I colleghi del poliziotto arrestato per omicidio Carmelo Cinturrino sono stati trasferiti. Si tratta di 4 agenti indagati nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Cinturrino per l’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri avvenuto il 26 gennaio scorso nel ‘boschetto’ di Rogoredo, a Milano. I quattro sono stati trasferiti ad incarichi non operativi in sedi diverse dal Commissariato in cui prestavano servizio.
Il trasferimento rappresenta un’ulteriore accelerazione nella vicenda, che ora necessita di un tempo minimo di attesa per lo sviluppo degli accertamenti in corso. Le indagini dovranno trovare riscontri certi alle illazioni e alle chiacchiere. Proseguono anche gli adempimenti preliminari e l’istruttoria che dovrebbe portare, forse già entro la prossima settimana, al primo consiglio di disciplina per Cinturrino.
“Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace per la sua famiglia. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto, ma mi sono sentito disperato” scrive Cinturrino in una lettera consegnata al suo legale, avvocato Piero Porciani. Nella missiva, scritta in stampatello, il poliziotto precisa di “essere stato sempre onesto e servitore dello Stato” e conclude chiedendo di nuovo scusa: “perdonatemi, pagherò per il mio errore”.
“Se ha un briciolo di coscienza, confessi tutto il male che ha commesso in questi anni, lui con i suoi compari. Gli errori si commettono a scuola, ammazzare una persona e dopo creare una messa in scena non è un errore, è qualcosa di orribile. Soprattutto se non seguito da una reale confessione sull’intera vicenda. Soprattutto sul ruolo che hanno rivestito i complici”. Così la famiglia di Abderrahim Mansouri, attraverso gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, in merito alla lettera di Cinturrino.
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