altezza

A partire dall’autunno, a nove anni dall’avvio di questa specifica fase, la struttura ottagonale che avvolge la cupola sotto la guglia della Madonnina tornerà finalmente completamente visibile. Si tratta di una delle Sezioni più scenografiche dell’intera cattedrale, progettata alla fine del ‘400 da Giovanni Antonio Amadeo e Gian Giacomo Dolcebuono (dopo che un’idea alternativa presentata da Leonardo da Vinci fu messa da parte).

Se le facciate esterne hanno già completato il loro percorso, settembre segnerà la fine delle operazioni all’interno. L’intervento rientra in un piano dal valore complessivo di 20 milioni di euro, nato per affrontare il naturale degrado del marmo di Candoglia, materiale di estrema delicatezza visibilmente segnato dai fumi accumulati delle candele e dallo smog della metropoli.

Diciotto anni di cantiere e acrobazie ingegneristiche

Il percorso che ha coinvolto la guglia e il tiburio è stato lungo e articolato: iniziato nel 2008, ha visto la cupola rincassata nelle impalcature per otto anni consecutivi, affrontando anche la complessa parentesi del blocco per la pandemia. In totale si contano più di 15 mila giornate di lavoro, che hanno visto collaborare centinaia di restauratori e maestranze della Fabbrica.

I tecnici si sono mossi con la precisione di veri e propri trapezisti, operando su una maxi-struttura a forma di croce agganciata al ponteggio principale, stesa sopra una grande rete di protezione posta al centro della navata. Un approccio coraggioso che, come sottolinea il direttore dei cantieri Francesco Canali, dimostra come l’obbligo di tutelare un luogo sacro spinga spesso a trovare soluzioni d’eccellenza che finiscono per fare scuola nell’intero settore del restauro monumentale.

Verso nuovi panorami sulla città

Con la progressiva rimozione delle protezioni entro la fine dell’anno, l’attenzione si sposta ora sulle prospettive future. La Veneranda Fabbrica sta infatti valutando la fattibilità di riaprire al pubblico il camminamento esterno situato alla base della guglia maggiore.

Si tratta di un passaggio che era già accessibile ai visitatori prima dei restauri degli anni ’60. Se si riuscirà a gestire l’organizzazione del personale di custodia necessario, il percorso delle terrazze si arricchirà di un affaccio panoramico inedito, offrendo una vista senza precedenti sui transetti, sull’abside e sull’intero skyline milanese.

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