Dopo l’anteprima al Festival di Venezia 2025, dal 12 Febbraio è al cinema La Gioia, il nuovo film di Nicolangelo Gelormini, interpretato da Valeria Golino nei panni di Gioia, una timida insegnante liceale di francese di mezza età, che non ha mai conosciuto l’amore fuori dal rapporto soffocante con i genitori; veste modestamente, tifa per la Juventus, e vive nella cameretta di quand’era piccola, in casa con i genitori, e sono proprio loro a trattarla ancora come una bambina, impedendole di sperimentare qualsiasi forma di autonomia.
Ed è così che Gioia vive ogni giorno una routine identica a quella precedente, ma la sua vita cambia quando conosce Alessio (Saul Nanni), uno studente liceale ripetente, ribelle e abbandonato a sè stesso, che si prostituisce per sostenere economicamente i capricci finanziari della madre (Jasmine Trinca), cassiera in un supermercato; tra i due nasce un legame intenso e complicato; un rapporto proibito, fatto di desiderio di affetto, ma anche di bugie, un’unione irrealizzabile, che appare come salvezza e condanna allo stesso tempo: Gioia vede in Alessio la possibilità di riscoprirsi attraverso un’ingenuità adolescenziale, mentre lui, che invece dii rapporti umani è stato già costretto a conoscerne fin troppi, trova finalmente in lei sostegno e conforto.
Il tutto fino a quando un preciso gesto non porrà fine per sempre a ciò che, in verità, non sarebbe mai dovuto iniziare.
La Gioia affronta temi complessi: l’amore oltre le regole sociali, la solitudine generazionale, l’innocenza ferita, il desiderio di riscatto; la relazione tra lei e Alessio, pur essendo al limite dell’inaccettabile, è trattata con sensibilità e profondità psicologica.
L’opera non scivola mai nel “melodramma da salotto”, ma mantiene un tono realistico e talvolta crudo, che invita lo spettatore a riflettere su come emozioni e circostanze possono intrecciarsi tragicamente. La regia di Gelormini sceglie un tono che oscilla tra dramma psicologico e noir esistenziale, e la narrazione non giudica mai apertamente i protagonisti, ma mette in luce contraddizioni, desideri e ferite con uno sguardo elegante e contemplativo.
Valeria Golino offre una performance intensa e allo stesso tempo misurata, dando corpo ad un personaggio segnato da fragilità emotiva, insicurezza e desiderio di amore autentico; Gioia non è infelice in modo plateale, è piuttosto spenta, come se avesse accettato da tempo un’esistenza a metà.
Il film insiste molto su questo, prima ancora che entri in scena l’altro protagonista, Saul Nanni, cioè Alessio, con la sua presenza ruvida ma vulnerabile, conferendo al personaggio un’energia “nervosa”, che rende evidente la sua lotta per dignità e riscatto sociale, e l’incontro con Gioia non è né improvviso né romantico; è fatto di piccoli scambi, di attenzioni ambigue, di bisogni che non vengono mai dichiarati apertamente: lui è giovane, vive “ai margini”, si arrangia come può, mentre lei è adulta, ma emotivamente fragile. Man mano che il rapporto si intensifica, la trama mostra come Gioia ricominci a sentirsi desiderata e “viva”, mentre Alessio usi questo legame in modo ambiguo, oscillando tra affetto sincero e necessità, e il film si snoda continuamente su questo sbilanciamento, senza mai trasformarlo in una tesi.
La Gioia costruisce il suo dramma su ciò che resta ambiguo: un rapporto forse consumato, una gravidanza forse immaginata, un futuro promesso e mai definito: è in questa zona grigia che il film trova la sua verità emotiva.
Non ci sono grandi colpi di scena: la tensione nasce dal fatto che è ovvio ipotizzare che non ci sarà un lieto fine, qualcosa non reggerà a lungo, come una corda che non si sa come e quando si romperà…una sorta di accumulo emotivo fino a una parte finale che è coerente con tutto ciò che è stato mostrato prima.
Il film non “racconta” tanto l’inizio di una relazione, quanto il momento in cui una vita apparentemente stabile si incrina: Gioia è una donna che ha imparato a stare al mondo senza chiedere troppo, ma l’incontro con Alessio non è una passione fine a se stessa, ma una possibilità emotiva che lei non aveva mai considerato legittima.
La loro relazione, il legame che sfida gli schemi e le convenzioni, non è propriamente il tema del film, ma la conseguenza di un vuoto precedente: il tempo è il vero avversario, quello che Gioia sente di aver perso, e quello che Alessio non possiede ancora.
Se amate il cinema drammatico italiano, di spessore emotivo e riflessivo, La Gioia promette di offrirvi una visione intensa e toccante; non è un film che mi sentirei di consigliare a chi vuole uscire dal cinema “a cuor leggero”, ma è vincente per le interpretazioni degli attori (Golino in particolare), e – soprattutto – è uno di quei film che ti lasciano con una sensazione irrisolta, un’emozione che non arriva come uno shock improvviso, ma si deposita lentamente, come un leggero peso emotivo, e non se ne va.
Spesso sono proprio questi film che continui a portarti dietro, perché “restano addosso”!

