Una dimenticanza contributiva di poche centinaia di euro può costare migliaia di euro di agevolazioni perse. È questo, in estrema sintesi, il principio riaffermato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 10815 del 23 aprile 2026, destinata ad avere effetti molto concreti per imprese, consulenti del lavoro e professionisti che si occupano di gestione del personale.
La vicenda nasce da un contenzioso tra una società milanese e l’INPS relativo alla perdita di benefici contributivi per nuove assunzioni. L’azienda aveva ottenuto sgravi previdenziali ma si era vista revocare il beneficio a causa di una irregolarità contributiva emersa in sede di DURC. Un’irregolarità non enorme, anzi: somme modeste, legate a ritardi contributivi riferiti alla Gestione Separata dell’amministratore. Ma tanto è bastato per far decadere integralmente il diritto alle agevolazioni.
La società sosteneva di avere comunque sanato il debito e contestava l’eccessiva rigidità del sistema. In particolare, lamentava che l’INPS non avesse considerato la sproporzione tra la minima irregolarità contestata e la perdita di un beneficio contributivo ben più rilevante sul piano economico. Inoltre, evidenziava come il debito non riguardasse direttamente i lavoratori assunti con incentivo, ma posizioni differenti.
La Cassazione, però, ha confermato integralmente la decisione della Corte d’Appello di Milano: il sistema degli sgravi contributivi richiede una “costante regolarità contributiva” e il DURC regolare costituisce condizione imprescindibile per accedere ai benefici. Se il datore di lavoro riceve l’invito a regolarizzare, deve farlo entro i quindici giorni previsti dalla normativa. Un pagamento tardivo, anche di poco, non evita la decadenza dagli sgravi.
Nel caso specifico, la società aveva ricevuto l’invito a regolarizzare il 26 gennaio 2018 ma aveva effettuato il pagamento solo il 26 marzo successivo, quando ormai il DURC negativo era già stato emesso. Secondo la Suprema Corte, questo elemento era sufficiente per far venir meno il requisito essenziale della continuità contributiva.
Il passaggio più significativo dell’ordinanza riguarda proprio la filosofia del sistema. I giudici ribadiscono che il DURC non è un mero documento formale ma rappresenta la certificazione di una situazione sostanziale di regolarità previdenziale. E soprattutto chiariscono che non esiste alcun margine di elasticità interpretativa: la sanatoria è possibile solo se avviene nei tempi stabiliti.
Si tratta di una lettura estremamente rigorosa, che conferma un orientamento già presente nella giurisprudenza degli ultimi anni ma che continua a suscitare perplessità nel mondo produttivo. Perché, nei fatti, si consolida un sistema nel quale anche irregolarità marginali possono comportare conseguenze economiche molto pesanti.
Il tema è particolarmente sensibile a Milano e nelle grandi aree produttive, dove molte imprese fanno ricorso agli incentivi occupazionali previsti dalle varie normative nazionali. La perdita retroattiva degli sgravi può infatti tradursi in richieste di restituzione rilevanti, con effetti pesanti sui bilanci aziendali, soprattutto per le PMI.
La sentenza pone anche una questione più ampia: il rapporto tra legalità contributiva e principio di proporzionalità. La società ricorrente aveva chiesto ai giudici una lettura “costituzionalmente orientata” della normativa, sostenendo che la sanzione implicita – la perdita totale dei benefici – risultasse sproporzionata rispetto all’entità dell’inadempimento.
Ma la Cassazione ha scelto una linea opposta, privilegiando l’esigenza di certezza amministrativa e uniformità applicativa. Un approccio che rafforza il potere di controllo degli enti previdenziali ma che, al tempo stesso, alimenta il dibattito sulla necessità di meccanismi più equilibrati e graduati.
Per le imprese, il messaggio è chiarissimo: non basta essere “quasi regolari”. Nel sistema degli sgravi contributivi, la puntualità assoluta diventa condizione essenziale. Anche una minima irregolarità, se non sanata immediatamente, può trasformarsi in un costo molto elevato.
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Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.