Dal laboratorio all’Aula: il volto delle donne tra arte, AI e diritto di non essere riscritte.

Attualità

Il giorno prima di entrare a Palazzo Madama, ero altrove. Non in un’aula istituzionale, ma nello studio – esposizione dell’artista Marco Innocenti.

E lì, prima ancora di parlare di intelligenza artificiale, ho visto qualcosa che mi ha obbligata a riformulare tutto.

L’opera non si guarda soltanto. Si attraversa. Figure femminili tratte dalla tradizione pittorica – armoniche, perfette, rassicuranti – vengono immerse in un sistema di segni che le interrompe: scritte, stratificazioni, interferenze visive.

Non è decorazione. È un’operazione chirurgica.

Ho osservato a lungo un dettaglio ovvero il punto in cui il volto resta riconoscibile, ma non è più integro. Ed è lì che ho capito. L’identità non viene cancellata. E’ modificata.

Poi entro al Senato per la conferenza stampa sul progetto “Intelligenza artificiale a scuola: conoscere e comprendere” ed  incontro la mostra “Il volto delle donne.”

Qui accade l’opposto, atteso che i volti vengono restituiti; la narrazione si ricompone; la storia riconosce.

Nel giro di 24 ore ho visto due operazioni speculari: il Senato restituisce il volto delle donne; Innocenti mostra cosa accade quando quel volto viene attraversato.

E nel mezzo c’è il presente.

Un presente in cui il volto non è più solo rappresentazione, ma materia manipolabile.

Quando al Senato ho parlato di intelligenza artificiale a scuola, non stavo discutendo solo di tecnologia; stavo raccontando anche di questo. Di ragazzi che usano strumenti che modificano immagini senza comprenderne le conseguenze; che non percepiscono la differenza tra creazione e manipolazione; che non riconoscono la violenza quando non ha forma fisica.

Ecco perché l’educazione all’AI è, oramai, anche educazione alla responsabilità sull’identità altrui.

La mostra del Senato mi ha rassicurato, perchè le donne sono finalmente visibili.

Il laboratorio di Innocenti mi ha reso inquieta, perchè quella visibilità non basta a proteggerle.

Ed il diritto, oggi, si trova esattamente lì: tra riconoscimento e tutela.

La verità è che c’è un errore che non possiamo più permetterci ovvero di confondere la rappresentazione con la libertà, in quanto si può essere perfettamente rappresentate e contemporaneamente non avere controllo sulla propria immagine.

Tra il laboratorio ed il Senato ho capito una cosa con chiarezza assoluta. Il volto delle donne non è più solo una questione di storia. È una questione di potere contemporaneo.

Ed allora la domanda non è se “le donne sono visibili”; è “chi ha il potere di intervenire sul loro volto?”

Finché quella risposta non coinciderà, senza ambiguità, con l’autodeterminazione delle donne sulla propria identità, il percorso verso una reale parità resterà incompiuto.

Avv. Simona Maruccio

simona@maruccio.it

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