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ATM destituisce guardia giurata per la difesa di otto ragazze

Milano

A Milano succede questo. Otto ragazzine vengono molestate su un convoglio della metropolitana, alla stazione di Stazione di Milano Cadorna, uno degli snodi più centrali e frequentati della città. Sono le 23, un orario in cui il servizio è ancora pienamente operativo e in cui nessuno dovrebbe trovarsi esposto a situazioni del genere. La situazione degenera rapidamente. I molestatori aumentano il livello dello scontro. Scendono dal vagone e iniziano a minacciare con bottiglie che, nel giro di pochi istanti, potrebbero trasformarsi in armi taglienti. È in quel momento che intervengono due guardie giurate di ATM, che scelgono di non restare a guardare, di non affidarsi a tempi di intervento esterni incompatibili con l’urgenza, ma di assumersi la responsabilità di gestire direttamente una situazione potenzialmente esplosiva.

L’intervento è rapido e mirato: uno dei due agenti estrae l’arma, senza usarla e senza puntarla contro nessuno, mantenendola verso terra con una chiara funzione deterrente. Ed è proprio questa deterrenza a fare la differenza: i molestatori si fermano, abbandonano le bottiglie e si allontanano, evitando che la situazione degeneri ulteriormente. Il risultato è netto e incontestabile: otto ragazze vengono sottratte a una possibile aggressione ben più grave, non ci sono feriti, non viene esploso alcun colpo e l’ordine viene ristabilito in pochi istanti. Un intervento efficace, proporzionato e, soprattutto, risolutivo.

Eppure, a fronte di questo esito, la reazione è paradossale. I responsabili delle molestie restano a piede libero, le vittime possono dirsi salve, ma una delle due guardie giurate — quella che ha concretamente impedito l’aggravarsi della situazione —subisce la destituzione dal servizio. La motivazione è quella ormai ricorrente in certi contesti: uso sproporzionato della forza. Ed è qui che il caso smette di essere un episodio isolato e diventa il sintomo di un problema più profondo, di un paradigma amministrativo e culturale che sembra premiare l’inazione e punire l’assunzione di responsabilità.

Perché il punto non è solo la singola decisione disciplinare. Ma il messaggio che essa veicola: intervenire, anche in modo misurato e senza conseguenze lesive, espone a rischi maggiori rispetto al non fare nulla. Si arriva così al paradosso per cui l’uso di uno strumento di deterrenza, in una situazione di pericolo concreto e immediato, diventa “eccesso”, mentre la mancata azione diventerebbe, implicitamente, la condotta più sicura dal punto di vista burocratico. È una logica che ribalta completamente il rapporto tra sicurezza reale e tutela formale, tra efficacia operativa e protezione amministrativa.

La domanda allora è inevitabile: cosa dovrebbe fare, la prossima volta, un operatore in una situazione analoga? Voltarsi dall’altra parte, limitarsi a una segnalazione, attendere un intervento esterno che potrebbe arrivare troppo tardi? È questo il modello di sicurezza che si vuole costruire per Milano? Perché se questa è la linea, il risultato è uno solo: disincentivare chi è sul campo dall’agire con tempestività, lasciando spazio a un vuoto operativo che i delinquenti, inevitabilmente, imparano a sfruttare.

Eppure, in questo caso, la guardia giurata ha fatto esattamente ciò che ci si aspetta da chi è incaricato di garantire sicurezza. Ha, infatti, valutato il rischio, ha utilizzato uno strumento di deterrenza senza abusarne, ha evitato un’escalation e ha protetto dei cittadini. Ha messo il dovere davanti a tutto, assumendosi una responsabilità concreta in un contesto reale, non teorico. Ed è proprio per questo che la decisione di destituirla appare non solo ingiusta, ma profondamente controproducente.

