Il fenomeno del Bullismo e Cyberbullismo

Società

In questi anni  si è assistito sovente, ad un progressivo e moltiplicarsi di notizie, riguardanti  casi preoccupanti di cronaca  di bullismo e cyberbullismo,(attraverso la Rete e le nuove tecnologie), fra studenti delle scuole  di ogni grado, a volte magari proprio durante le lezioni.

Al di là, comunque, delle cronache,  che fanno notizia, il fenomeno del bullismo, è una spirale di forma estrema di degenerazione, che racchiuse in sé diverse sfaccettature, e che sta dilagando tra  alcuni adolescenti, (addirittura di bambini nei confronti di altri bambini)  che si rendono autori di gravi  comportamenti persecutori di vessazione, di violenza e aggressività fisica, verbale e non verbale, che   spesso portano a  isolamento  ed emarginazione,  e possono portare a conseguenze anche molto gravi sulle vittime  in situazione di particolare fragilità.

Da alcuni dati recenti, emerge che il  bullismo, è molto più diffuso di quanto si creda, e che cresce allarmante,  in molte  scuole italiane, di ogni grado, disseminate al Nord, come al Centro, e al Sud, che vedono protagonisti minori, autori o vittime di violenze e dell’umiliazione del più debole, censurabili su di un piano morale e spesso, anche di rilevanza penale, e che  finiscono sotto la lente di ingrandimento  della giustizia.

Si osserva, che il  quadro  è veramente preoccupante e sconcertante,  e non si tratta,  più di un  campanello di allarme, ma rappresenta una piaga sociale, e lo dimostrano le notizie giornalistiche che li hanno fatti venire alla luce. Davvero pesante il repertorio, non certo edificante,  di episodi e dati di prepotenze giovanili, associati al fenomeno di bullismo, che si sono verificati  nelle scuole (ma anche in ambienti di socialità, come ambienti sportivi) di ogni ordine, grado e latitudine, tra coetanei adolescenti. Un fenomeno grave e dilagante, dove la gravità dello stesso  emerge, purtroppo ogni qualvolta, accade un episodio estremo e a volte drammatico.

Ogni giorno nasce qualcosa di nuovo. Gli episodi di bullismo che i media hanno registrato, purtroppo, poco o niente, hanno a che fare con la  “semplice bravata”, spesso, invece, si tratta di una sequenza di comportamenti prevaricatori, soprusi, aggressioni e violenze fisiche e verbali; segni di violenza vera e propria in modo intenzionale, e  talvolta il debole (la vittima) è un compagno di classe con un  deficit fisico o mentale, o talora il debole è un ragazzo  appartenente a minoranze etniche, (che proviene da culture e religioni diverse o ha un differente colore della pelle) o un ragazzo omosessuale. E tutti questi diversi tipi di manifestazioni di aggressività e violenza, consolidati in comportamenti ripetuti nel tempo, da parte del bullo, dimostrano ovviamente,  un sempre precoce ingresso nell’aria della devianza penale.

Il problema inquietante del bullismo, forma di comportamento sociale di tipo violenta, sempre più in espansione, (il fenomeno secondo indagini condotte si manifesta già nella scuola d’infanzia e può continuare fino alla tarda adolescenza)  ci tocca profondamente  e riguarda tutti noi, non soltanto la scuola, come responsabili della formazione delle nuove generazioni, e deve fare riflettere tutti.

Un bollettino di guerra, un continuo tamburellare di misfatti scolastici ed extrascolastici, che  serpeggia  e si insinua in tante città di ogni angolo d’Italia, e  sta toccando punte elevate, e lo scenario è veramente sconvolgente e triste, e ci riempie di sgomento. E ancora una volta la scuola, alcune aule irrequiete, finiscono sotto i riflettori della cronaca e nel polverone dei mass media.  Tutti, puntano, il dito indice, contro professori, in prevalenza, sulla loro  impotenza educativa   e soprattutto  sulla mancanza   di responsabilità nei confronti dei minori  che gli vengono affidati. E’ vero che la scuola italiana ha grandissimi problemi, e c’è bisogno, al di là dei molti problemi didattici, di cambiare molto nella scuola. Ovviamente, non mancano anche casi, in cui sono stati, a volte, alcuni  docenti, a compiere azioni  condannabili o eccesso di correzioni.

