Trecento tassisti fermi per i nuovi limiti Area B – Categoria in ginocchio

Milano

II sindacato dell’Unione Artigiani: «Già piegati dal covid, non possono cambiare le vetture… Ma fanno servizio pubblico»

Non ci sono solo i costruttori edili a essere sul piede di guerra contro i nuovi divieti di Area B. La messa al bando dei diesel Euro5, che Palazzo Marino ha deciso di far comunque scattare il primo ottobre nonostante l’appello della Regione e della minoranza in Consiglio comunale perchè il provvedimento venisse rinviato o, quantomeno, applicato con più gradualità, ha infatti messo in allarme tante altre categorie produttive. Tra i più inferociti ci sono i tassisti, per i quali sarebbe stato lecito attendersi una deroga o una qualche forma di sostegno. E che, invece, si trovano a dover fare i conti con la doppia beffa di dover cambiare l’auto dopo averla usata a scartamento ridotto nel periodo Covid e di doverlo fare in un momento nel quale il mercato offre prezzi alti e tempi di consegna lunghissimi. Una situazione di fronte alla quale l’impatto del provvedimento rischia di essere molto pesante. Basti pensare che i nuovi divieti «colpiranno circa 350 auto sui 4.800 taxi in circolazione a Milano», spiega Pietro Gagliardi, delegato della categoria Taxi per l’Unione Artigiani della Provincia di Milano. «Si tratta di colleghi che, come me, hanno un’auto che è rimasta ferma ai box per due anni a causa del Covid e che ora sono stati costretti a prenderne un’altra perchè quella non potrà più circolare», prosegue Gagliardi. «Noi avevamo chiesto una deroga, in considerazione del fatto che durante il periodo della pandemia questa era stata concessa per i diesel Euro 4 e del fatto che questa ci avrebbe consentito di poter acquistare l’auto nuova con più tranquillità e libertà, visto che ora devi accontentarti di quel poco che offre il mercato e del prezzo imposto dal concessionario, ma non c’è stato niente da fare».

L’unica concessione fatta da Palazzo Marino è stata quella di una deroga a chi aveva sottoscritto un contratto di acquisto, leasing o noleggio a lungo  termine per la sostituzione del veicolo soggetto al divieto entro il 14 settembre. In questo caso si potrà circolare con il vecchio veicolo fino alla consegna del nuovo. «Per il resto il Comune è andato avanti per la propria strada senza dare ascolto ai lavoratori e prevedendo incentivi per veicoli che non sono compatibili con le esigenze della nostra categoria», prosegue Gagliardi. Certo, resta l’opzione del Move-In, la scatola nera di Regione Lombardia che consente a chi la installa di accedere all’Area B anche con un veicolo messo al bando dalle regole di Palazzo Marino. Ma i limiti di percorrenza chilometrica previsti in questo caso non sono compatibili con l’attività di un taxi. «Non si capisce perchè per alcuni servizi pubblici essenziali siano state fatte delle deroghe, mentre per noi che siamo comunque servizio pubblico non sia stata previsto nulla», conclude con rabbia Gagliardi. Un’irritazione destinata ad allargarsi ulteriormente nelle prossime settimane, quando l’entrata in vigore del provvedimento porterà a galla una serie di situazioni ancora non emerse. «Per molti artigiani l’automezzo rappresenta evidentemente una parte integrante dell’attività, per cui il fatto di poter continuare a circolare non è un capriccio, ma rappresenta un passaggio fondamentale per lavorare», spiega Marco Accomero, segretario generale dell’Unione Artigiani della Provincia di Milano. «E’ chiaro che l’elettricista non potrà mai portarsi le bobine di filo e gli attrezzi con il monopattino, n è l’idraulico portarsi un lavandino in metropolitana. Ci sono una serie di attività che non possono rinunciare ai propri mezzi: per preservarle serve una transizione graduale e non fanatica, perchè questo è un provvedimento che e stato pensato in un’epoca pre pandemia nella quale non si doveva aspettare 12-18 mesi per la consegna di un veicolo». (Libero.it)

1 thought on “Trecento tassisti fermi per i nuovi limiti Area B – Categoria in ginocchio

  1. Primo: perchè dover sottostare ad un obbligo a seguito del quale i miglioramenti della qualità dell’aria cittadina sono alquanto incerti, risibili, inesistenti?
    Secondo: perchè essere obbligati all’utilizzo di mezzi pubblici quando con l’auto privata si ottimizzano i tempi e si evitano la calca, i borseggi, le lunghe attese alle fermate con la pioggia, il freddo e la canicola?
    Escluso l’abuso per brevi percorrenze o inutili viaggi ripetuti giornalmente, sempre meno frequenti a fronte dei costi del carburante e dell’inflazione, l’utilizzo dell’auto è un diritto sacrosanto!

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