Emergenza a Milano: il fenomeno delle baby gang femminili armate ridisegna la criminalità urbana

Milano

Nella nostra città si manifestano nuove dinamiche di violenza e di disprezzo per le autorità

Sono ragazze che vanno dai 13 ai 20 anni, presentano un aspetto esteriore che spesso contrasta con la loro indole aggressiva: vestite con tute in acetato e giubbotti bordati di pelliccia, custodiscono in zaini e borsette, oltre ai cellulari, oggetti atti a offendere come forbici e coltelli, insieme a bottiglie di alcolici. Si muovono in branco, frequentando assiduamente aree come i Navigli, Porta Genova, il Corvetto e il Giambellino, e il loro atteggiamento è di aperta sfida.

La loro violenza è tale da mettere in difficoltà persino gli agenti di polizia. Questi ultimi, per evitare di arrecare loro danno fisico a causa del loro aspetto minuto e femminile, preferiscono subire calci e pugni. Un recente episodio ha visto un poliziotto finire in ospedale con un brutto trauma cranico, una conseguenza diretta dell’aver agito con eccessiva cautela.

L’eredità della vecchia “Mala” e le influenze contemporanee

La criminalità milanese è stata trasformata: non più i personaggi narrati nelle canzoni degli anni ’60, ma queste ragazze, spesso di prima o seconda generazione di immigrati italiani. Si organizzano in gruppi esclusivamente femminili o misti, seminando il terrore nella movida cittadina. Come riferisce Il Giornale, le loro fonti d’ispirazione musicale sono i trapper del momento, da Post Malone a 21 Savage, affiancati da artisti italiani come Marracash, Fabri Fibra e l’idolo della scena, Baby Gang, il cui stile di vita criminale è esibito e reso redditizio, insieme a Simba La Rue e Baby Touché.

I gestori dei locali denunciano il peggioramento della situazione. Corso Como, un tempo zona esclusiva, è ora invasa da “giovani balordi”. Sui Navigli si registrano bancarotte a seguito dei raid di questo nuovo “girl power” che opera con metodi criminali. Al Corvetto, il titolare di un locale ha dovuto cedere dopo aver tentato la selezione all’ingresso, venendo regolarmente assalito da sassaiole e insulti fino a notte fonda, finendo in ospedale più volte.

Il miraggio economico e la spirale di abusi

Se i risultati scolastici erano inizialmente discreti, la situazione degenera con l’influenza dei social network (TikTok, Pinterest, Instagram) e delle clip dei trapper, che alimentano aspettative irrealistiche. La ricerca di denaro diventa l’unico obiettivo, al punto da richiedere un compenso anche solo per un’intervista. Questa ossessione monetaria è presto accompagnata dall’abuso di alcol, che funge da “coccola” immediata ma distruttiva, e naturalmente dalla droga.

Molte fuggono da situazioni familiari difficili e vengono rintracciate e mandate in comunità di recupero, di cui sono ospiti abituali. Una sedicenne fermata di recente nei Navigli era al suo settimo allontanamento da casa. L’ostilità verso l’autorità è spesso respirata in famiglia, dove i genitori sono talvolta pregiudicati. Di conseguenza, queste ragazze sono sprezzanti della pena e non vedono il carcere come un deterrente.

I modelli criminali e la scarsa deterrenza

Inevitabilmente, la crescita le espone all’influenza di modelli negativi: il coetaneo balordo, il leader di una banda, colui che si vanta sui social di aver messo a segno una rapina o che esibisce un coltello a serramanico.

Gli investigatori sottolineano il ruolo aggressivo della componente femminile anche nei gruppi misti. La situazione è aggravata dalla vendita illegale di alcolici ai minori da parte dei minimarket. Il “punto d’arrivo” per molte di loro è l’ammirazione verso coetanee che sono passate per il Tribunale dei Minori e sono tornate più “temute” e pronte a ricominciare. La polizia ribadisce che la risposta sanzionatoria è quasi nulla. In aggiunta, i cittadini, invece di intervenire o assistere, spesso si limitano a filmare con i cellulari le aggressioni contro gli agenti.

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