Alle Gallerie d’Italia la mostra “Arnaldo Pomodoro. Una vita. Le grandi opere delle Collezioni Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro”

Cultura e spettacolo

A un anno dalla scomparsa di Arnaldo Pomodoro (Morciano di Romagna 1926 – Milano 2025) nella ricorrenza del centenario della sua nascita, Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro rendono omaggio a uno dei più importanti protagonisti dell’arte contemporanea italiana e internazionale del secondo Novecento con la mostra Arnaldo Pomodoro. Una vita. Le grandi opere delle Collezioni Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro alle Gallerie d’Italia in Piazza Scala a Milano, museo di Intesa Sanpaolo, fino al 18 ottobre 2026.

Curata da Luca Massimo Barbero, curatore Associato delle Collezioni di Arte Moderna e Contemporanea della Banca, e Federico Giani, curatore della Fondazione Arnaldo Pomodoro, la mostra è il racconto di una vita, di un viaggio artistico durato oltre sessant’anni, dal fermento degli esordi alla metà degli anni Cinquanta fino alle più recenti sperimentazioni degli anni Duemila. Grazie a un nucleo antologico di quarantacinque opere provenienti dalle Collezioni di Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro, il pubblico può ripercorrere, decennio dopo decennio, le tappe più significative dell’avventura creativa e poetica di Pomodoro. Il percorso espositivo permette ai visitatori di ammirare i capisaldi della produzione del Maestro, così come di scoprire opere meno note e un nucleo di materiali d’archivio, selezionati dai curatori per stimolare nuove chiavi di lettura e di visione. A restituire la forza visionaria della ricerca di Pomodoro contribuisce inoltre l’allestimento, progettato da BRH+ / Barbara Brondi & Marco Rainò: una rilettura dei più efficaci display ideati dall’artista nel corso della sua carriera.

La mostra si dirama attraverso gli ambienti delle Gallerie d’Italia di Milano, partendo dal Salone Scala e dalle sale espositive attigue, passando per il Salone Manzoni e il Cantiere del Novecento, le sale di Palazzo Brentani, fino ad arrivare al Chiostro ottagonale e al Giardino di Alessandro, dove sono esposte permanentemente due opere monumentali di Pomodoro: il Disco in forma di rosa del deserto n. 1 (1993-1994) e la Sfera grande (1966-1967). Proprio attorno a queste due sculture è nata e si è sviluppata la collaborazione ormai pluriennale tra Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro, impegnate in un progetto condiviso di conservazione e valorizzazione delle opere di Pomodoro parte del patrimonio artistico della Banca.

Il percorso espositivo prende avvio dal Salone Scala con una grande pedana – una sorta di palco – popolata di sculture in fiberglass bianco, un materiale che, grazie alla sua leggerezza quasi immateriale, ben si presta a dialogare con la saturazione decorativa dell’ambiente. Questo gruppo di opere, scalate dagli anni Sessanta agli anni Duemila, costituisce un piccolo repertorio attorno ai temi del movimento e del disequilibrio, fondanti della ricerca di Pomodoro. Ne fanno parte il Cubo (1964-1967) e il Movimento di crollo (1970-1971) – un gruppo di colonne spaccate e recise che “vogliono trasmettere il senso del nostro tempo, che è strano e in crisi di trasformazione” –, il Giroscopio (1986-1987) e il Colpo d’ala (1984) – un “uccello viaggiatore, aperto, inventivo e imprevedibile” nato come omaggio a Umberto Boccioni –, e infine la Rotativa di Babilonia (1991), la Ruota (1995) e il Cuneo con frecce (2006) – espressione di “un atto di irruzione nelle profondità della terra, di ciò che genera la vita e la mantiene”.

Nelle sei sale affacciate sul Salone Scala, la mostra ripercorre i momenti salienti del percorso artistico di Pomodoro:

