Il futuro dello stadio di San Siro è arrivato a una svolta decisiva. Il Tribunale Amministrativo Regionale si pronuncerà sui cinque ricorsi pendenti legati all’impianto, segnando un momento della verità atteso da tempo. Questa situazione evidenzia un vizio cronico del sistema italiano, in cui ogni decisione, ipotesi o progetto urbanistico sembra dover inevitabilmente passare per le carte bollate e lo scandalo pubblico, prima che il parere di un magistrato – l’unico che alla fine conta davvero – metta un punto fermo alla vicenda. Il giudice amministrativo stabilirà la legittimità delle procedure, la validità dei contratti e la correttezza della vendita, affrontando nodi cruciali che sono finalmente venuti al pettine.
Gli scenari che si prospettano dopo il verdetto sono essenzialmente due e opposti tra loro. Se il tribunale dovesse ritenere corretto l’operato di Palazzo Marino, le squadre di calcio potrebbero procedere spedite con i loro piani, nonostante l’altissimo rischio di un successivo ricorso al Consiglio di Stato da parte dei contrari. Al contrario, una bocciatura delle scelte del Comune aprirebbe una fase di caos istituzionale e politico difficilmente gestibile. Questo scenario darebbe nuova linfa alle proteste della fazione ecologista della maggioranza, pronta a dare battaglia dopo le recenti tensioni interne alla coalizione.
Questo snodo si inserisce in un periodo denso di nodi da sciogliere per Milano, una fase in cui la città è costretta a guardare in faccia la realtà su diversi fronti, a partire dalle inchieste sull’urbanistica fino alla gestione delle grandi infrastrutture. Resta invece ancora aperta e priva di scadenze immediate la partita giudiziaria legata ai presunti illeciti edilizi, considerando che la recente sentenza sul caso Torre Milano non ha riguardato fenomeni di corruzione. Per i filoni d’indagine principali sono stati infatti concessi altri dodici mesi di tempo, fissando la chiusura degli accertamenti proprio in concomitanza con la prossima campagna elettorale.
Milano Post è edito dalla Società Editoriale Nuova Milano Post S.r.l.s , con sede in via Giambellino, 60-20147 Milano.
C.F/P.IVA 9296810964 R.E.A. MI – 2081845
Non resta che incrociate le dita per il salvataggio del Meazza