Faccio ormai parecchia fatica, però a sopportare, i commenti,  ancora una volta gettati pesantemente sulle spalle curve della scuola, (l’Italia impara ad associare il termine bullismo alla scuola)  ma  questo fenomeno non deve assolutamente spingere a  svalutare ingiustamente la qualità della scuola italiana, che riveste un ruolo importante ed è fatta soprattutto di realtà positive  (la scuola è un’istituzione necessaria, e deve associarsi  alle famiglie  per insegnare le regole e i comportamenti con cui affrontare la vita)  che cerca ancora di contrapporsi, con tutte le buone intenzioni, ad intervenire e porre correttivi a “quella modernità”, e soprattutto al  deragliamento, e disorientamento, di quelle basi valoriali, concreti modelli educativi, in una società difficile e complessa, forse  attenta alla inclinazione e soddisfazione dei bisogni materiali, e poco scrupolosa e sensibile ai valori. Un  mondo esterno, che sta andando ormai da tutt’altra parte.

Da varie ricerche condotte in Itala, risulta, dai dati relativi al fenomeno bullismo, che il 50,2% degli studenti delle elementari  ha subito prevaricazioni.

I dati riportati, dalla ricerca scientifica, mettono in luce  che il  bullo “maschio” che di solito spunta nelle nostre scuole e nelle compagnie, e per la  stragrande maggioranza è coinvolto in fenomeni di bullismo di tipo fisico (calci, pugni, sputi in faccia, furto di materiale scolastico, scritte oscene sui libri di scuola, ingiurie in modo pesante) mentre le cosiddette “bulle” coinvolte nel fenomeno di bullismo, primeggiano a una strategia preferenziale di aggressioni, più verbali e psicologiche, che fisiche, e tendono a prevaricare in maniera ripetuta   le compagne prescelte, isolandole e escludendole dal gruppo scolastico.

Alla luce di questa tematica, e degli “attori” in gioco che si manifestano nel fenomeno del bullismo, rileviamo che al primo posto, degli attori coinvolti, troviamo solitamente il bullo, che opera generalmente da solo o al massimo ha un fedele, “il braccio destro” l’aiutante del bullo,  che comunque lo aiuta e lo appoggia  sia fisicamente che moralmente. Poi ci sono i gregari, i cosiddetti, amici del bullo, quelli che fanno parte della combriccola e sostengono il  capo, e apertamente e applaudono alle sue imprese. Seguono  il difensore che si assume il compito di giustificare le azioni messe in atto dal bullo, ed infine il gruppo degli osservatori, che in genere non fanno parte della banda, e non partecipano alle attività, ma sono presenti durante le prepotenze del bullo, vedono ciò che accade alla vittima, (non danno una mano alla vittima) e tacciono, con ostinata omertà, o  minimizzano con l’espressione” Io non faccio la spia”. Spesso si tratta di bambini e adolescenti, che temono di avere ritorsioni e preferiscono non parlare, per non rischiare di diventare vittime pure loro. Si tratta di tutti coloro che hanno fatto propria l’idea di “farsi gli affari propri e non immischiarsi nelle faccende di altri, perché si finisce con il rimetterci”.

Il bullo, leader,  in generale mostra grande enfasi, e cerca il massimo di visibilità e si nutre “pomposamente”  della compiacenza silenziosa di chi guarda, che in genere vede ciò  che accade alla vittima, e o peggio ancora  ride delle prepotenze e delle prese in giro.

