Milano perde la storica libreria Hoepli: dipendenti in piazza prima della chiusura definitiva

Attualità

La storica libreria Hoepli di Milano si prepara ad abbassare definitivamente la serranda alla fine del mese. Per dare un ultimo saluto a una delle istituzioni culturali più importanti della città, dipendenti e clienti affezionati si riuniranno per un flash mob all’insegna dello slogan che ha accompagnato gli ultimi mesi di trattative: “La cultura non si liquida”.

La decisione della famiglia proprietaria di mettere in liquidazione la società segna la parola fine per l’attività, nonostante i tentativi dei lavoratori di trovare soluzioni alternative per salvare il negozio di via Hoepli.

Sabato il flash mob in centro

L’appuntamento per il flash mob è fissato per sabato 23 maggio alle ore 15:00, proprio in via Hoepli. Gli organizzatori hanno invitato l’intera cittadinanza a partecipare per lanciare un messaggio chiaro a difesa della cultura e di chi ci lavora.

Nel frattempo, all’interno della libreria si lavora per svuotare gli spazi entro la scadenza di fine maggio: la svendita totale con sconti al 50% su tutto il catalogo ha attirato nelle ultime settimane una grande affluenza di clienti e collezionisti.

Il futuro dei dipendenti e lo spacchettamento

La fine di Hoepli comporta pesanti ripercussioni occupazionali, con i lavoratori destinati a percorsi diversi secondo i dati sindacali: 50 dipendenti accederanno alla cassa integrazione, 20 dipendenti saranno licenziati e 9 dipendenti passeranno a Mondadori, che ha acquisito il ramo d’azienda legato all’editoria scolastica.

Destinazione immobiliare da 20 milioni

Resta l’interrogativo sul futuro dello storico immobile in pieno centro a Milano. Le indiscrezioni di mercato parlano da tempo del forte interesse di un fondo d’investimento, pronto a rilevare lo stabile di via Hoepli e l’edificio adiacente per una cifra che si aggira intorno ai 20 milioni di euro.

Sebbene non ci siano ancora conferme ufficiali sul valore e sulla chiusura definitiva della trattativa, tra i lavoratori la firma del compromesso d’acquisto, avvenuta già mesi fa, viene data ormai per certa.

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