Sto nelle mani stanche di chi non sa volare, sono una carezza ormai bianca che si è arresa, e ascolto la nebbia, quando mi sfiora, la dolcezza lieve e intensa di Beethoven, la magia dei fiori in attesa.
Sono un’artista a cui dare colori ed emozioni, pensieri e desideri, tenerezza e intenzioni, senza chiedere nulla, disegnando delicate illusioni, o fermando un sentimento.
Non si contano le carezze in una vita: migliaia? Milioni? Ma ricordo quando bambina sospiravo felice, le dita che sfioravano il mio viso, al risveglio. Era una beatitudine appagante che imparai a contraccambiare, mi incuriosiva l’azzurro dei suoi occhi così mobili e teneri.
A volte scappo, rapida, dolente per sfiorare le rughe del viso, le gambe sottili… com’erano belle a vent’anni… poi mi sorprendo a ricordare le carezze sui capelli, ogni sera per conciliare il sonno di un marito sorridente. Luciana e Luigi, vent’anni di vita insieme e poi la scomparsa del compagno e da quel momento, non so, mi sento inutile, senza uno scopo, ma ci sono, ingigantita dall’affetto da domare, dal brivido del possibile piacere… per te, per chiunque abbia il cuore arido. Se l’uomo si manifestasse con una carezza, se la benevolenza fosse il sentimento della conoscenza, non ci sarebbero le guerre… una riflessione semplicistica e irreale, lo so, ma sono un’espressione dell’uomo, una sfumatura che ci rende ricchi.
E allora sognavo strade vicoli, incroci, persone felici che si sfioravano o si toccavano con morbidezza scambiando carezze: un vortice di dolcezza. In realtà una comunità ha fretta di conoscersi con le parole, scambiare idee è un esprimere un gesto di simpatia, è di chi ha un’anima da svelare. Ma c’è stato un periodo in cui accarezzare è stato un’ubriacatura di contatti sorridenti, sinceri, e a questo punto devo narrare un segmento di vita speciale. Luciana, alla morte del marito, senza figli, si improvvisò calzolaia, continuando il lavoro di famiglia… ed era bello, ogni giorno… clienti nuovi, sorrisi e piccoli bimbi curiosi a cui raccontare una fiaba. Una calzolaia nel quartiere? Mi divertivo: carezze di partecipazione, di consolazione, di incoraggiamento, una gamma infinita.
Io che leggevo il suo cuore, sapevo l’attesa di un gesto, anche uno solo per asciugare il pianto e sarebbe stato l’incontro di due anime.
Le carezze sui visi, sui capelli, sulla spalla si moltiplicavano, creavano un microcosmo di gentile accoglienza. Luciana cercava di dimenticare Luigi e lavorava, faticava senza soste per abbracciare la vita “Prendo il tempo così com’è… guardo a volte le farfalle fare l’amore, con la leggerezza di un sospiro e il vento che sfiora i prati con tenerezza… e ascolto il canto di una donna vestita di stracci all’alba, vicino al cancello arrugginito che si coccola con una ballata antica, solo per lei. E’ la carezza del mattino… a pochi minuti, per salutare un giorno, ancora una volta un giorno faticoso, nell’assenza di una presenza amica.”
Sì sto nei suoi ricordi di una giovinezza spettinata dai sogni, di una maturità serena, un po’ sonnolenta e rassegnata in una vecchiaia di rimpianti. Ma il mio regno sono le sue mani che si abbracciano, in attesa, aspettando un cuore amico che chieda attenzione in silenzio.
“Ci vorrebbe il mare dove non c’è amore / Il mare in questo mondo da rifare” (Masini) e io mi farei onda per accarezzare questo mondo che amo.
Nene Ferrandi

Soggettista e sceneggiatrice di fumetti, editore negli anni settanta, autore di libri, racconti e fiabe, fondatore di Associazione onlus per anziani, da dieci anni caporedattore di Milano Post. Interessi: politica, cultura, Arte, Vecchia Milano
Poesia che scalda il cuore!