Diciotto posizioni in meno in classifica e sei punti percentuali persi in un anno. Così il Sindaco Sala nell’annuale classifica di popolarità dei Sindaci, passando dal primo al diciannovesimo posto e dal 65% al 59% di consenso. Qualcuno può pensare che sia il segno che la città ne abbia avuto abbastanza della Milano verde e rossa del Sindaco. Chi lo pensasse, però, sbaglierebbe di grosso. Prima di tutto una banale considerazione. A Giugno si è votato per le europee. Indovinate chi ha vinto a Milano? Ecco, appunto. Gli stessi che vincono da quindici anni.
Secondo problema: Sala può essere impopolare quanto ritiene. Tanto è il suo ultimo mandato. Non ha alcuna preoccupazione legata alla rielezione. Sempre che l’uomo ne abbia mai avute: non pare proprio il tipo da perderci il sonno. La verità è che, forse un po’ appannato (che poi, appannato, Gualtieri pagherebbe per i suoi numeri), ma incarna ancora quello che la città vuole. E se incrociamo i dati suoi con quello che dice il resto della classifica, forse due considerazioni le possiamo fare.
Prima di tutto, i cittadini, come sindaci vogliono gente preparata. Delle loro idee sui massimi sistemi non gli interessa nulla. Della loro appartenenza alla “società civile”, qualsiasi cosa questo voglia dire, pure meno. Sono sovrastrutture che abbiamo solo malati di politica. Alla gente interessa chi sa amministrare. Per “gente” intendo i sempre meno affezionati elettori che vanno effettivamente a votare. Non quelli che stanno l’intera esistenza sui social a lamentarsi. E che hanno finito per prendere in ostaggio il centrodestra.
Secondo punto, tre quarti dei Sindaci perde rispetto lo scorso anno. Non è un caso. I soldi sono finiti. E il livello locale è il primo a soffrirne concretamente. Senza lilleri non si lallera. E l’affetto, in politica, dipende da quello che riesci a fare. Così Terni si rifà l’immagine grazie agli investimenti di Bandecchi. Milano, invece, è bloccata. E Sala non può farla ripartire di tasca propria. Non è un colpa, ma altri tre anni così e, forse, gli elettori cercheranno una alternativa.
Anche questa pare una buona notizia. Non lo è, tranquilli. Perché se Beppe non ha soldi per i suoi programmi, non li avremo manco noi per i nostri. La verità è che, se ci fosse stato un terzo mandato, noi avremmo perso a tavolino. Abbiamo una speranza, perché a sinistra possono sbagliare candidato. Ma questi numeri, questo calo enorme, ci dicono la più amara delle verità: anche sbagliassero, loro partono dal 60%. Noi dal 35% se va tutto bene.
Allora cosa ci dice questo risultato? Che nel 2027 la sfida sarà vera. Faremmo meglio, per una volta, ad arrivarci preparati. E a sperare che loro non lo siano…

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.
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