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Milano paralizzata dalla burocrazia: anche Architetti, Ingegneri e Geometri scrivono a Sala

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Non sono più soltanto i cittadini, i comitati o le opposizioni a denunciare il caos urbanistico milanese. Ora a certificare il collasso amministrativo del Comune guidato da Giuseppe Sala sono direttamente gli Ordini professionali tecnici della città: Ordine degli Architetti PPC di Milano, Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano e Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Milano.

Con una durissima lettera indirizzata all’Amministrazione comunale e per conoscenza al Sindaco Sala, i tre enti parlano apertamente della necessità di un “ritorno alla normalità istituzionale” nei rapporti tra Comune e professionisti tecnici. Una formula diplomatica che, tradotta dal burocratese, significa una sola cosa: il sistema urbanistico milanese non funziona più. La denuncia è pesantissima perché arriva da categorie che ogni giorno lavorano con Palazzo Marino e che, fino a pochi anni fa, rappresentavano uno degli interlocutori naturali dell’amministrazione nella trasformazione della città.

Nella lettera del 25 maggio 2026, firmata dalla presidente dell’Ordine degli Architetti Francesca Scotti, dalla presidente dell’Ordine degli Ingegneri Carlotta Penati e dal presidente del Collegio Geometri Cristiano Cremoli, si parla senza mezzi termini di “crescenti condizioni di incertezza per i professionisti” e di “rallentamenti procedurali, inefficienze e ulteriori criticità”. Il punto più clamoroso riguarda il blocco dell’interlocuzione tecnica con il SUE, lo Sportello Unico per l’Edilizia. Gli Ordini denunciano che la sospensione dello sportello “sta producendo diffuse difficoltà operative” e chiedono il “ripristino urgente del servizio”. Tradotto: a Milano oggi perfino i professionisti faticano a parlare con gli uffici comunali.

Ma il quadro diventa ancora più grave leggendo l’allegato contenente le segnalazioni degli iscritti. Qui emerge un’amministrazione paralizzata, incapace di fornire risposte certe e addirittura ostile verso chi deve lavorare. Gli iscritti denunciano che, dopo la Disposizione di Servizio n. 9/2024, “è venuta meno ogni forma di confronto diretto e preventivo con i tecnici comunali tramite sportello”. Il servizio telefonico residuo viene definito “inadeguato”, perché non consente verifiche tecniche serie e non lascia alcuna traccia scritta delle indicazioni fornite.

Ancora più inquietante il passaggio in cui si denuncia la “ritrattabilità delle indicazioni fornite verbalmente”, con professionisti lasciati soli a rispondere “sul piano deontologico ed economico” per eventuali interpretazioni errate. In pratica: il Comune non dà risposte chiare, ma se qualcosa va storto paga il professionista. Non basta. Le lettere parlano di appuntamenti fissati “a distanza di oltre due mesi” mentre i termini per rispondere ai preavvisi di diniego sono di appena 30 giorni. Una situazione paradossale e kafkiana: il Comune concede meno tempo per rispondere di quanto ne serva per ottenere un appuntamento con gli uffici.

E poi ci sono i tempi abnormi dei procedimenti edilizi. Gli Ordini citano il caso di un permesso di costruire presentato nel dicembre 2024, contestato solo nel dicembre 2025 e ancora senza esito definitivo nel febbraio 2026. Quattordici mesi di limbo burocratico. Nel frattempo imprese, professionisti e cittadini restano ostaggio dell’incertezza amministrativa. Durissime anche le critiche alla Commissione per il Paesaggio, accusata di bocciare “la maggior parte delle proposte di recupero dei sottotetti” con motivazioni “eccessivamente sintetiche”.

Una gestione opaca che alimenta arbitrarietà e sfiducia. Gli Ordini denunciano inoltre ritardi gravissimi nelle autorizzazioni paesaggistiche, malfunzionamenti continui del nuovo portale SUE, blocchi nelle pratiche edilizie e persino sospensioni di concessioni di suolo pubblico già pagate, legate alle aree olimpiche. E c’è forse il dato politicamente più significativo: gli stessi professionisti segnalano che “il protrarsi della situazione sta inducendo alcuni professionisti a rinunciare a nuovi incarichi”.

Milano rischia così di trasformarsi nella città dove non conviene più progettare, investire o rigenerare. Dopo anni di propaganda sulla “Milano modello”, la realtà che emerge dalle lettere degli Ordini è quella di una macchina amministrativa inceppata, distante, incapace di garantire certezza del diritto e tempi ragionevoli. E se persino Architetti, Ingegneri e Geometri — categorie tradizionalmente moderate nei toni istituzionali — arrivano a chiedere formalmente il “ripristino della normalità”, allora il problema politico non è più negabile. Sala non può continuare a raccontare una città efficiente mentre gli stessi professionisti che dovrebbero costruirla denunciano un sistema urbanistico ormai vicino al collasso.

1 thought on “Milano paralizzata dalla burocrazia: anche Architetti, Ingegneri e Geometri scrivono a Sala

  1. Non posso che condividere quanto gli ordini professionali hanno posto in essere. Emerge che lo stallo della operatività del SUE sia legato ai trascorsi rapporti di malaffare tra politica, con il sindaco in primis, e un sistema di finanza fortemente speculativa sull’urbanistica, con la complicità e atteggiamento delinquenziale di esponenti della commissione paesaggio, quest’ultima assuntasi poteri decisionali oltre ogni logica ed oltre i limiti che le competevano. Sono anche convinto che, tra i poteri occulti, vi sia stato anche il silenzio colpevole di determinati magistrati e procuratori. Del resto il referendum sulla giustizia con il NO , ha consolidato e consoliderà il sodalizio. Chi paga per tutto questo sono i semplici cittadini, i professionisti dei piccoli studi professionali, gli imprenditori equilibrati nel rapporto rischio-benefici…in definitiva la CITTÀ come sistema tra urbano, architettura, immagine e vivibilità! Una nuova amministrazione comunale potrà invertire la rotta per dirigere le componenti operative e sostanziali della città verso una crescita sostenibile e sinergica? Bah… solo se all’apice di ogni sistema vi saranno uomini e donne con valori morali, civili e spirituali veri e consolidati così da saper resistere e desistere dalla e alla tentazione del potere-denaro! Nel frattempo la parte sana dello stesso sistema si mantenga salda, coesa, vigile, fattiva e attiva per non precipitare nel silenzio dell’indifferenza e/o della tacita e supina accettazione dello status quo, che peggio è delle perverse dinamiche potere-denaro.

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