  • gli esordi nel pieno della stagione informale della Milano degli anni Cinquanta, con una selezione di bassorilievi dal 1955 al 1960 che bene illustrano la nascita e la definizione dello stile di Pomodoro, così come le continue e feconde sperimentazioni con i materiali: argento, cemento, piombo, stagno, rame, zinco, ferro, idronalis e bronzo;
  • la ricerca sulle forme della geometria euclidea all’aprirsi degli anni Sessanta, e quindi il passaggio alla scultura a tuttotondo con La ruota (1961) e Il cubo (1961-1962), attraverso una delle prime Colonne del viaggiatore, fino ad arrivare alla Sfera n. 1 (1963), la prima delle “sfere” realizzate da Pomodoro, grazie alle quali lo scultore si afferma sul panorama artistico internazionale;
  • le sperimentazioni minimaliste maturate a cavallo tra anni Sessanta e Settanta, frutto degli anni di insegnamento nei campus delle università della West Coast, rappresentate dalle forme opposte e complementari del Rotante massimo (1969-1970) di bronzo e della Forma X (1968-1969) di acciaio;
  • il ritorno, tra anni Settanta e Ottanta, ai temi della scrittura e della comunicazione: sia con la serie delle Immagini e delle Cronache, quasi lettere private dedicate ad amici artisti come Gastone Novelli e Ugo Mulas, sia con quella delle Aste cielari, un’evoluzione delle Colonne del viaggiatore che diventa antenna futuribile;
  • l’esplorazione di una superficie mossa, come quella del Papiro (1985-1986), che progressivamente si dilata fino a conquistare lo spazio circostante, come nel Papyrus per Darmstadt (1988-1989), versione in scala minore di uno dei numerosi interventi ambientali realizzati da Pomodoro tra anni Ottanta e Novanta;
  • la rielaborazione continua, ancora agli inizi del Duemila, sui propri esordi e sul tema fondamentale della scrittura, che porta Pomodoro a elaborare le Colonne AB e C (2010), forme totemiche interamente ricoperte della stessa scrittura dilatata, come propagazione potenzialmente infinita e ipnotica, nella serie dei Continuum (2010).

L’ultima sala affacciata al Salone Scala propone ai visitatori della mostra un’immersione nell’archivio dell’artista, attraverso un nucleo di materiali originali – cataloghi, riviste, ritagli stampa, manifesti, lettere, schizzi, fotografie – selezionati per innescare continui rimandi e associazioni tra le opere esposte, e stimolare così una libera esplorazione della vita e del poliedrico percorso inventivo di Pomodoro.

La mostra prosegue con un’incursione nel Cantiere del Novecento: il Salone Manzoni accoglie un nucleo di opere realizzate da Pomodoro negli anni Sessanta, in dialogo con l’allestimento permanente delle Collezioni d’arte moderna e contemporanea del Gruppo Intesa Sanpaolo. Legate ai temi della comunicazione e della tecnologia, nonché alla fascinazione di Pomodoro per gli Stati Uniti, La vera perla dei lucidi (1960), Radar n.1 (1961-1962) e Il grande ascolto (1967-1968) entrano in risonanza con le tematiche del Cantiere – Segno, spazio, superficie; Geometrie variabili; Impronte, tracce, memorie; Idee di spazio – e con le opere di artisti che Pomodoro ha sempre considerato alla stregua di maestri, come Lucio Fontana e Alberto Burri, dei suoi compagni di viaggio, da Gastone Novelli a Achille Perilli, Piero Dorazio e Pietro Consagra, fino a quelle degli amici della generazione successiva, da Nicola Carrino ad Alighiero Boetti, Giuseppe Spagnulo e Mauro Staccioli.

Simbolo per eccellenza del viaggio nella poetica di Pomodoro, tre Colonne (2010) dislocate nelle sale di Palazzo Brentani conducono i visitatori alle due opere monumentali dalle collezioni di proprietà, permanentemente esposte negli spazi delle Gallerie d’Italia di Milano e recentemente restaurate, che concludono l’esposizione dedicata a Arnaldo Pomodoro in occasione del centenario della sua nascita: il Disco in forma di rosa del deserto n. 1 (1993-1994) di bronzo nel Chiostro ottagonale, metafora del faticoso ma inarrestabile principio di germinazione del mondo minerale, e nel Giardino di Alessandro, confinante con Casa Manzoni, la Sfera grande (1966-1967), versione in fiberglass della prima e più importante Sfera di grandi dimensioni realizzata dall’artista, un vero e proprio caposaldo della produzione di Pomodoro, parte della Collezione Luigi e Peppino Agrati, donata al Gruppo grazie al lascito del Cavaliere Luigi Agrati.

A completamento del percorso della mostra, nelle ultime due sale di Palazzo Brentani i visitatori avranno l’occasione di vedere il docu-film Arnaldo Pomodoro – La natura della forma (2026 – scritto e diretto da Alessandro Pezza; prodotto da Studiozabalik; in collaborazione con Fondazione Arnaldo Pomodoro e Archivio Carlo Orsi) e incontreranno una teca contenente una selezione di documenti provenienti dal fondo “Carte dell’Arte” dell’Archivio Storico di Intesa Sanpaolo, dove sono conservati diversi materiali relativi alle opere di Arnaldo Pomodoro oggi parte del patrimonio artistico del Gruppo, nonché ai rapporti intrattenuti dall’artista con istituti bancari come la Banca Commerciale Italiana o con collezionisti come Luigi e Peppino Agrati.

