Tremonti: “Questo è un voto politico: Milano detta la linea”

Economia e Politica

Giulio Tremonti, milanese d’azione, candidato di FdI e del centrodestra alla Camera nel collegio uninominale del centro di Milano, risponde con franchezza e rigore alle domande del quotidiano Il Giorno e considera obiettivamente le potenzialità del collegio, oggi in mano alla sinistra

“Segnalo tre elementi. Il primo: il collegio, dopo la riduzione del numero dei parlamentari, ha avuto un’estensione territoriale oltre il centro. Non credo che valga più il principio di assoluta identità politica. Il secondo: la presenza del Terzo polo. Il terzo: la speranza!”. Suppone che “Il Terzo polo eroderà i consensi acquisiti finora dal Pd”. E che un dibattito con il competitor sia “.. nella logica del collegio uninominale. La logica anglosassone del“first past the post’’, cio è“il primo oltre il palo””. Idee chiare sul ruolo di Milano “Questo è un voto politico nazionale. Detto questo, Milano ha sempre dettato la linea, è stata il driver di tanti cambiamenti nella storia d’Italia. Un tema che può interessare il futuro della città, ma non solo, è il raddoppio della povertà. L’Istat ha segnalato che l’indice di povertà è passato da 4 a 10 in dieci anni, dal Governo Monti al Governo attuale. Certo, qualcuno diceva che la povertà era stata abolita, ma non è così. La proposta che faccio– e mi pare che rispecchi lo spirito dei milanesi– è raddoppiare il 5 per mille, a fronte di crescenti bisogni sociali, fino al 10 per mille. Il 5 per mille l’ho proposto io in un articolo sul Corriere della Sera. Ho un’altra proposta: eliminare la tassa sugli aumenti. I prezzi salgono perché c’ è la guerra e la speculazione ma anche perché c’ è la tassazione. E c’ è un altro tema da porre all’attenzione dei milanesi…La sicurezza. Milano è la capitale dei reati nelle statistiche nazionali. Più agenti? Più telecamere? Bisogna quantomeno capire la situazione e affrontarla”. E sulla crisi “Io penso che non ci sia abbastanza consapevolezza sulla crisi, sulle sue origini e sulla sua intensità. Noi ora vediamo l’inflazione, ma all’orizzonte c’ è la recessione…Questa crisi mi fa venire in mente il 1929, la crisi economica mondiale che aprì la strada a Hitler”.

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