L’esigenza di difendere l’ambiente e la salute pubblica non giustifica il danneggiamento dei beni culturali. Con questa motivazione, il Tribunale di Milano ha chiarito le basi della sentenza contro gli attivisti di Ultima Generazione responsabili delle azioni dimostrative in città, stabilendo che le battaglie sociali non possono essere condotte a discapito della tutela del patrimonio artistico collettivo.
La sentenza per l’imbrattamento dell’Arco della Pace
Il caso principale risale al 15 novembre 2023, quando una vernice arancione venne versata su quattro colonne dell’Arco della Pace di Milano.
Per quell’episodio, la giudice Mariapia Blanda (quarta sezione penale) ha condannato sette attivisti a 4 mesi di reclusione e 1.000 euro di multa.
Nelle motivazioni si legge che le modalità e la spettacolarizzazione del gesto finiscono per ledere la libertà di tutti i cittadini di godere e salvaguardare le opere d’arte.
Tuttavia, il tribunale ha riconosciuto agli imputati le attenuanti generiche, valutando come meritevoli gli intenti ideologici alla base del gesto.
La pena è stata quindi sospesa e subordinata allo svolgimento di 4 mesi di lavori socialmente utili.
Risarcimento da quasi 100mila euro per i restauri
Oltre alla sanzione penale, per i sette giovani è scattato un conto salato. Gli attivisti dovranno risarcire in solido la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per un totale di 97mila euro.
Il ripristino delle colonne ha infatti richiesto un cantiere straordinario finanziato per:
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58mila euro mediante fondi ministeriali;
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40mila euro reperiti attraverso uno sponsor privato.
Farina sull’auto di Andy Warhol: scatta l’assoluzione
Esito del tutto diverso, invece, per un altro blitz avvenuto alla Fabbrica del Vapore nel novembre 2022, quando cinque attivisti ricoprirono di farina l’autovettura dipinta da Andy Warhol.
In questo secondo processo, la stessa giudice ha deciso per l’assoluzione per particolare tenuità del fatto.
Dalle testimonianze è emerso che il gesto non ha causato alcun danno né alla vettura d’epoca né alla struttura ospitante, portando soltanto a una brevissima sospensione della mostra.
La mancanza di danni materiali e la mancata costituzione di parti civili hanno così escluso ogni tipo di risarcimento o condanna.
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