Passando sotto la lente di ingrandimento,  le notizie attinenti agli atti del bullismo,  secondo un rapporto  condotto  Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza, si segnala: il 43,2% dei bambini tra i 7 e gli 11 anni dichiara di subire in modo continuativo dei  brutti scherzi; il 39,6% afferma di ricevere minacce e provocazioni e prese in giro reiterate, mentre il 33,6% viene pesantemente offeso; il 20,2% si dichiara minacciato e il 12,6% subisce  furti di cibo o altri oggetti e il 13,5% sostiene di essere vittima di maltrattamenti ripetuti da parte dei coetanei e compagni di scuola.  Altre ricerche ci informano che in Italia sette scuole su dieci denunciano comportamenti violenti, azioni aggressive fisiche o psicologiche, reiterate nel tempo, e di prepotenza, da parte di un individuo o gruppo di  studenti, il cosiddetto, effetto branco,  che consiste nel fatto che più individui (il fenomeno non ha come teatro la scuola, ma  riguarda delle condotte e circuiti relazionali devianti degli adulti, dove certi individui organizzati scatenano manifestazioni di violenza tendenzialmente negli stadi, strade, parchi, ecc,) si mettano insieme, costituiscano un gruppo con il chiaro intento di svolgere un’azione violenta, o di sopraffazione nei confronti di una o più vittime designate, o di ragazzi diversamente abili, portatori di disabilità fisiche o psichiche, o comportamenti di tipo sessuale non desiderato che sfociano nella molestia sessuale.

I maschi sono coinvolti nel bullismo in maniera preponderante, ma il fenomeno si fa strada anche in ambienti femminili.

Diversi studi hanno evidenziato,  che molti alunni vittime di bullismo, sono isolati e soli, non sono in grado di difendersi e di avere amici che li proteggono, o gli diano una mano per contrastare le prepotenze;  non ne parlano con nessuno,  e soprattutto con i proprio genitori, e tendono a chiudersi  nel proprio guscio, e presentano maggiore ansia sociale,  mostrano inaspettati e ingiustificati cambiamenti d’umore, ansiosi, insicuri, tristi, e sembrano timorosi e riluttanti ad andare a scuola. Oltre alle conseguenze sopra citate, analizzando  i vissuti delle vittime è stato riscontrato che nelle situazioni di prevaricazioni quest’ultime  provano  sintomi depressivi, lesione di autostima, possono anche presentare sintomatologie  psicopatologiche come paranoia e allucinazioni, sintomi di personalità  borderline e disturbi alimentari.

E’ pure vero che le statistiche, di cui sopra,  vanno prese e lette con dovute cautele, ma non si possono chiudere gli occhi, perché il fenomeno del bullismo è molto grave e profondo di quanto si creda, e non certamente uno scherzo, una cosa normale, tanto per divertirsi.

Ma che cos’è  il bullismo?

Il termine inglese nasce  e trae origine dal verbo inglese “to Bull” che significa, usare prepotenza, maltrattare, intimidire, prevaricare,  e per l’appunto la parola inglese Bulliyng, che è la descrizione del fenomeno, della forma del comportamento sociale, i cui i protagonisti sono il persecutore il cosiddetto (bullo) e il perseguitato (vittima).

Il termine letterale, ormai conosciuto, e comunemente  utilizzato nella letteratura contemporanea internazionale,  è entrato nell’uso quotidiano per definire il fenomeno  delle prepotenze giovanili e i  vari comportamenti del bullo, di sopraffazione, azioni violente, intimidatorie. molestie verbali, aggressione fisica, persecuzione, nei confronti della vittima,  generalmente attuata in ambito scolastico.

Il primo ed il più noto studioso tra gli europei ad avere una grande attenzione al  fenomeno del bullismo è stato lo psicologo e docente norvegese, Dan Olweus, che già nel 1983, aveva  ha definito il bullismo  nel modo  seguente : “Uno studente  è oggetto  di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive, messe in atto da parte di uno o più compagni”- pp.11.12-. Olwes D. “Bullismo e scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono”. Ed. 1996-Firenze Giunti.

