A proposito di giustizia e referendum. Ecco una vicenda che evidenzia i danni di una lettura politica da parte della magistratura di provvedimenti legislativi del Governo. Questo atteggiamento si traduce in una scarsa efficienza e responsabilità verso la comunità, che deve sopportare i costi economici e sociali della presenza sul territorio di delinquenti recidivi.
L’emblema di questo corto circuito è la storia di Redouane Laaleg, un cittadino algerino di 56 anni che non solo resta in Italia nonostante un curriculum criminale infinito, ma che dobbiamo pure risarcire. Secondo una sentenza del Tribunale di Roma dello scorso 10 febbraio, il Viminale dovrà versargli 700 euro di indennizzo.
Un curriculum che parla da sé I numeri tratteggiano un profilo di estrema pericolosità sociale, eppure apparentemente intoccabile:
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23 sentenze di condanna accumulate tra il 1999 e il 2023.
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13 alias utilizzati per fornire false generalità durante i controlli.
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11 periodi di detenzione in vari penitenziari italiani.
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Precedenti gravissimi per reati contro la persona, il patrimonio e la pubblica amministrazione, inclusa una brutale aggressione a una donna, colpita con calci e pugni alla testa.
Oltre vent’anni di irregolarità impunita Entrato in Italia nel 1995, Laaleg non ha mai posseduto un regolare permesso di soggiorno. Già dal 2001 risultava denunciato per inosservanza delle norme sugli stranieri e, nonostante i provvedimenti di espulsione dei prefetti di Cuneo e Alessandria e i trattenimenti nei Cpr di Milano (2001) e Ponte Galeria (2003), è rimasto sul territorio. Persino di fronte alla possibilità di regolarizzarsi, ha rifiutato di richiedere la protezione internazionale.
Il paradosso del risarcimento
L’ultimo capitolo nasce dal trasferimento dell’uomo, il 10 aprile 2025, dal Cpr di Gradisca d’Isonzo a quello di Gjader, in Albania. Laaleg ha presentato ricorso lamentando l’assenza di un provvedimento scritto e modalità di trasporto “degradanti” per l’uso di fascette contenitive ai polsi.
Il risultato è grottesco: la magistratura non solo ha accolto la richiesta di risarcimento, ma ha dato seguito alle istanze del legale che chiedeva la rimessa in libertà dell’uomo o il suo immediato rientro in Italia, a Gradisca o Torino. Una decisione che ignora decenni di violenza, trasformando un soggetto socialmente pericoloso in una “vittima” dello Stato con i cittadini italiani chiamati a pagarne il conto.
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Questi magistrati devono essere espulsi e interdetti da pubblici incarichi. Ancora una volta la legge non viene applicata ma distorta da toghe senza dignità e senza miralità. “La legge non è uguale per tutti” Se sei nero se sei mussulmano se sei di sinistra ls legge non viene applicata.