Il dibattito sulla sicurezza a Milano si arricchisce di un nuovo, caotico capitolo che mette a nudo le profonde divisioni interne alla maggioranza di centrosinistra. L’attesissima seduta del Consiglio Comunale a Palazzo Marino, che avrebbe dovuto affrontare il delicato tema della sperimentazione e dell’assegnazione del taser agli agenti di Polizia Locale, è saltata clamorosamente prima ancora di iniziare. La causa? La totale mancanza del numero legale, dovuta alla decisione dei consiglieri del Partito Democratico e della sinistra di non presentarsi in aula.
La strategia dell’assenza, definita dalle opposizioni di centrodestra come un vero e proprio atto di codardia politica, ha paralizzato i lavori dell’aula proprio nel giorno in cui il sindaco Giuseppe Sala aveva annunciato una presenza insolitamente sbandierata. Il risultato è stato uno scenario surreale: un sindaco pronto a presenziare e una maggioranza invisibile, che ha preferito far decadere la seduta pur di non spaccarsi pubblicamente su un tema da sempre divisivo per l’anima progressista milanese.
Il “Vietnam” di Palazzo Marino e le accuse del centrodestra
Le reazioni delle forze di opposizione sono state durissime, evidenziando come l’episodio sia il sintomo di una Giunta ormai priva di una linea politica condivisa sulla tutela del territorio e del proprio personale in divisa.
Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia e storico ex vicesindaco di Milano, non ha risparmiato parole di fuoco contro l’amministrazione:
«Il PD ha voluto disertare un appuntamento durante il quale si sarebbe dovuto discutere del taser da dare agli agenti di Polizia Locale. Vergogna! Ecco il rispetto che questa maggioranza ha per il lavoro dei nostri agenti. Pur di non dare loro la pistola a impulsi elettrici hanno scelto di non presentarsi in aula, a testimonianza del fatto che questa Giunta più spaccata di così non potrebbe essere.»
De Corato ha inoltre criticato la presidente del Consiglio Comunale, Elena Buscemi, accusando i vertici dell’aula di preferire le polemiche ideologiche — come quelle sollevate per la recente visita del Presidente del Senato, Ignazio La Russa — rispetto a provvedimenti concreti a favore dei cittadini e dei ghisa milanesi.
Dello stesso tenore l’attacco frontale che descrive una Milano ormai “priva di comando e di timoniere”, dove le spaccature interne della sinistra si ripercuotono direttamente sulla pelle dei residenti. Per le opposizioni, l’incapacità di governare la macchina amministrativa e di garantire il numero legale su un voto cruciale è il segno tangibile di un capolinea politico, motivo per cui è stato chiesto a gran voce che il sindaco rassegni le dimissioni per liberare la città da questa paralisi.
Un’arma di difesa negata agli agenti
Al centro della contesa c’è, ancora una volta, la resistenza ideologica della sinistra milanese verso strumenti di difesa non letali come la pistola a impulsi elettrici. Mentre molte altre città italiane hanno già dotato i propri agenti di polizia municipale del taser per garantire standard di sicurezza più elevati durante i controlli e i pattugliamenti in contesti degradati, Milano frena.
Il rinvio forzato del voto non fa che prolungare una situazione di stallo che priva i vigili urbani di un deterrente fondamentale per l’autotutela e il controllo del territorio, proprio in un momento storico in cui la domanda di sicurezza e legalità da parte dei cittadini milanesi è ai massimi livelli storici.
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