Intelligenza artificiale e scuola: il futuro entra nelle istituzioni e parla con la voce dei ragazzi

Attualità
Ci sono momenti in cui il diritto, la tecnologia e la formazione smettono di essere concetti astratti e diventano esperienza concreta. Ieri, al Senato della Repubblica, nella Sala Nassirya di Palazzo Madama, uno di quei momenti ha preso forma.

Sono stata relatrice all’evento conclusivo del progetto “Intelligenza artificiale a scuola: conoscere e comprendere”, un percorso ideato e costruito insieme al Comune di Romentino per accompagnare gli studenti della scuola secondaria di primo grado “G. Pastore” dentro uno dei temi più complessi e decisivi del nostro tempo, l’intelligenza artificiale.

Il progetto nasce da una domanda semplice. Come si educa una generazione che utilizza l’intelligenza artificiale prima ancora di comprenderla?

Non si tratta solo di insegnare strumenti. Si tratta di formare coscienza.

Il progetto è nato esattamente da qui: dalla necessità di fornire ai ragazzi non solo competenze, ma criteri. Non solo accesso alla tecnologia, ma capacità di governarla.

Portare questo percorso in Senato non è stato un punto di arrivo simbolico. È stato un passaggio necessario.

Le parole del Senatore Questore Gaetano Nastri hanno colto perfettamente il cuore della questione: l’intelligenza artificiale è una risorsa straordinaria, ma deve essere governata con responsabilità, all’interno di un quadro etico che metta al centro la persona e la dignità umana.

Il progetto non sarebbe esistito senza una sinergia autentica tra istituzioni, un elemento che merita di essere evidenziato, senza enfasi retorica, perché rappresenta la condizione concreta che ha reso possibile trasformare un’idea in un percorso reale, strutturato e capace di produrre valore.

Il Sindaco di Romentino e Presidente della Provincia di Novara Marco Caccia ha creduto fin dall’inizio nella necessità di investire su competenze nuove, capaci di trattenere i giovani e costruire sviluppo sul territorio.

Il Vicesindaco e Assessore all’Istruzione Lucia Elia ha sostenuto concretamente il percorso, dimostrando che la scuola può – e deve – essere il primo luogo di alfabetizzazione all’intelligenza artificiale.

Quando le istituzioni funzionano così, il risultato non è solo un progetto. È una direzione.

L’evento di ieri non chiude un progetto. Apre una responsabilità.

Se è vero – come ormai è evidente – che l’intelligenza artificiale sta ridefinendo lavoro, relazioni e modelli decisionali, allora l’alfabetizzazione all’IA non è un’opzione. È un dovere.

Un dovere educativo. Un dovere istituzionale. Un dovere giuridico.

Esco da questa esperienza con una convinzione ancora più chiara; non basta parlare di intelligenza artificiale. Dobbiamo insegnarla. Dobbiamo comprenderla. Dobbiamo governarla.

E dobbiamo farlo partendo da chi, tra pochi anni, si troverà a vivere dentro un mondo che oggi stiamo solo iniziando ad intravedere.

Avv. Simona Maruccio

simona@maruccio.it

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