Secondo le stime preliminari del mese di dicembre 2022 diffuse dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,3% su base mensile (+0,5% a novembre) e dell’11,6% su base annua (da +11,8% del mese precedente). “Nel 2022 i prezzi al consumo – osserva l’Istat – registrano una crescita in media d’anno di +8,1%, segnando l’aumento più ampio dal 1985 (quando fu a +9,2%). L’inflazione acquisita per il 2023 è pari a +5,1%, ben più grande di quella osservata per il 2021, quando fu pari a +1,8%”. “I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano su base tendenziale da +12,7% a +12,6%, come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +8,8% di novembre a +8,5%)”, rileva sempre l’Istat segnalando, il lieve rallentamento dei beni di prima necessita che pero’ restano comunque ai livelli record che non si registravano dall’83. Il rallentamento su base tendenziale dell’inflazione è dovuto prevalentemente ai prezzi dei Beni energetici, (che, pur mantenendo una crescita molto sostenuta, passano da +67,6% di novembre a +64,7%), in particolare della componente non regolamentata (da +69,9% a +63,3%) e ai prezzi dei Beni alimentari non lavorati (da +11,4% a +9,5%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +6,8% a +6,0%); per contro, un sostegno alla dinamica dell’inflazione deriva dall’accelerazione dei prezzi degli Energetici regolamentati (da +57,9% a +70,3%), di quelli dei Beni alimentari lavorati (da +14,3% a +14,9%), di quelli dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +5,5% a +6,2%) e dei Servizi relativi alle comunicazioni (da +0,2% a +0,7%). Nel mese di dicembre l'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +5,6% a +5,8%, mentre quella al netto dei soli beni energetici sale da +6,1% a +6,2%. Secondo l’Istat aumenta intanto, nel terzo trimestre del 2022, il reddito delle famiglie consumatrici in termini nominali dell’1,9% rispetto al trimestre precedente ma, nello stesso tempo, la propensione al risparmio è stimata al 7,1%, vale a dire in calo di 1,9 punti rispetto sempre al trimestre precedente. Il potere d’acquisto, frenato dalla crescita dei prezzi, è tuttavia cresciuto sui tre mesi precedenti dello 0,3%.
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