Il Comune di Milano difende le proprie scelte urbanistiche contro i pm

Milano

Il Comune di Milano sceglie di non arretrare di fronte alle recenti inchieste della Procura riguardanti l’urbanistica cittadina. In una memoria depositata nell’ambito del processo su Torre Milano (via Stresa), l’amministrazione rivendica la piena legittimità delle proprie azioni, basate su norme vigenti dal 2013 e su una visione di rigenerazione urbana che ha trasformato aree degradate in nuovi spazi abitativi e parchi pubblici.

La difesa della rigenerazione urbana

Il documento, firmato dal direttore dell’avvocatura Antonello Mandarano, ripercorre l’evoluzione normativa degli ultimi dieci anni, citando:

  • Il Pgt del 2012.

  • Le leggi statali del 2013 sulla ristrutturazione edilizia.

  • L’estensione della Scia nel 2016.

Secondo il legale, questa semplificazione ha dato un forte impulso alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, permettendo la trasformazione di bassi capannoni industriali in palazzi condominiali che mantengono la stessa volumetria abitabile ma si sviluppano in altezza, recuperando così superficie a verde. I dati del 2020 confermano l’impatto di questa politica: su 178 immobili dismessi censiti, 124 sono stati oggetto di interventi, portando alla realizzazione di parchi urbani per circa 1.250.000 metri quadri di nuove aree destinate a verde pubblico.

Il contrasto con la Procura

Sul piano giudiziario, il Comune risponde con fermezza alla mole di iniziative avviate dai magistrati. Viene fatto notare che prima del biennio 2022/2023 la Procura della Repubblica non aveva mai sollevato censure sull’attività del Comune, attiva da almeno dodici anni. Inoltre, nessun provvedimento dell’amministrazione è mai stato sanzionato da giudici penali, amministrativi, civili o contabili; al contrario, numerosi esposti presentati da terzi controinteressati sono stati respinti nel corso del tempo. La memoria elenca una serie di sentenze del Tar della Lombardia, del Consiglio di Stato e della Cassazione che hanno accertato la legittimità dell’operato del Comune, consolidando negli uffici comunali e tra i progettisti privati la convinzione della correttezza di tali prassi operative.

Un cambio di rotta per necessità

Nonostante la difesa della propria linea, il Comune sottolinea che l’adeguamento alle nuove e più restrittive interpretazioni della Procura è una scelta puramente precauzionale. Il legale di Palazzo Marino chiarisce che il Comune non condivide affatto l’orientamento dei pm, ma ha deciso di adeguare le proprie prassi amministrative per evitare il moltiplicarsi di indagini e sequestri. Tali azioni giudiziarie determinerebbero infatti “notevoli ricadute di rilevanza pubblica” non solo sull’attività degli uffici e delle imprese di costruzione, ma sull’intero mercato immobiliare di Milano e sulla vita delle persone che hanno fatto affidamento sulla possibilità di utilizzare quelle unità come abitazioni o luoghi di lavoro.

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