Palazzo Marino tira dritto per incassare oltre 76mila euro di sanzioni accumulate dai ciclomotori in condivisione. Il Tribunale ha infatti respinto il ricorso d’urgenza presentato dalla società di scooter sharing, che contestava la regolarità delle notifiche.
La maxi ingiunzione e il ricorso
La battaglia legale tra il Comune di Milano e Ecooltra (nota sul mercato semplicemente come Cooltra) ruota attorno a un’ingiunzione di pagamento dal valore esatto di 76.665,52 euro. La cifra è il risultato di ben 350 verbali per violazioni del codice della strada accumulati nel tempo dai mezzi della flotta e mai pagati.
Notificata l’ingiunzione nel febbraio 2026, la società ha trascinato il Comune in tribunale chiedendo l’annullamento dell’atto. La strategia difensiva dell’azienda puntava tutto su presunti vizi formali: secondo i legali di Cooltra, le notifiche via PEC non erano regolari, i documenti erano privi di firma digitale e i verbali originari non sarebbero mai stati recapitati. Inoltre, la società ha sostenuto di aver tempestivamente comunicato alla polizia locale i dati degli utenti che si trovavano alla guida al momento delle infrazioni.
Per l’amministrazione comunale, invece, la questione è lineare: quelle multe non sono mai state impugnate nei termini previsti dalla legge e sono quindi diventate a tutti gli effetti un titolo esecutivo.
No alla sospensiva: la causa prosegue
Il primo verdetto della magistratura ha dato ragione a Palazzo Marino. Durante l’udienza dello scorso 6 maggio 2026, il Tribunale di Milano ha rigettato l’istanza di sospensione urgente presentata da Cooltra, negando il blocco cautelare del provvedimento.
Il no dei giudici alla sospensiva non chiude definitivamente la partita, ma segna un punto cruciale a favore del Comune. La giunta milanese ha già deliberato la costituzione in giudizio per difendere la legittimità delle sanzioni nella causa di merito che definirà la vicenda.
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