
L’entusiasmo per le medaglie conquistate non basta a cancellare i dubbi sulla reale eredità strutturale dei Giochi a Milano. A sollevare la questione è Marco Fabbri, bronzo nel pattinaggio di figura insieme a Charlene Guignard, che in un’intervista alla Gazzetta dello Sport ha espresso perplessità su ciò che resterà concretamente alla città. Secondo il campione azzurro, l’unico impianto realizzato ex novo, il PalaItalia di Santa Giulia, sembra destinato a ospitare concerti piuttosto che eventi sportivi, mentre le altre strutture temporanee allestite in Fiera per l’hockey e il pattinaggio sono destinate allo smantellamento.
Il paradosso delle strutture temporanee
Le osservazioni di Fabbri mettono in luce una realtà complessa: finiti i Giochi, Milano rischia di trovarsi senza nuove piste del ghiaccio permanenti. Il Forum di Assago tornerà alla sua programmazione abituale e i padiglioni di Rho Fiera, che hanno ospitato l’ovale del pattinaggio e le arene dell’hockey, verranno riconvertiti, lasciando gli atleti e gli appassionati orfani di spazi dedicati. Anche lo storico palazzo Agorà resta attualmente in un limbo, con il sindaco Giuseppe Sala che ha recentemente ipotizzato per la struttura una destinazione d’uso differente in attesa di nuovi progetti.
Progetti futuri e investimenti internazionali
Per rispondere a queste criticità, l’amministrazione comunale e i vertici sportivi hanno annunciato un piano di emergenza che prevede la creazione di uno stadio temporaneo a Rho, operativo da ottobre, per ospitare hockey e pattinaggio. Parallelamente, è stata avviata la progettazione di un palazzetto del ghiaccio definitivo da realizzare entro i prossimi tre anni in un’area ancora da definire tra Milano e l’hinterland. Una nota positiva arriva dal settore dell’hockey: l’interesse di una cordata di imprenditori nordamericani, pronti a investire con un solido piano industriale, potrebbe finalmente riportare una squadra di alto livello sotto la Madonnina, riaccendendo una passione che manca dai tempi dei Diavoli Milano.
La speranza di una nuova cultura sportiva
Oltre ai muri e alle piste, la vera sfida della “legacy” olimpica resta quella culturale. Marco Fabbri si augura che, nonostante le incertezze sugli impianti, l’onda lunga delle Olimpiadi possa stimolare una maggiore attenzione verso le discipline invernali. L’obiettivo è che l’interesse del pubblico spinga le istituzioni a recuperare le strutture dismesse e a investire nella formazione di nuovi talenti, evitando che il ricordo dei Giochi di Milano-Cortina resti confinato solo alle emozioni delle cerimonie e del medagliere.
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