Buongiorno ai lettori, domenica di emozioni quella della 32a giornata. E quasi fosse un segnale premonitore, iniziano immediatamente, le emozioni, proprio nella prima delle due partite clou della giornata, Parma-Napoli, quando ad esultare al primo minuto di gioco non sono gli azzurri inseguitori dell’Inter, ma i gialloblu di casa dello spagnolo Cuesta, che festeggiano Strefezza autore della sorpresa. Nella partita iniziale delle 12,30 è il Genoa a catturare il bottino pieno, a spese del Sassuolo, mentre dopo Como e Napoli scendevano in campo Bologna e Lecce, a precedere la seconda delle due partite più attese, Como-Inter a chiudere la serata. E visto il risultato, a chiudere la porta alle residue speranze delle inseguitrici, ormai appese ad un sottile filo matematico.
Genoa-Sassuolo 2-1
Contesa effervescente quella del Ferraris, che vede Genoa e Sassuolo spartirsi la posta in palio per più di ottanta minuti, ma un guizzo del 10 rossoblù, Messias, vale l’assist che porta al gol che consegna tre punti alla squadra di De Rossi che torna a vincere dopo due sconfitte consecutive per 2-0. Si ferme il Sassuolo dopo l’ottima rimonta di Cagliari e il pari contro la Juve.
Parma-Napoli 1-0
Inizio scoppiettante e inatteso quello del Tardini, con 35 secondi che passeranno alla storia di questo campionato come uno dei più veloci gol a sbloccare una partita. Questi infatti i secondi necessari a Strefezza per far stropicciare gli occhi al pubblico parmense, e non solo, incredulo ma entusiasta per la performance gialloblu, iniziata da un lancio lungo del portiere Suzuki, girato di testa da Elphege e raccolta dall’attaccante che insacca a giro, cogliendo il palo interno alla sinistra di Milinkovic Savic. Ovviamente il Napoli non ci sta e reagisce immediatamente, stringendo il Parma nella sua metà campo, ma senza tuttavia creare grandi pericoli nelle retrovie emiliane. I padroni di casa dimostrano comunque di avere una buona organizzazione difensiva, oppongono grinta e combattività alla superiore tecnica del Napoli e, appena ne hanno occasione, creano anche ripartenze interessanti. La squadra di Conte conserva il dominio territoriale, a tratti il gioco diventa monologo napoletano, ma tra gli azzurri non sembra esserci il furore agonistico che ci si poteva attendere da una occasione del genere. Tuttavia, batti e ribatti il pareggio arriva dopo un’ora, e lo firma McTominay : Lobotka mette in mezzo per Hojlund, che scarica di prima e serve l’assist allo scozzese. Imbucata perfetta rasoterra e palla nell’angolino basso. Ma la partita non cambia spartito, il Parma non si demoralizza e riprende subito lucidità per contrastare il continuo possesso del Napoli, che insiste nel fraseggio nella metà campo dei padroni di casa. Atteggiamento che però non viene accompagnato da altrettanta incisività nelle conclusioni, sempre smorzate con efficacia dalla difesa del Parma, che addirittura può recriminare per un possibile rigore invocato da Mikolajewski, che prova a saltare in area Spinazzola e Buongiorno, indiziato del fallo . Non c’è nulla secondo l’arbitro, bordate di fischi del pubblico, né il VAR concede il check formale. Ma successivamente viene mostrato un replay dell’azuione, in cui risulta invece che il tocco di braccio di Buongiorno era realmente avvenuto, e nemmeno con braccio attaccato al corpo, quindi giustificate le proteste del Parma. Ma la partita si avvia al fischio finale con un ultimo intervento di Milinkovic Savic, che devia oltre la traversa un tiraccio dalla distanza di Keita, evitando la beffa, e qualche minuto dopo conclusione dal limite sul primo palo del numero di Allison Santos, ma si fa trovare pronto il portiere del Parma Suzuki. Finisce qui, per il Napoli mezzo passo falso e ansiosa attesa del risultato di Como, con il rischio di finire a -9 a 6 giornate dal termine. Per il Parma, grande soddisfazione per una prestazione gagliarda, e un punto orgogliosamente difeso contro la seconda forza del campionato attuale.
Bologna-Lecce 2-0
Il Bologna si lascia alle spalle la serata amara contro l’Aston Villa, avvicinandosi al settimo posto dell’Atalanta. A decidere, un gol per tempo: Freuler poco prima della mezz’ora, Orsolini nel finale della seconda frazione. Ottimo esordio per il baby portiere Pessina, al posto di Ravaglia, contro Stulic. Poi, in pratica, solo Bologna: imprecisi al tiro e nella scelta finale, i felsinei non rischiano più nulla o quasi fino al 90′ fino a chiudere i conti con Orsolini. Ora possono concentrarsi sulla
“mission impossible” di Birmingham, mentre il Lecce ha ben altro a cui pensare: non ha approfittato del ko della Cremonese a Cagliari e non si schioda dal terzo posto, sempre occupato proprio in compagnia dei grigiorossi.
