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Sala si confessa: l’orizzonte romano e quel treno perso per la riapertura dei Navigli

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Il conto alla rovescia per la fine del secondo mandato di Giuseppe Sala a Palazzo Marino è ufficialmente iniziato. A un anno dal termine della sua esperienza alla guida di Milano, il sindaco comincia a tracciare un bilancio del suo decennio da primo cittadino e, soprattutto, a guardare al futuro. Un futuro che, stando alle sue ultime dichiarazioni rilasciate a “Un giorno da pecora” su Rai Radio 1, sembra incanalarsi verso la politica nazionale.

“Io vorrei continuare, ma non lo sento come un obbligo e ci devono essere delle condizioni. Sono uno abbastanza operativo, devo trovare qualcosa che sia interessante e su cui posso dare un contributo. Non voglio essere un peso per nessuno.”

L’orizzonte delle Politiche 2027

Per Sala, la strada verso il Parlamento appare quindi come lo sbocco più naturale. Il sindaco ha ammesso che “non ci sono molte alternative” a una candidatura alle elezioni politiche del 2027, escludendo invece in modo categorico una corsa alle Regionali dell’anno successivo.

Anche di fronte all’ipotesi di un eventuale terzo mandato a Milano, la risposta resta un no fermo. Sala ha paragonato la leadership politica a quella sportiva: “Dopo tre anni si tende a cambiare l’allenatore di una squadra di calcio, capisco i milanesi che dopo dieci anni dicono basta. Ho fatto cinque anni di Expo e undici da sindaco: la mia parte l’ho fatta e finisco sereno”.

Il bilancio e il grande rimpianto dei Navigli

Nel valutare i suoi due mandati, Sala si assegna un voto “alto per l’impegno”, pur rimandando il giudizio definitivo al tempo e alla serenità degli anni a venire. Tuttavia, non manca un elemento di forte rimpianto legato a quello che avrebbe potuto essere il progetto simbolo della sua amministrazione: la riapertura dei Navigli interrati.

L’idea iniziale: Un piano affascinante per rivoluzionare il volto e la viabilità di Milano.

Il freno: Il timore per i costi decisamente significativi e la complessità dei cantieri.

Il rammarico: “Mi sono fatto spaventare”, ha confessato il sindaco. “Sarebbe stato il progetto che avrebbe cambiato la città, una bellissima rivoluzione anche per il traffico”.

Non si può negare però che l'”idea stupenda” del Sindaco avesse suscitato, per più di un motivo, un forte dissenso in gran parte della cittadinanza.

La corsa alla successione: il centrodestra accelera

Mentre il sindaco pianifica il dopo Milano, la macchina politica per la sua successione si è già messa in moto, influenzata anche dai risultati dei ballottaggi locali, come quelli di Lecco e Legnano.

Il centrodestra si sta muovendo con anticipo per trovare un profilo forte (tra i nomi papabili circola anche quello di Maurizio Lupi). Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha espresso l’intenzione di stringere i tempi per presentare un candidato il prima possibile.

Le polemiche sul “caso Siciliano”

Il clima politico si accende anche sul fronte delle liste autonome. Sta facendo discutere la candidatura dell’ex pm della Procura di Milano, Tiziana Siciliano, proposta come vicesindaca nel ticket a sostegno dell’imprenditore Massimiliano Lisa.

La reazione del centrodestra non si è fatta attendere. Salvini ha sollevato perplessità sull’opportunità che un magistrato si candidi a così breve distanza dal termine della propria attività giudiziaria, pur escludendo complotti: “Saranno i milanesi a decidere, ma non credo che andrà molto lontano alle elezioni”.

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