I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità
Milano, oltre alla sua anima moderna, ha una tradizione ricchissima di leggende e storie di fantasmi.
Una delle più strane e inquietanti è la leggenda della “via che non c’è”.
La centralissima zona tra il Duomo di Milano e il Castello Sforzesco è oggetto, da anni, di una storia raccontata soprattutto da tassisti e nottambuli, che parla di una via che compare solo di notte. Nessuna mappa la riporta e non è sempre nello stesso luogo.
Una persona cammina da sola, spesso tardi, magari distratta o stanca.
A un certo punto imbocca una strada che non ricorda di aver mai visto prima. All’inizio sembra una via come tante, ma poi nota che le luci sono troppo deboli o innaturali, non si vede quasi nessuno, i suoni della città spariscono.
Chi racconta questa esperienza parla di dettagli ricorrenti: orologi che segnano sempre la stessa ora, telefonini che perdono completamente il segnale, la sensazione di camminare molto … ma senza avanzare davvero. E soprattutto, le poche persone che incontra sono sempre le stesse, come se fossero bloccate in una sequenza ripetitiva e continua che sembra non avere fine.
La parte più inquietante di questa leggenda afferma che alcune persone che hanno percorso la “via” sono ricomparse … ma ore dopo, senza ricordare nulla; oppure sono state trovate in zone lontane, senza sapere come ci siano arrivate. E, nelle versioni più oscure, qualcuno non è mai tornato.
Chi crede a questa storia afferma che si tratti di una “frattura” nella realtà, di un luogo che esiste solo in certe condizioni, o di una specie di “corridoio” dove il tempo si comporta in modo strano.
Comunque tutte le testimonianze concordano sul fatto che i protagonisti si accorgono troppo tardi che qualcosa non va, non quando entrano nella “via” ma quando provano ad uscirne.
Questa storia, come molte altre, non è scientificamente provata, ma il fatto interessante è che le testimonianze continuano ancora oggi.
E spesso, chi vive questa esperienza dice sempre la stessa cosa:
“Non ho visto bene… ma so che c’era qualcosa.”
di Ben Sicchiero
(A cura di Assoedilizia informa)
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