Di solito le vittime del bullismo sono ragazzi che  appaiono insicuri, sottomessi, timidi e vulnerabili. Sempre Dan Olweus, ha delineato  chi è la vittima del bullismo: “Sembra che il  comportamento e l’atteggiamento  delle vittime passive segnalino agli altri l’insicurezza, l’incapacità nonché l’impossibilità o la difficoltà di reagire di fronte agli insulti ricevuti”.

Successivamente dai suoi studi, gli psicologi Whitney, Sonia Sharp e Peter K. Smith, portarono avanti, i lavori iniziati  da Olweus. Mentre per quanto riguarda l’Italia, un gruppo di studiosi e ricercatori, coordinati dalla psicologa Ada Fonzi, ha dato inizio, allo studio e alle manifestazioni del fenomeno bullismo.

Tornando  a Olwes, le sue ricerche si sono rivolte, in modo ancora più colorito,  anche ai familiari e circa l’ambiente del bullo: “a volte il nucleo di origine può essere una famiglia che non ha fornito un ambiente effettivamente accogliente per la crescita ed ha utilizzato modalità educative prevalente punitive, o permissive incapace di dare dei limiti ai comportamenti aggressivi  del figlio/a”.

Alla luce di tutto ciò, non mi soffermerò sugli studi approfonditi sul fenomeno del bullismo,  sui quali a riguardo  esiste ormai  una ampia letteratura scientifica contemporanea internazionale.

Gli studi realizzati  nel contesto scolastico  italiano, hanno rilevato,  una diffusione piuttosto ampia del fenomeno bullismo, ed  è interessante ricordare, sempre stando ai dati degli studi, che nella scuola sembrerebbe manifestarsi, in particolare, due principali  forme  o tipologie di bullismo: bullismo diretto bullismo indiretto.

La prima forma di tipologia, di bullismo diretto, si articola e si manifesta attraverso azioni e prepotenze fisiche, aggressive, che si mettono in atto in un rapporto diretto con la vittima.

Di solito la prevaricazione fisica (attraverso pugni calci, percosse, schiaffi, spintoni,  danneggiamenti o furto di oggetti e cose personali della vittima), è in prevalenza commessa da parte dei maschi,  sui maschi, (ma a volte i maschi fanno prepotenze anche alle femmine) e poste in essere alla vittima, a faccia a faccia.

In altre parole, sono azioni,  dirette a sopraffare con la forza fisica la vittima prescelta, che talora emotivamente subisce, incapace di difendersi e ne determina lo stato di prostrazione e di perdita di autostima.

Nella seconda forma di tipologia,  di bullismo indiretto, (non certo meno dannosa o pericolosa), la violenza e le persecuzioni, vengono attuate attraverso azioni sottili, e più psicologiche. La vittima viene colpita e intrappolata, dal suo aggressore con attacchi verbali (calunnie, pettegolezzi, offese, maldicenze, una serie di dicerie sul suo conto, nomignoli, prese in giro), che spesso provocano  un senso di paura,  e distruggono la sua autostima  e le sue sicurezze. Chi subisce questo tipo di vessazioni si ritrova spesso escluso e isolato, rifiutato dai compagni. Queste espressioni  di persecuzioni indirette, sempre ingiustificate e insopportabili, possono lasciare alla vittima, segni profondi, i cui sintomi a volte molteplici si manifestano a distanza di tempo dagli eventi traumatizzanti.

Alcune ricerche hanno confermato, che quest’ultima forma di prevaricazione, ancora più complessa e  più strisciante, meno vistosa rispetto a quella maschile, e non meno lesiva, più psicologica che fisica, viene spesso agita di preferenza e in maniera preponderante dalle ragazze, in età adolescenziale, nei confronti delle compagne.

E vi è di più, e forse ancora più interessante. Le ragazze, agiscono con modalità di aggressione più sottili, più di tipo indiretto, rivolte prevalentemente  verso altre femmine,  la cui caratteristica,  risiede nella maggiore finezza psicologica usata.

