La Rai sospende Report: si rompe il fronte politico e mediatico attorno a Ranucci

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La decisione della Rai, arrivata nel pomeriggio di venerdì 10 luglio, di sospendere le repliche estive di Report non è un semplice cambio di palinsesto. Il provvedimento è legato ai contorni, definiti da molti inquietanti, che stanno emergendo attorno al presunto attentato subito dal conduttore Sigfrido Ranucci. A far precipitare la situazione è stata la scoperta dei legami del giornalista con Valter Lavitola, faccendiere e aspirante attentatore secondo la procura. Dopo che Ranucci ha difeso pubblicamente Lavitola definendolo un «caro amico», il mondo politico e giornalistico che prima lo sosteneva ha avviato un netto ripensamento.

L’attacco della stampa: l’ipotesi del complotto e le critiche deontologiche

Le principali testate nazionali, storicamente attente alle inchieste di Report, hanno aperto ampi spazi di critica.

  • La tesi del finto attentato su Repubblica: Francesco Bei ha lanciato un’ipotesi pesante dalle colonne del quotidiano progressista, parlando della possibilità di un piano orchestrato proprio dal duo Ranucci-Lavitola. L’obiettivo sarebbe stato quello di trasformare il giornalista nel leader del “campo largo” per blindare la trasmissione dal centrodestra. Secondo Bei, si sarebbe trattato di «un finto attentato, per far passare Ranucci come vittima della mafia. Chi avrebbe potuto toccarlo a quel punto? Un delitto sì, ma di amicizia, fatto per amore».

  • La strigliata del Corriere della Sera: Massimo Gramellini, nella sua rubrica Il Caffè in prima pagina, ha attaccato la commistione tra giornalista e fonte. Pur ammettendo che un cronista d’inchiesta debba frequentare contesti ambigui, ha definito «una cosa seria» l’espressione “caro amico” usata per il possibile mandante dell’attentato alle sue auto. Gramellini ha evocato il rischio di confermare il pregiudizio di un «circoletto esclusivo dove ci si combatte in pubblico e ci si ‘attovaglia’ in privato».

Le porte chiuse di La7 e il retroscena di Urbano Cairo

Anche l’ipotesi di una via d’uscita televisiva verso l’emittente La7 è stata smentita direttamente dall’editore Urbano Cairo. In un’intervista al Foglio, l’imprenditore ha liquidato l’ipotesi di un ingaggio: «Per carità! Premesso che la sua trasmissione mi piace e gli esprimo tutta la solidarietà. E però, questa storia di Lavitola è strana».

Cairo ha inoltre svelato un retroscena: durante la presentazione di un libro, Ranucci avrebbe sondato il terreno per un trasferimento, ricevendo un netto rifiuto. «Noi abbiamo la bellissima squadra di Formigli. Il programma come Report me lo faccio in casa», ha tagliato corto l’editore.

Il dietrofront della sinistra: dai palchi al silenzio

Il dato politicamente più rilevante è la scomparsa della solidarietà da parte dei leader della sinistra parlamentare, che fino a pochi giorni prima avevano utilizzato la vicenda per attaccare il governo.

Le passate dichiarazioni di Elly Schlein: La segretaria del PD, dal palco del congresso del Partito Socialista Europeo, aveva espresso vicinanza a Ranucci parlando di bomba davanti a casa e dichiarando: «La democrazia è a rischio, la libertà di espressione è a rischio quando l’estrema destra è al governo».

Il sostegno di Giuseppe Conte: Il leader del Movimento 5 Stelle si era spinto fino a far visita al giornalista dopo l’esplosione della bomba sotto l’auto, denunciando un attentato contro un giornalista scomodo per il potere, «delegittimato a più riprese».

Oggi, con il mutare del quadro d’indagine e l’ingresso nella vicenda della figura di Lavitola, le manifestazioni di piazza e i corteggiamenti politici per una candidatura si sono azzerati, lasciando il conduttore di Report in una posizione di isolamento.

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