Arriverà oggi il primo verdetto nell’ambito delle numerose indagini avviate, da quasi quattro anni, dalla Procura di Milano sulla gestione urbanistica e sui presunti abusi edilizi nel capoluogo lombardo. Si tratta di inchieste complesse che, in alcuni filoni, hanno ipotizzato anche reati di corruzione. Il processo giunto al traguardo della sentenza è quello relativo alla costruzione della Torre Milano di via Stresa.
L’accusa: una nuova costruzione spacciata per ristrutturazione
Secondo le indagini condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, la realizzazione del grattacielo di 24 piani e 80 metri di altezza sarebbe avvenuta attraverso un escamotage normativo.
Invece di presentare un piano attuativo con una convenzione urbanistica (procedura che avrebbe imposto la valutazione dei servizi pubblici da garantire nella zona), è stata utilizzata una Scia con atto d’obbligo, ovvero una semplice autocertificazione. In sintesi, la Procura sostiene che una nuova costruzione sia stata illegittimamente qualificata come un intervento di ristrutturazione edilizia.
Le richieste di condanna della Procura
Lo scorso aprile, la pubblico ministero Marina Petruzzella ha formulato pesanti richieste di condanna per i reati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva, sollecitando inoltre la confisca della Torre (provvedimento che diventerebbe esecutivo solo con una condanna definitiva in Cassazione).
Le pene richieste si dividono principalmente tra ex dirigenti pubblici, progettisti e imprenditori:
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Dirigenti comunali e progettisti (richiesta: 2 anni e 4 mesi di arresto e 50.000€ di ammenda):
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Giovanni Oggioni: ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio (già arrestato a marzo 2025 in un altro filone d’indagine sulla corruzione).
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Franco Zinna: ex dirigente della Direzione Urbanistica milanese.
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Gianni Maria Beretta: architetto e progettista dell’opera.
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Imprenditori (richiesta: 2 anni e 4 mesi di arresto e 50.000€ di ammenda):
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Stefano e Carlo Rusconi: costruttori del progetto.
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Ex funzionari dello Sportello unico edilizia:
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Francesco Mario Carrillo e Maria Chiara Femminis: chiesti 2 anni di arresto e 30.000€ di ammenda.
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Pietro Ghelfi: chiesto 1 anno di arresto e 16.000€ di ammenda.
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Le battute finali del processo
L’udienza di oggi, davanti alla giudice della settima sezione penale Paola Braggion, prevede l’ultima controreplica della difesa. Subito dopo, la giudice si ritirerà in camera di consiglio per emettere la sentenza che segnerà il primo punto fermo nel fitto groviglio delle inchieste edilizie milanesi.
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