In occasione della mostra, inoltre, sono allestite nel caveau – aperto ogni terzo sabato del mese, su prenotazione – altre tre opere appartenenti al patrimonio artistico di Intesa Sanpaolo: Foglio n. 2/C (1966), Rotante massimo, II (1967) e Sfera (1990).

La mostra sarà affiancata da un ampio programma di percorsi di visita e laboratori rivolti alle scuole e a tutte le categorie di visitatori, a cura del Dipartimento educativo della Fondazione Arnaldo Pomodoro insieme ai Servizi educativi di Civita Mostre e Musei.

Il catalogo della mostra, con un ricco apparato di immagini e testi di approfondimento dei curatori, è realizzato da Società Editrice Allemandi.

Biografia di Arnaldo Pomodoro

Arnaldo Pomodoro è nato nel Montefeltro nel 1926, ha vissuto l’infanzia e la formazione presso Pesaro. Dal 1954 ha vissuto e lavorato a Milano. Le sue opere degli anni Cinquanta sono altorilievi dove emerge una singolarissima “scrittura” inedita nella scultura, che viene interpretata variamente dai maggiori critici. Nei primi anni Sessanta affronta la tridimensionalità e sviluppa la ricerca sulle forme della geometria solida: sfere, dischi, piramidi, coni, colonne, cubi –in lucido bronzo– sono squarciati, corrosi, scavati nel loro intimo, con l’intento di romperne la perfezione e scoprire il mistero che vi è racchiuso. La contrapposizione formale tra la levigata perfezione della forma geometrica e la caotica complessità dell’interno sarà d’ora in poi una costante nella produzione di Pomodoro.

Nel 1966 gli viene commissionata una sfera di tre metri e mezzo di diametro per l’Expo di Montreal, ora a Roma di fronte alla Farnesina: è il passaggio alla grande dimensione. Questa è la prima delle numerose opere dell’artista che hanno trovato collocazione in spazi pubblici di grande suggestione e importanza simbolica: nelle piazze di molte città (Milano, Copenaghen, Brisbane, Los Angeles, Darmstadt), di fronte al Trinity College dell’Università di Dublino, al Mills College in California, nel Cortile della Pigna dei Musei Vaticani, davanti alle Nazioni Unite a New York, nella sede parigina dell’Unesco, nei parchi sculturali della Pepsi Cola a Purchase e dello Storm King Art Center a Mountainville, poco distanti da New York City.

Ha realizzato numerose opere ambientali: dal Progetto per il Cimitero di Urbino del 1973 scavato dentro la collina urbinate, poi non realizzato a causa di contrasti e problemi locali, a Moto terreno solare, il lungo murale in cemento per il Simposio di Minoa a Marsala, dalla Sala d’Armi per il Museo Poldi Pezzoli di Milano, all’environment Ingresso nel labirinto, dedicato all’Epopea di Gilgamesh, fino al Carapace, la cantina di Bevagna realizzata per la famiglia Lunelli.

Memorabili mostre antologiche lo hanno consacrato artista tra i più significativi del panorama contemporaneo. Numerose esposizioni itineranti si sono susseguite in Europa, Stati Uniti, Australia e Giappone. Pomodoro si è dedicato alla scenografia sin dall’inizio della sua attività e ha realizzato “macchine spettacolari” per numerosi lavori teatrali, dalla tragedia greca al melodramma, dal teatro contemporaneo alla musica. Ha insegnato nei dipartimenti d’arte delle università americane: Stanford University, University of California a Berkeley, Mills College.

Ha ricevuto molti premi e importanti riconoscimenti: i Premi di Scultura alle Biennali di São Paulo (1963) e Venezia (1964); il Praemium Imperiale per la Scultura 1990 della Japan Art Association e il Lifetime Achievement in Contemporary Sculpture Award dell’International Sculpture Center di San Francisco (2008). Nel 1992 il Trinity College dell’Università di Dublino gli ha conferito la Laurea honoris causa in Lettere e nel 2001 l’Università di Ancona quella in Ingegneria edile-Architettura.

Il 22 giugno 2025 a poche ore dal compimento del suo novantanovesimo compleanno, Arnaldo Pomodoro si spegne serenamente nella sua casa di Milano, lasciando un’eredità immensa, non solo per la forza della sua opera, riconosciuta a livello internazionale, ma anche per la coerenza e l’intensità del suo pensiero, capace di guardare al futuro con instancabile energia creativa.

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