A questo punto il Comune di Milano non può restare in silenzio. Perché se è vero che deve vigilare sui propri dipendenti e collaboratori, è altrettanto vero che deve tutelarli quando agiscono correttamente nell’interesse della collettività. E la maggioranza, che spesso rivendica una vicinanza ai lavoratori, dovrebbe chiarire da che parte sta quando si tratta di scegliere tra chi garantisce sicurezza e chi la mette a rischio.

Fermate questo procedimento e fatelo rapidamente. ve lo chiedono venti secoli di civiltà e un milione di cittadini milanesi. Non solo per ristabilire un principio di giustizia nei confronti della persona coinvolta, ma per evitare che si consolidi un precedente pericoloso. Perché una città che punisce chi interviene per difenderla e lascia indisturbati coloro che ne minacciano la sicurezza è una città che sta progressivamente rinunciando a proteggere se stessa.

In seguito alla pubblicazione di questo articolo, alla nostra redazione è arrivata questa puntualizzazione della stessa Atm che ci chiede di pubblicarla “Da accertamenti l’addetto security ha del tutto disatteso i protocolli operativi previsti dal ruolo, in particolare aggredendo fisicamente uno dei ragazzi ed estraendo la pistola senza necessità di legittima difesa. Per questo sono in corso le opportune verifiche.”

9 thoughts on “ATM destituisce guardia giurata per la difesa di otto ragazze

  1. Giustizia al contrario.
    Sono una GPG,e dopo certi fatti diventa obbligatorio voltarsi sull’altra parte.
    Bisogna cambiare le regole di ingaggio,altrimenti conviene a tutti essere delinquenti,che sei più tutelato rispetto alle persone perbene.

  2. Sono un operatore di sicurezza e sono un padre. Se pur non sono coinvolto nei fatti accaduti, ringrazio la gpg per l’operato . Alla società ATM VA TUTTO IL MIO DISPREZZO. SPERO E MI AUGURO CHE LE LORO FIGLIE SI RITROVINO NELLA SITUAZIONE IN CUI SI SONO RITROVATE QUESTE 8 RAGAZZINE E CHE L’ADDETTO ALLA SICUREZZA GUARDI ALTROVE.

    1. Spero che qst persona venga reintegrato in servizio altrimenti mi chiedo che ruolo devono svolgere le guardie giurate? Sono pubblici ufficiali e nn possono girarsi dall’altra parte….

      1. Le guardie giurate non sono pubblici ufficiali, non hanno qualifiche di polizia giudiziaria, non rientrano nelle qualifiche di legge ai sensi dell’art.57 del cpp. Sono esattamente cittadini che hanno il porto d’armi. Non hanno titolo di intervento , solo in caso estremo di vedere qualcuno tentare di uccidere allora può estrarre l’arma e far desistere oppure sparare ,dipende la valutazione. La guardia giurata ha esagerato ed è passibile anche della sospensione della licenza del porto d’armi dalla Questura. Se i fatti erano realmente gravi una telefonata al 112/113 era la cosa più giusta da fare. Gli sceriffi li lasciamo nel far west.

        1. Non sai quello che dici.
          Le Guardie Giurate sono riconosciuti come Incaricati di Pubblico Servizio. Quanto tale possono operare nel settore pubblico. Vengono addestrate nei poligoni come maneggiare un’arma e fanno i corsi di aggiornamento sulla difesa e sui codici di procedura penale organizzati dalla Questura. Se proprio non vogliono la sicurezza armata sui mezzi di trasporto, basta cambiare le regole d’ingaggio e prendere delle persone tipo steward come negli stadi.

          1. Dispiace deluderti, non conosci il tulps , la Questura ha valutato l’operatore della guardia giurata ,tutto è partito dall’accertamento e lì poi è partito il licenziamento.

        2. Il Far West lo introduce chi delinque, non chi si difende e difende, non diciamo ridicolaggini esempio di politicamente corretto totalmente insulso

  3. Il Far West lo introduce chi delinque, non chi si difende e difende, non diciamo ridicolaggini esempio di politicamente corretto totalmente insulso

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