Le loro azioni, “delle piccole bulle”, espressione nei gergali della cronaca,  sono tuttavia dirette, con fredda e lucida visione strategica, e in maniera continuata, e con forte pressione psicologica, per distruggere solitamente l’immagine esteriore e interiore, e nello stesso tempo ad emarginare la vittima; a isolare completamente la compagna, ad umiliarla pubblicamente (o tacciarla a portare sfortuna, apostrofarla come stupida, spesso fallita, poco attraente ecc.) dando segni di violenza verbale, denigratorie,  o a diffondere sul suo conto ripetutamente pettegolezzi e calunnie, provocando una serie di alterazioni anche di grave entità,  del benessere complessivo, che interessa l’equilibrio emotivo, le problematiche personali e impersonali della vittima. Comunque  anche i maschi  sono assolutamente  abili  nell’esercitare  questo tipo di “copione” di offese, sempre   con obiettivo scatenante e la brutalità  di colpire  la vittima, soprattutto,   nelle sue relazioni sociali.

Dato questo quadro,  riteniamo sottolineare, che anche  le bulle sono il semaforo rosso di un disagio notevolmente molto profondo  e deviante della civiltà e dell’inciviltà del presente. E  si tratta di un dato potenzialmente dannoso, dal punto di vista sociale,  estremamente frequente, che ci deve  a riflettere.

A questo punto va anche detto però, che il bullismo può confondersi  con i normali conflitti, o singoli episodi di angheria, o prese in giro “vicendevolmente o scambievolmente” fra coetanei o compagni di scuola. Per questa ragione è importante  ricordare che  vi sono delle caratteristiche, dei tratti salienti del fenomeno bullismo,   che lo definiscono  in modo e in maniera, con ruoli definiti e più precisi:

  1. L’intenzionalità: il bullo vuole nuocere alla sua vittima;
  2. La reiterazione: il bullismo è una prevaricazione che la vittima subisce ripetutamente e sistematicamente dal bullo;
  3. Lo squilibrio di potere: il bullo è dotato di maggiore forza fisica o psicologica rispetto alla vittima, e dunque la loro relazione è asimmetrica.

Se ciò non bastasse, ad aggravare la situazione, con tristezza impressionante, ci si mettono spesso, anche le aggressioni, e la violenza fisica con spavalderia e sfrontatezza, contro gli insegnanti. Argomento tutt’altro che isolato, che si fa fatica, molto fatica ad introdurre in questo ingranaggio. Dai sondaggi effettuati,  è risultato, che uno studente su cinque afferma di aver assistito, in modo particolare, a uno scontro frontale in classe, tra un compagno e il professore di turno. E  il64% degli episodi violenza  verso i professori a cui gli studenti all’interno della classe hanno assistito, sono stati ripresi e filmati con lo smartphone  e poi messi sui social, con il doppio effetto di spettacolarizzare a un vastissimo pubblico,  il sopruso e le offese subite dalle vittime (insegnanti) e di mostrare  allo stesso tempo l’atteggiamento turbolento dei persecutori bulli coinvolti. Un quadro davvero desolante, oltre che preoccupante.

Uno studio su larga scala, indica che i luoghi  prediletti solitamente dei persecutori  (aree dove si manifesta il bullismo), questi sono secondo i pareri degli psicologi e studiosi più frequenti  all’interno della scuola e avvengono soprattutto in aula scolastica (37%), luogo principale ove avvengono le prevaricazioni,  e a seguire nei  corridoi (24,1% ) e nei cortili (25%) della scuola, negli spogliatoi della palestra  e luoghi aperti  e poco controllati e sorvegliati (17%)  e anche sull’autobus o scuolabus o durante il tragitto tra casa e scuola e viceversa (12,5%)

In questi ultimi anni, nella nostra epoca globalizzata e iperconnessa, è venuta alla ribalta una nuova forma di violenza, con vessazioni e aggressioni virtuali; un fenomeno più ampio, che contagia anche le nuove generazioni e i minori, e che  maggiormente,  mina  in modo ancora  più profondo e più subdolo, la coesione sociale, in  una nuova forma totalmente di prevaricazione, che richiede una costante attenzione.

