Il sistema dei servizi diurni per la disabilità a Milano si appresta a cambiare pelle. Durante una recente commissione consiliare welfare si è discusso della delibera di giunta che prevede un profondo riordino dei Centri diurni disabili (Cdd) e dei Centri socioeducativi (Cse) del capoluogo lombardo. Questo provvedimento, inserito nella cornice del Piano di sviluppo del welfare e del bilancio di previsione, punta a sbloccare le liste d’attesa storiche, anche se non mancano disagi e forti preoccupazioni per le famiglie degli utenti.
La riorganizzazione dei centri e il nodo delle liste d’attesa
Il riassetto organizzativo nasce da un’analisi dettagliata dei flussi e delle necessità cittadine. Negli ultimi anni l’amministrazione comunale è riuscita a ridurre sensibilmente la lista d’attesa per i centri diurni, portandola a una dimensione fisiologica. Al contrario, si è consolidata una situazione critica sul fronte dei centri socioeducativi, destinati a persone con disabilità medio-grave, dove i tempi di iscrizione rimangono bloccati da tempo.
Per rispondere a questa emergenza, il Comune ha scelto di convertire due attuali centri diurni, nello specifico quelli di via Anfossi e via Cherasco, in altrettanti centri socioeducativi. Questa mossa permetterà l’assorbimento immediato di sessanta persone attualmente escluse dal sistema, procedendo parallelamente ad accorpare gli utenti dei due centri sacrificati in altre strutture cittadine.
L’assessore al welfare Lamberto Bertolé ha spiegato che si tratta di una razionalizzazione necessaria per aumentare la capacità di rispondere ai bisogni di chi oggi si trova fuori dal sistema dei servizi e non riceve alcuna risposta. Secondo Palazzo Marino, la riqualificazione e l’ottimizzazione degli spazi consentiranno di avere più posti totali rispetto a oggi in entrambe le tipologie di strutture, introducendo inoltre un piano di formazione specifico per accogliere utenti con disturbi dello spettro autistico.
Le perplessità delle famiglie e il caso di via Anfossi
Se sulla carta l’operazione promette un incremento delle risposte assistenziali, l’impatto concreto sui singoli territori desta forti perplessità. L’accorpamento più delicato riguarda il centro di via Anfossi, situato nel Municipio 4, che comporterà il trasferimento fisico degli utenti con disabilità gravi verso altre strutture della zona. Dal mondo politico, l’opposizione ha messo in guardia dal rischio di una segregazione della disabilità, avvertendo che la riorganizzazione non dovrebbe basarsi esclusivamente su logiche di bilancio.
Anche i rappresentanti delle consulte e delle associazioni dei familiari sottolineano l’importanza di guidare gli utenti con estrema attenzione durante questa fase di transizione. Viene inoltre criticata la rigidità degli attuali modelli di assistenza, spesso percepiti come percorsi troppo statici e immutabili nel tempo, che rendono faticosa l’accettazione di una permanenza decennale all’interno dello stesso servizio.
I finanziamenti per i soggiorni estivi e il progetto di vita
Durante il dibattito in commissione è emerso anche il tema dei finanziamenti per i soggiorni estivi dei disabili. L’assessore Bertolé ha respinto l’ipotesi di veri e propri tagli, parlando piuttosto di un’operazione di ottimizzazione delle risorse. Poiché negli anni passati i fondi stanziati venivano utilizzati solo in minima parte, l’amministrazione ha scelto di destinare i residui ai progetti di vita. Per tutelare le persone rimaste inizialmente escluse dai rimborsi, il Comune prevede di scorrere la graduatoria grazie a un ulteriore innesto di risorse, con l’obiettivo di azzerare i fondi inutilizzati a fine anno.
Sul piano strategico, l’orizzonte a lungo termine di Palazzo Marino rimane l’attuazione del progetto di vita individuale, uno strumento che punta ad attivare direttamente le risorse economiche senza costringere i cittadini a rincorrere continue scadenze burocratiche. L’idea dell’assessorato è quella di concepire servizi flessibili e integrati con l’esterno, immaginando centri aperti che si adattino ai percorsi delle persone e non viceversa.
La sfida per la macchina comunale è adesso nella fase operativa. Il personale e gli educatori hanno il compito di avviare i colloqui individuali di accompagnamento per minimizzare l’impatto dei trasferimenti. Resta tuttavia lo scetticismo di una parte delle famiglie e delle forze politiche di opposizione, preoccupate che la razionalizzazione possa trasformare i centri storici in presidi ad altissima intensità assistenziale, riducendo le reali occasioni di socializzazione e inclusione nel tessuto cittadino.
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