Il welfare aziendale “a stretta di mano”: il report Imprenditore Sereno 2026 fotografa le PMI italiane sospese tra fiducia informale e obblighi di legge
Lo studio curato da Studio Zanon Consulente del Lavoro rivela che nelle micro e piccole imprese il welfare più diffuso non è quello digitale o strutturato, ma un accordo di parola tra titolare e dipendente — un modello efficace nella sostanza ma privo di qualunque vantaggio fiscale
Nella maggior parte delle micro e piccole imprese italiane il welfare aziendale non passa da una piattaforma digitale, né da un piano regolamentato: passa da una stretta di mano. È questa la fotografia che emerge dal report “Imprenditore Sereno 2026”, curato da Studio Zanon Consulente del Lavoro, che analizza lo stato del welfare tra le PMI italiane a ridosso della Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199).
Il report descrive un modello ancora largamente diffuso di “welfare informale”: orari concessi a voce, anticipi economici basati sulla fiducia personale tra titolare e lavoratore, un sostegno diretto alla famiglia del dipendente nei momenti di difficoltà. Una forma di welfare reale, spesso generosa, ma che non lascia traccia: non genera alcun risparmio fiscale, non è verificabile, e soprattutto non sopravvive a un cambio alla guida dell’azienda.
I numeri raccontano quanto questo scarto tra sostanza e struttura sia ancora ampio. Nelle micro e piccole imprese gli importi medi di fringe benefit erogati restano spesso sotto i 250 euro l’anno per lavoratore — una frazione della soglia di esenzione fiscale, fissata dalla normativa vigente per il triennio 2025-2027 a 1.000 euro annui (2.000 per i dipendenti con figli a carico). Anche dove il welfare strutturato guadagna terreno, resta un fenomeno minoritario: tra le microimprese con 6-9 addetti, la quota che adotta un welfare “ad alto livello” è salita dal 7,7% del 2017 al 15,1% del 2022, un progresso reale ma ancora lontano dalla maggioranza.
Secondo il report, a frenare il passaggio dalla stretta di mano al piano strutturato non è la convenienza economica — ampiamente favorevole grazie agli sgravi della Legge di Bilancio 2026 — ma un fattore culturale: il 42,7% delle PMI teme costi di attivazione elevati, spesso per la mancanza di una consulenza specialistica capace di tradurre gli incentivi normativi in strumenti su misura per la loro dimensione.
«Il welfare a stretta di mano nasce da un istinto giusto: il titolare di una piccola impresa conosce i suoi dipendenti uno per uno, e spesso li aiuta davvero. Il problema è che quell’aiuto resta invisibile — non genera nessun vantaggio fiscale e sparisce quando cambia la persona alla guida dell’azienda. La welfare terapia nasce per prendere quell’istinto e dargli una forma che duri nel tempo» — dichiara l’avvocato Riccardo Zanon, curatore del report e ideatore della Welfare Terapia.
Un metodo che lo stesso Studio Zanon applica a sé prima ancora che ai propri clienti: lo scorso 1° luglio lo studio ha ricevuto per la quarta volta il riconoscimento di Welfare Champion nell’ambito di Welfare Index PMI, l’iniziativa promossa da Generali Italia insieme a SME EnterPRIZE, Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni e Confcommercio.
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