Vandali ai Giardini Montanelli: un defibrillatore nel laghetto riapre il dibattito sulla sicurezza

Milano

Venti mila euro per chiudere i cancelli, ma chiudono fuori i soccorsi e non i malintenzionati

Il silenzio di giovedì sera ai Giardini Montanelli è stato spezzato alle 23:12 dal suono acuto di un allarme. Qualcuno aveva appena forzato la teca del defibrillatore sul lato di via Manin. In un mondo ideale, quel suono avrebbe significato una vita da salvare; nella realtà di una Milano notturna, era solo il segnale dell’ennesimo atto vandalico. A quell’ora, infatti, il parco è ufficialmente chiuso al pubblico, un “off-limits” che però sembra valere solo per i cittadini onesti.

Una pattuglia della Polizia Locale, in servizio nelle vicinanze, è accorsa immediatamente, trovandosi però di fronte a un paradosso burocratico: i cancelli erano sbarrati. Mentre l’allarme continuava a suonare, i “ghisa” sono rimasti all’esterno, costretti ad attendere chi detiene le chiavi per l’apertura e la chiusura. Solo la mattina seguente si è scoperto l’esito della bravata: il dispositivo medico, strumento di vitale importanza, giaceva abbandonato sulla sponda del laghetto.

Il paradosso dei cancelli e la mancanza di occhi elettronici

L’episodio solleva interrogativi sulla gestione del polmone verde di Porta Venezia. Il Comune di Milano investe circa 20.000 euro l’anno per il servizio di apertura e chiusura dei cancelli, ma la protezione appare illusoria. Se per i malintenzionati scavalcare la bassa recinzione di via Manin è un gioco da ragazzi, per le forze dell’ordine i cancelli chiusi diventano un ostacolo che rallenta ogni intervento.

Enrico Pluda, presidente del comitato “Agiamo” (gli Amici dei Giardini Montanelli), non nasconde l’amarezza: «È assurdo che i vigili debbano chiamare per farsi aprire in caso di emergenza. A questo punto, tanto varrebbe tenere il parco sempre aperto, visto che entra chiunque. Piuttosto, il Comune dovrebbe investire in telecamere di videosorveglianza, che oggi sorvegliano solo la statua di Montanelli».

Uno strumento che salva la vita

Il valore di quel defibrillatore non è solo economico, ma umano. Proprio uno dei tre dispositivi donati da “Agiamo” quattro anni fa ha permesso, lo scorso 10 giugno, di salvare Jonathan, un runner colto da arresto cardiaco. Grazie al pronto intervento di Matteo Aletti, socio del comitato e soccorritore della Croce Bianca, e alla sinergia con il 112 e il San Raffaele, quell’uomo oggi è vivo e senza danni neurologici. Gettare quell’apparecchio nell’acqua non è stata solo una “vigliaccata”, ma un insulto alla sicurezza di tutti.

Un parco sotto assedio tra storia e degrado

Non è la prima volta che i Giardini subiscono ferite. La statua dell’Italia Turrita è stata vandalizzata a più riprese, con mutilazioni alle braccia nel 2016 e di nuovo lo scorso anno. Sebbene la situazione dei bivacchi sia migliorata rispetto al degrado cronico di dieci anni fa, i problemi restano: solo la scorsa settimana un blitz delle forze dell’ordine ha liberato il Biolab da una dozzina di occupanti abusivi.

Oggi il defibrillatore è tornato al suo posto, pronto a fare il suo dovere. Resta però aperta la ferita di un parco che, nonostante i costi di gestione, si scopre vulnerabile proprio quando le luci della città si abbassano.

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