Quando Mattarella ha parlato al Plenum del CSM, tutta l’Italia del NO ha esultato. Era arrivata la cavalleria. Ma siamo proprio sicuri sia andata così? Io non credo. O meglio, non credo che Mattarella stesse parlando solo con il Governo. E bene faceva, sia chiaro, perché il Governo è un organo politico eletto e legittimato democraticamente. L’ANM è un organo privato e privo di qualsiasi legittimazione Costituzionale, salvo quelle riservate ai comitati di via. Il problema è che il Comitato “il miglior Cul-De-Sac” non deve decidere della libertà dei propri oppositori.
L’ANM, che raccoglie il 97% dei magistrati, nella miglior tradizione sovietica, è invece composta da persone che possono fare precisamente quello. E quando esprimono le loro legittime opinioni, facendo legittimamente politica, in un comitato di chiara natura politica, stanno legittimamente facendo a pezzi la nostra democrazia. Guardate, non è una iperbole. Negli USA i giudici federali, tutti, girano con lo sponsor dietro le spalle. Sono nominati direttamente dal Presidente e ratificati dal Senato. Come abbiamo visto negli ultimi 8 anni, questo consente di sapere in anticipo il verdetto sulla disapplicazione delle leggi. Davvero vogliamo questo?
I sostenitori del NO vi diranno che questo succederà se vince il SI’. Balle. Questo è quello che succederà chiunque vinca la mattina del 24 marzo. Quando ci sveglieremo tutti con la lista dei magistrati contro il Governo. Un pregevole Bignami, mi perdonerà l’onorevole, da consultarsi ogni volta che un militante di centrodestra avrà a che fare con la giustizia. Con la minuscola, sempre e solo la minuscola. Se vince il SI’ esisterà la possibilità di difendersi. Se vincerà il NO saremo il riflesso oscuro dell’Ungheria. A Milano abbiamo visto cosa può fare una Procura intraprendente, pure in assenza di prove.
Lo avevamo visto in realtà già a Genova, ma il patteggiamento di Toti ci ha privato della controprova. In ogni caso, sarà la fine anche dell’illusione della Giustizia. Questa volta con la maiuscola. E a questo, secondo me, pensava anche Mattarella quando si ergeva in difesa del CSM. Perché un CSM che sopravviva intatto, ma con la sfiducia di quasi metà del paese, è solo un presidio di tirannia. Un potere delegittimato, di cui è impossibile disfarsi. Dove, ormai è conclamato, SI FA politica. E la si fa per la ragione generale più invisa: a tutela dei propri interessi. Come si può pensare che una situazione del genere sia fisiologica, o anche solo tollerabile?
Non si può. Nordio, se non ci piace, possiamo non votarlo. Gratteri è inamovibile. Se non vogliamo più il Centro in Albania, possiamo scegliere uno dei molti partiti che promettono di chiuderlo. Ma non abbiamo alcun reale controllo dei magistrati che stanno interpretando creativamente, in senso giuridico, le norme e producendo ogni giorno nuovo diritto contro il suo utilizzo. Se questi ultimi scrivono libri per il NO e diventano sponsor nazionali cosa salverà la terzietà del giudice?
Nulla. E non è questione di alzare o abbassare i toni. È questione che essere un potere, un ordine in realtà, ma ci siamo capiti, assolutamente autonomo dovrebbe comportare il dovere di astenersi dalla politica. Un dovere morale, mai giuridico. Non aspiro certo ad avere una cabala di eunuchi giuridici. Senza questo dovere morale, però, restano solo macerie del Tempio in cui si venera il Diritto.
Anche contro questo ha parlato Mattarella. Peccato nessuno se ne sia reso contro.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.