A dirla breve, si tratta del fenomeno del  cyberbullismo o  bullismo virtuale, ossia il bullismo attuato attraverso  l’incontrollato utilizzo di dispositivi digitali. Il termine, cyberbullismo fu coniato nel 2002 dall’educatore canadese Bill Belsey.

In questi anni, la nuova tecnologia più avanzata, (schermi luminosi di smartphone, tablet, pc, e cellulari sofisticati),  è ormai entrata nella nostra quotidianità, introducendo nuove modalità di comunicare: “scaricare, condividere e pubblicare”. Verbi di uso comune, che permettono nel linguaggio di piccoli e grandi, e di nuove generazioni, di stare quotidianamente in contatto, con l’utilizzo di nuove tecnologie digitali ed elettroniche,  con milioni di persone.

Eppure questo entusiasmo, che ha favorito e influenzato radicalmente la nostra esistenza, e l’amplificazione prodotta dalle relazioni virtuali dei social network, non ha tardato a volte di mostrare in maniera vertiginosa,   un  suo lato, a volte oscuro e contrastante.  Però non bisogna spaventarsi o demonizzare Internet e i suoi servizi, e gli strumenti straordinari digitali di comunicazioni globale, computer, cellulari ecc, che hanno prodotto utilità e anche un approfondito arricchimento della vita di tutti noi. Ci sono, indubbiamente, milioni e milioni di persone, che sanno gestire il progresso tecnologico  e ne fanno un corretto utilizzo con un forte impulso di comunicare e stare in contatto con le persone e la possibilità di avere accesso alle più disparate informazioni, all’interno di un motore di ricerca.

Come ricordato, il fenomeno in questione, nuovo ed esteso, rientra in particolare, in una forma di prevaricazione di “bullismo online o virtuale”, che si diffonde con l’uso inappropriato della nuova tecnologia,  e permette di nascondersi in rete, e si caratterizza per l’assenza del contatto  fisico, tra chi pone in essere la condotta e chi la subisce.

Riguarda  un atto aggressivo e intenzionale  da   parte  di un individuo o di un gruppo, attraverso  forme di contatto informatico o elettronico, utilizzando e.mail, chat, video, blog o tramite cellulari, attraverso sms( sigla inglese, Short Message Service, servizio messaggio breve) o mms (Multimedia Messangin Service, in italiano servizio di messaggistica  multimediale).

Prepotentemente, con la diffusione, di una forma indiretta di violenza, con un uso distorto della rete, e con la nuova tecnologia, il molestatore può inviare, sistematicamente in ogni momento del giorno e della notte, contenuti offensivi e non rispettosi, diffusione di informazioni false, invio di video o foto oscene, imbarazzanti, minacce sui social, contro una vittima, che non può facilmente difendersi, e addirittura con una difficile e maggiore difficoltà per individuazione del soggetto, che si cela dietro alla tastiera,  e  dei dispositivi tecnologici.

Inoltre, come si intuisce, il cyberbullismo , è ancora più preoccupante come fenomeno, perché il “cyberbullo”, riesce a essere molto spesso garantito dall’anonimato e le prevaricazioni, spesso sfuggono ancor di più al controllo e all’attenzione degli adulti, che hanno sempre più  difficoltà nell’arginare e gestire l’intimo rapporto  che si crea tra i loro figli e il mondo on-line.

Moltissimi sono i comportamenti incriminati del cyberbullismo, dove la vittima è raggiunta (ancor più grave) sistematicamente  anche tra le mura  domestiche  attraverso  l’uso inappropriato delle nuove tecnologie con “comunicazioni” intimidatori, video, telefonate e foto on line, sms o mms, offensivi, filmati, con commenti derisori, e addirittura con l’appropriarsi dell’identità dell’altro.