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Como-Inter 3-4
In riva al lago vanno in secca i baldi giovani di Fabregas e anche le “flotillas” targate Napoli e Milan, mentre è l’Inter a gonfiare le vele e prendere il largo, forse definitivamente, verso lo scudetto n.21 che, a questo punto, appare sempre più nitido dietro quest’ultima curva comasca, che immette sul rettilineo finale.
Una vittoria, quella degli uomini di Chivu, che ha un significato forte per come è maturata: quella che viene definita spesso una vittoria “sporca”, ma che in genere riesce a squadre che hanno una marcia in più delle altre anche quando sembra che subiscano o che comunque non abbiano la miglior giornata. Quella marcia in più ieri aveva due facce, tornate a sorridere dopo lunga latitanza, e si chiamano Thuram e Dumfries. Una doppietta ciascuno e l’Inter, a dispetto della nuova fermata del capitano Lautaro, dimentica un primo tempo di sofferenza e amnesie varie, stranamente riapparse nonostante la brillante vittoria contro la Roma soltanto una settimana prima. A differenza del Como, le frecce nell’arco nerazzurro sono diverse, anche senza il Toro argentino, e quando decidono di fare sul serio arrivano i risultati. Eppure, a una manciata di secondi dalla fine del primo tempo, il tabellone segnava un risultato che faceva fare salti di gioia soltanto alla tifoseria napoletana: Como-Inter 2-0, grazie a Nico Paz che al 35′ entra in area, salta un giocatore e tira in porta, Sommer respinge ma sulla ribattuta arriva Valle che mette in rete. E proprio Nico Paz, al 45′, si inventa un gioiello che manda in visibilio il pubblico per il raddoppio.
Non l’avessero mai detto… Nel tempo residuo prima del fischio dell’arbitro, Thuram cattura appena fuori area un pallone, lanciato da Barella, che sfugge a Van der Brempt, Thuram di suola lo anticipa e riapre la partita. Ripresa, passano appena 4 minuti e l’Inter acciuffa il Como sul 2-2, ancora con Thuram: palla lunga ancora di Barella per Thuram, Kempflascia correre ma non si intende con Butez che esce dai pali, l’attaccante dell’Inter lo scavalca con un pallonetto e mette in rete. I giocatori del Como si guardano increduli, nell’arco di 5 minuti passano dall’euforia allo scoramento, ma il pubblico li incita a non mollare. E loro riprendono a correre e lottare, ma l’Inter a quel punto sente l’odore dei 3 punti e punge ancora: punizione dalla tre quarti: palla dentro di Calhanoglu sul secondo palo, dove Dumfries di testa insacca e completa la rimonta. Nico Paz ci riprova al 70′ su punizione con una gran botta, ma trova pronto Sommer a respingere, e due minuti più tardi arriva anche il quarto gol interista. Ancora punizione per l’Inter, stavolta sponda di Akanji dietro per Dumfries, che in area stoppa e con l’interno insacca. Ecco la dimostrazione che quando una squadra possiede elementi in grado tecnicamente di fare la differenza, anche partite complicate come questa si possono risolvere. Il Como tuttavia non demorde e fruisce di un calcio di rigore all’89: l’arbitro rileva un fallo di Bonny su Nico Paz in scivolata al limite dell’area, ma il fallo è dentro l’area. Il VAR quindi dà il rigore e Da Cunha segna, nonostante il tentativo di Sommer che tocca, ma non devia a sufficienza la traiettoria, 3-4. Partita che in pratica termina al 4° di recupero, con i complimenti che vanno ad entrambe le squadre: al Como che si è confermato una bella realtà del nostro calcio, o meglio della nostra serie A visto che nessun italiano figura nella formazione di Fabregas. All’Inter perché nonostante un primo tempo piuttosto abulico, e finito sotto di un gol, ha saputo reagire non solo alla situazione in campo anche alla nuova assenza del capitano Lautaro, del quale si è vista l’importanza al suo rientro contro la Roma. Inter che a questo punto credo meriti il titolo, perché i numeri lo dicono a chiare lettere: miglior attacco, miglior cannoniere, miglior differenza reti, maggior numero di vittorie, 9 punti di vantaggio sulla seconda a sole 6 partite dal termine. Dati che smentiscono ogni “tabella” di rimonta avversaria, e che soltanto un cataclisma può ormai sovvertire.
A chiudere la giornata, stasera il posticipo Fiorentina-Lazio. Campionato verso la 33a giornata, che partirà venerdì 17 con 2 anticipi: Sassuolo-Como e Inter-Cagliari.
Buona settimana a tutti, arrivederci!


Buongiorno Luciano, analisi davvero impeccabile, specialmente sulla rimonta pazzesca dell’Inter a Como! In assenza di Lautaro, Thuram e Dumfries hanno fatto saltare tutti i piani di Fabregas. A proposito di statistiche e quote per le prossime 6 giornate decisive, stavo leggendo questo approfondimento tecnico su GuiadeBetfairargentina.com e mi chiedevo: secondo te, la quota sulla vittoria dello scudetto ormai così bassa riflette davvero il rischio di un calo fisico o i 9 punti di vantaggio sono un margine troppo blindato per qualsiasi sorpresa? Un saluto e grazie per il tuo lavoro!