Notte di sant’Ambrogio: un uomo muore accanto a una panchina, supino, nel parco Solari, stingendo un’infinita solitudine e una povertà sofferta chissà da quanto tempo. Era dello Sri Lanka, aveva 55 anni e si suppone sia morto di freddo dopo aver sognato una porta aperta, una casa, un po’ di calore. E come non ascoltare il grido del ventre dei popoli che hanno fame, sono in guerra, che non hanno pace in contrapposizione a una società realizzata con miti e tradizioni da conservare giustamente, ma così lontani?
Mentre la vita di un uomo si spegneva, a pochi chilometri di distanza si accendevano le luci abbaglianti di un altro rito.
La Prima della Scala, un evento che da sempre funge da specchio opulento della Milano bene, mette in scena non solo l’opera, ma l’ostentazione di un lusso estremo. Le sole entrate generate in questa singola sera sono notevoli e derivano principalmente dalla vendita dei biglietti.
Le poltrone più esclusive, note come “poltronissima”, toccano prezzi che oscillano tra i 2 e i 3 mila euro, offrendo ai pochi fortunati non una semplice serata, ma l’accesso a un’esperienza riservata, un palcoscenico di élite dove la fredda realtà rimane fuori. Anche i posti in poltrona più “accessibili” richiedono tra i 200 e i 250 euro.
Oltre ai singoli biglietti, le sponsorizzazioni giocano un ruolo cruciale, trasformando la Prima in una vera e propria operazione commerciale che trascende la cultura. Aziende internazionali investono somme significative per associare il loro marchio all’esclusività della Scala, un’operazione che si stima generi circa 3,5 milioni di euro di entrate totali per la serata.
Un simbolo di eccellenza, un confine invisibile
L’importanza culturale ed economica della Prima della Scala è innegabile. Essa rappresenta un simbolo di eccellenza artistica che attira l’attenzione del mondo su Milano. Ma proprio in questa celebrazione, in questo tripudio di abiti da sera e champagne, si manifesta con crudezza la netta contrapposizione con il “grido del ventre dei popoli che hanno fame”, di chi è morto per il freddo non avendo sognato altro che una porta aperta e un po’ di calore.
La Prima si giustifica come un valore da preservare, un’istituzione che conferisce a Milano un posto di rilievo nel panorama globale; ma questo evento, pur essendo un trionfo di arte e tradizione, diventa l’immagine più vivida di una società che non riesce a colmare l’abisso tra il suo splendore e la sua miseria.
E in fondo la coincidenza temporale sembra quasi suggerire un segno del Santo per non dimenticare gli ultimi a Milano e nel mondo.

Soggettista e sceneggiatrice di fumetti, editore negli anni settanta, autore di libri, racconti e fiabe, fondatore di Associazione onlus per anziani, da dieci anni caporedattore di Milano Post. Interessi: politica, cultura, Arte, Vecchia Milano
Dare voce al paradosso di una Milano che vive tra sfarzo e miseria… questo articolo merita un applauso di 11 minuti.