Si osserva, dagli studi condotti sul fenomeno del cyberbullismo,  che  5 minori su 10, sono testimoni di atti di bullismo online verso i propri coetanei.  E  tre minori italiani su cinque, riconoscono nel cyberbullismo la principale minaccia che aleggia sui banchi di scuola, nel capetto di calcio, in palestre,  o nella propria cameretta, di giorno che di notte. Ma i numeri non finiscono qui.

A questo proposito va ricordato, che la diffusione del bullismo tecnologico  è estremamente allarmante, e tali comportamenti, messi in atto, privi di regole, delle proprie azioni, costituiscono indubbiamente  un illecito e spesso sono correlate da sanzioni anche gravi ai rigori della Legge.

E’ ben vero che il cyberbullismo è estremamente  variegato, e   supera la barriera della scuola, per quanto accade per il bullismo tradizionale, per assumere  una dimensione  prettamente amplificata e  tendenzialmente planetaria.

Ma i limiti concessi a questo articolo, mi sollecitano a concludere, riservandomi di approfondire, il fenomeno del cyberbullismo,(davvero molto interessante  la Legge del 29 maggio 2017 n.71per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo, che introduce un principio di forte novità nell’ordinamento italiano) in un prossimo intervento.

Il problema del bullismo, configurazione “tradizionale”, e quello del cyberbullismo, questi diversificati fenomeni, drammatici e diffusi,  della contemporaneità, di cui  non è possibile comprendere e combattere l’uno senza considerare l’altro, sono  assai seri e preoccupanti, e richiedono una costante attenzione. E non è possibile  immaginare che siano solamente le norme e le sanzioni in vigore attualmente,  a fronteggiare e risolvere questi complessi  fenomeni sociali.

Tutto ciò rende necessario un forte impegno e delle strategie efficaci, di tutte le diverse figure  che compongono la comunità educante, rafforzare le misure di carattere educativo e formativo, la  cultura della legalità, la cultura della responsabilità collettiva e individuale.

E’ evidente, che nessuno, ha la bacchetta magica, o prescrizioni di formule magiche,  ma l’unione fa la forza.

Una nota di chiusura ci sembra questo punto doverosa. Occorre,  fare uno sforzo di più. E’ questo il tempo, in un panorama odierno estremamente complesso, e difficile, forse con un disagio profondo e nascosto più degli altri, il pretesto  migliore, per stimolare nei ragazzi a una riflessione, su chi sono, su cosa  dovrebbero fare  e su cosa sarebbe assolutamente  sbagliato fare. In un mondo veloce, perfino, talvolta  troppo in fretta.

Bibliografia di riferimento

Ada Fonzi“Il Bullismo in Italia”  IL Fenomeno delle prepotenze a scuola dal Piemonte alla Sicilia”. Giunti Gruppo Editotriale Firenze,1997.

Olweus D(1993), Bullying at school. “Il bullismo a scuola”. Ragazzi, oppressi, ragazzi che opprimono, Giunti, Firenze, 1996.

“Il Bullismo nella scuola – Autori Vari -”Consiglio per la Cooperazione Culturale-Sapere Ed. 2000 Multimediali srl Consiglio D’Europa.

  1. Assunta Zanetti, Roberta Renzi, Carlo Berrone “Il fenomeno del Bullismo. Tra prevenzione ed educazione. Ed. Magi, pubbl. aprile 2009.

Marco Faccioli,  Cyberbullismo ovvero il bullismo ai tempi del Web. Analisi e riflessioni  su un sopruso sempre al passo coi tempi. Cedon/Book.  Key Ediz. Srl, 2017

Elisa Donghi, Vera Pagani, Francesca Appiani, Simona Caravita – Bullismo online-  Conoscere e contrastare il cyberbullismo–  Maggioli Editore- 2018.

Alessandro Meluzzi, Bullismo e cyberbullismo. Imprimatur Editore, 2014.

Vittorino Andreoli “Baby Gang” Il Volto drammatico dell’Adolescenza- Rizzoli Ed. Febbraio 2021.

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