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I parcheggi per disabili non sono un “abbellimento”: l’ideologia del Municipio 3 contro l’autonomia delle persone

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Ci sono delibere che raccontano molto più di quanto i loro estensori probabilmente vorrebbero. Quella con cui la Giunta del Municipio 3 esprime parere negativo sulla riqualificazione degli spazi antistanti l’Esselunga di viale Piave è una di queste. Non tanto per il giudizio complessivo sull’intervento, quanto per la motivazione con cui liquida opere che comprendono l’abbattimento delle barriere architettoniche, percorsi per ipovedenti, rampe di accesso e nuovi stalli riservati alle persone con disabilità.

Secondo la delibera, gli interventi dell’ambito A mirerebbero “principalmente a ridefinire e abbellire lo spazio pubblico antistante l’attività commerciale”, tanto da non integrare un prevalente interesse pubblico. Una definizione che lascia francamente sconcertati. Da quando un parcheggio riservato a una persona con disabilità davanti a un supermercato sarebbe un “abbellimento”? Da quando realizzare uno stallo accessibile, collegato a una rampa, significa semplicemente valorizzare l’immagine di un esercizio commerciale?

La stessa relazione descrive con precisione il progetto: percorsi Loges per ipovedenti, eliminazione delle barriere architettoniche, rampe, rifacimento dei marciapiedi, maggiore sicurezza degli attraversamenti e riorganizzazione della sosta con stalli riservati ai disabili. Sono opere pensate per consentire alle persone di muoversi in autonomia, non elementi di arredo urbano destinati a rendere più bella una vetrina.

Ancora più sorprendente è la linea difensiva emersa successivamente, secondo cui quelle risorse avrebbero potuto essere impiegate “al civico a fianco”. È un’argomentazione che dimostra una profonda incomprensione del significato dell’accessibilità. I parcheggi riservati non vengono realizzati in un punto qualsiasi della strada: devono trovarsi dove le persone hanno effettivamente bisogno di andare.

Una persona con disabilità non ha bisogno di parcheggiare genericamente in viale Piave. Ha bisogno di poter accedere al supermercato, fare la spesa, caricare gli acquisti e tornare a casa in autonomia. È questo il senso degli stalli riservati: permettere una vita il più possibile indipendente. Spostarli “al civico a fianco” significa, nella pratica, rendere molto più difficile quell’accesso che la normativa sull’abbattimento delle barriere architettoniche cerca invece di garantire.

Colpisce poi la contraddizione della delibera. Da una parte si sostiene che non vi sia un interesse pubblico prevalente; dall’altra si propone di destinare gli stessi oneri ad altri piccoli interventi come rastrelliere, dissuasori della sosta e scivoli. Tutte opere certamente utili, ma perché dovrebbero essere considerate più meritevoli di un intervento che consente a una persona con disabilità di accedere autonomamente a un servizio essenziale come un supermercato?

Qui emerge una diversa concezione del ruolo delle istituzioni. L’interesse pubblico non coincide con il fatto che un’opera sia realizzata davanti a un edificio pubblico. L’interesse pubblico consiste nell’utilità che quell’opera produce per la collettività. E rendere accessibile un luogo frequentato quotidianamente da centinaia di cittadini, compresi anziani e persone con disabilità, è probabilmente una delle espressioni più concrete dell’interesse pubblico.

La sensazione è che, ancora una volta, prevalga una lettura ideologica dello spazio urbano: meglio spendere soldi dove lo decide l’amministrazione, anche se l’utilità concreta è minore, piuttosto che consentire a un soggetto privato di realizzare opere che migliorano realmente la vita dei cittadini. Ma l’accessibilità non è una concessione al commercio. È un diritto delle persone.

Definire, direttamente o indirettamente, uno spreco investire oltre centomila euro in un progetto che comprende l’eliminazione delle barriere architettoniche e nuovi parcheggi per disabili davanti a un supermercato significa perdere di vista la finalità stessa delle politiche pubbliche. L’autonomia delle persone con disabilità non è un dettaglio estetico. È uno dei parametri con cui si misura la civiltà di una città.

1 thought on “I parcheggi per disabili non sono un “abbellimento”: l’ideologia del Municipio 3 contro l’autonomia delle persone

  1. Ciao Luca, sono assolutamente d’accordo con te, e credo che ogni città che si possa definire “civile” deve pensare che tutti i cittadini devono avere le stesse possibilità; ne consegue che ogni negozio, ogni supermercato, ogni ristorante, ogni spazio “ludico” (ma credo che cinema, teatri, sale concerti abbiano già provveduto), deve necessariamente essere dotato di uno scivolo. Anche i marciapiedi dovrebbero poter essere percorsi “senza fare la gimkana” tra i dehors…

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