Immigrazione clandestina, due arresti e quattro indagati

Cronaca

Un egiziano di 40 anni, noto attivista della Fratellanza Musulmana e attivo promotore di manifestazioni di piazza e raccolte fondi a sostegno del popolo palestinese, è il principale indagato nell’operazione della Polizia di Stato di Milano che stamani ha smantellato un’organizzazione dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’uomo è stato arrestato e portato in carcere su ordine della Procura di Milano insieme a un connazionale di 46 anni, suo socio in un’azienda edile, mentre per altre quattro persone – tra cui la moglie del 40enne – è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Uno dei due arrestati ha acquisito nel corso degli anni anche la cittadinanza italiana. L’attività investigativa, condotta dalla Sezione Antiterrorismo della Digos in collaborazione con la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, è scaturita proprio dal monitoraggio degli ambienti estremisti di matrice confessionale intensificato all’indomani del 7 ottobre 2023, contesto nel quale è emerso il profilo dell’esponente religioso. Secondo quanto riscontrato dagli approfondimenti investigativi, i due arrestati e i loro complici sfruttavano sistematicamente e in maniera organizzata le finestre del cosiddetto ‘Decreto Flussi’ per procurare l’ingresso illegale in Italia di stranieri, provenienti in larga parte dal Nord Africa, in cambio di somme di denaro.

La ricostruzione delle singole posizioni, effettuata con il personale specializzato dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Milano, ha svelato decine di pratiche anomale legate a un consolidato schema operativo. Il meccanismo si articolava inizialmente in una richiesta nominativa dello straniero ancora all’estero, previo pagamento, per fargli ottenere il nulla osta e il visto d’ingresso finalizzati a un’assunzione fittizia, o comunque temporanea, presso la ditta edile degli indagati o altre imprese collegate. Successivamente, sempre dietro compenso, l’organizzazione forniva assistenza per le pratiche burocratiche rilasciando false certificazioni e attestazioni di ospitalità non veritiere, arrivando persino a chiedere agli stranieri di pagare di tasca propria il denaro destinato al datore di lavoro per il versamento dei contributi previdenziali. Infine, una volta ottenuto il permesso di soggiorno, i lavoratori venivano immediatamente spinti a dimettersi in modo insistente; un passaggio necessario per consentire alla ditta di inserire nuove quote di ‘dipendenti’, poiché ciascuna società è vincolata a un limite massimo di personale straniero assumibile calcolato in base al volume d’affari.

Nell’ordinanza che dispone le misure cautelari, il gip ha condiviso le risultanze investigative, evidenziando la marcata finalità di lucro degli indagati e sottolineando come il principale arrestato non esitasse a speculare e a chiedere denaro a fondo perduto persino ai propri parenti più prossimi. Il provvedimento restrittivo in carcere si è reso necessario anche per il concrete rischio di reiterazione del reato, dal momento che i due arrestati avevano già manifestato l’intenzione di espandere il proprio giro d’affari sfruttando appieno tutti i margini offerti dalla normativa vigente in tema di immigrazione.

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