Distinguo tra Palazzo Chigi e la Commissione europea sul recepimento delle norme sull’intelligenza artificiale. Il provvedimento torna in discussione dopo i rilievi sulle deroghe biometriche.
Il confronto sul recepimento dell’AI Act si sposta sull’asse Roma-Bruxelles, accendendo il dibattito sui confini della sorveglianza biometrica negli spazi pubblici. A sole ventiquattr’ora dalle proteste delle opposizioni, l’interlocutore del governo italiano è diventato direttamente l’esecutivo europeo, che da Palazzo Berlaymont ha ricordato come il riconoscimento facciale ad accesso pubblico sia vietato dalle norme comunitarie, salvo eccezioni tassative.
Palazzo Chigi ha risposto assicurando che la legislazione italiana rimarrà pienamente coerente con il quadro UE, lasciando intendere la possibilità di apportare alcune modifiche correttive prima dell’approvazione definitiva in Consiglio dei ministri. L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo resta infatti quello di collocare l’Italia tra i Paesi d’avanguardia nella governance delle nuove tecnologie, senza tuttavia snaturare le garanzie costituzionali.
I nodi del decreto e le obiezioni dell’UE
Al centro delle perplessità avanzate da Bruxelles — e sollevate anche tramite un’interrogazione dell’eurodeputato PD Brando Benifei — vi sono in particolare gli articoli 8 e 10 dello schema di decreto:
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L’uso in tempo reale: la possibilità di avviare il riconoscimento biometrico immediato con un’autorizzazione del magistrato che può essere fornita anche solo in forma orale.
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La conservazione dei dati: la facoltà di archiviare per sette giorni i dati biometrici raccolti durante eventi affollati come manifestazioni, cortei e piazze.
Mentre da Palazzo Chigi si difende la norma equiparandola alle attuali regole per le videoriprese e limitandola a contesti specifici come la lotta al terrorismo, il vicepremier Antonio Tajani ha ribadito l’intenzione di allinearsi alle direttive europee.
Lo stop alla Camera e la posizione di Forza Italia
Le perplessità del contrasto con la normativa europea hanno però finito per riflettersi anche all’interno della coalizione di governo. Durante i lavori alla commissione Affari europei della Camera, il voto sul provvedimento è stato rinviato a causa delle osservazioni presentate dalla relatrice di Forza Italia, Cristina Rossello.
Pur esprimendo un parere favorevole sull’impianto generale, Rossello ha allegato una serie di rilievi critici che riprendono parte dei dubbi avanzati dall’opposizione. Un intervento che ha evidenziato le diverse sensibilità all’interno della maggioranza, imponendo l’introduzione di nuovi paletti prima del passaggio del testo nelle commissioni Giustizia e Affari costituzionali.
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