Ho 87 anni. Non scrivo per rabbia ideologica, ma per amarezza civile.
Sono partito da un fatto che mi ha profondamente colpito: il tentato rapimento di un bambino di cinque anni a Caviano. L’imputato è ancora in attesa di giudizio, e proprio per questo non entro nel merito della colpevolezza. Ma da cittadino mi sono posto, con amara ironia, una domanda: quale sarà la risposta dello Stato? Risarcimento all’imputato con pecunia e semplice tirata di orecchie per non fare più il birichino?
La mia ironia nasce da precedenti che ho trovato difficili da comprendere. Penso al caso della nave Sea-Watch, alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto la comandante Carola Rackete, e ad altri episodi in cui persone con numerosi precedenti hanno ottenuto risarcimenti o somme di denaro a seguito di decisioni giudiziarie, per me ingiustificate.
So bene che il diritto è materia complessa. So che esistono principi, procedure, garanzie. So che lo Stato di diritto tutela anche chi sbaglia. Ma mi chiedo: quando il cittadino comune fatica a distinguere tra tutela dei diritti e sensazione di premio all’illegalità, non è forse un problema che riguarda le istituzioni?
Non contesto la legge. Contesto l’impressione di smarrimento del buon senso.
Se un uomo della mia età, che ha attraversato decenni di storia italiana, arriva a sentirsi allibito davanti a certe decisioni, forse non è solo ignoranza giuridica. Forse è un segnale di distanza tra giustizia percepita e giustizia spiegata.
Le istituzioni non possono permettersi di apparire incomprensibili o, peggio, indifferenti al sentimento di equità dei cittadini onesti. Perché la fiducia si regge non solo sulla correttezza formale, ma anche sulla percezione di equilibrio.
Il mio non è un attacco, ma un richiamo. Non è un grido contro qualcuno, ma un “j’accuse” verso un sistema che talvolta sembra smarrire il senso della proporzione.
Con rispetto, ma senza rassegnazione.
Carlo Lolla
(post Facebook)
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È una sensazione che non prova solo lei, Carlo, ma anch’io che ho 10 anni di meno, un mio familiare stretto che ne ha 20 di meno, e sua moglie che ne ha 30 di meno, e il loro primogenito che ne ha 40 di meno, e l’ultimo figlio che ne ha 50 di meno, e la sua prima nipote che ne ha 60 di meno, e a sua pronipote che è esentata perché ha solo 7 anni, ma che subisce di riflesso il disturbo … insomma, Ha ragione, signor Lolla, il suo è un “j’accuse” al quale si aggiunge il mio, quello di una famiglia a me molto vicina e di tante, tantissime altre famiglie italiane, Umberto